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martedì 17 Febbraio, 2026
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Bustine di plastica verso lo stop: cosa cambia dal 12 agosto 2026

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Dal 12 agosto 2026 l’Europa avvia una trasformazione profonda nel modo in cui vengono progettati, prodotti e utilizzati gli imballaggi. Non sarà ancora l’addio definitivo alle bustine monodose di ketchup o maionese nei ristoranti, ma da quella data partirà un percorso ormai irreversibile che condurrà al loro divieto entro il 2030. È l’effetto del nuovo Regolamento sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio, entrato in vigore nel febbraio 2025 e destinato a diventare pienamente operativo in tutti gli Stati membri a partire dall’estate del prossimo anno.
Il 12 agosto segna infatti il passaggio dalla norma scritta all’obbligo concreto per le imprese. Da quel momento scatteranno i primi vincoli stringenti, a cominciare dal divieto di immettere sul mercato imballaggi destinati al contatto con gli alimenti che superino le soglie consentite di Pfas, le sostanze perfluoroalchiliche utilizzate per rendere i materiali impermeabili a grassi e liquidi. Le bustine non spariranno immediatamente, ma da quella data inizierà il vero conto alla rovescia: produttori e fornitori dovranno adeguare materiali, processi e investimenti.
Il primo impatto sarà proprio sul fronte dei Pfas. Molti imballaggi alimentari, dalle carte oleate alle plastiche flessibili dei monodose, fanno oggi largo uso di queste sostanze. Dal 12 agosto 2026, qualsiasi imballaggio che superi i limiti fissati dal regolamento diventerà automaticamente illegale. In pratica, i produttori non potranno più ricorrere a materiali a basso costo contenenti Pfas e saranno costretti a orientarsi verso soluzioni alternative, più sicure ma anche più onerose. Per bar e ristoranti, all’apparenza, le bustine potrebbero sembrare identiche, ma saranno realizzate con materiali completamente diversi.
Sempre da agosto entreranno in vigore nuovi obblighi di etichettatura. Ogni imballaggio dovrà riportare indicazioni chiare, standardizzate a livello Ue, sulle modalità corrette di smaltimento. In assenza di queste informazioni, il prodotto non potrà essere commercializzato. È un passaggio chiave della strategia europea, che punta a rendere il riciclo più semplice e uniforme in tutti i Paesi membri.
Per l’industria, agosto 2026 rappresenta anche un punto di svolta economico. Da quel momento diventa sempre meno sensato continuare a investire nei formati monodose in plastica, destinati a essere vietati nel giro di pochi anni. Le aziende inizieranno un progressivo disinvestimento: macchinari a fine vita non verranno sostituiti e le linee produttive saranno riconvertite verso soluzioni compatibili con le nuove regole.
L’impatto più evidente per i consumatori arriverà però dal 1° gennaio 2030. Da quella data sarà vietata l’immissione sul mercato di imballaggi monouso in plastica per condimenti, salse, conserve, crema per il caffè e zucchero nel settore Horeca, così come per i flaconcini di prodotti cosmetici e da bagno sotto i 50 millilitri negli alberghi e per frutta e verdura fresca confezionate in plastica in quantità inferiori a 1,5 chilogrammi. L’obiettivo è ridurre i rifiuti di imballaggio del 5% entro il 2030 rispetto ai livelli del 2018, per arrivare a un taglio del 15% entro il 2040, colpendo in particolare quei formati difficili da riciclare e spesso dispersi nell’ambiente.
Le alternative indicate dal regolamento puntano sul riutilizzo e sui sistemi di ricarica. Bar e ristoranti saranno chiamati ad adottare dispenser ricaricabili o contenitori realizzati in materiali alternativi alla plastica, come la carta riciclabile. Inoltre, entro il 12 febbraio 2028, gli operatori del settore dovranno offrire ai clienti la possibilità di acquistare cibi e bevande da asporto in contenitori riutilizzabili o portati da casa, senza sovrapprezzi e, in alcuni casi, a un prezzo inferiore rispetto alle soluzioni usa e getta.
Le imprese hanno dunque davanti quattro anni per ripensare servizi, forniture e modelli operativi. Chi non rispetterà le scadenze rischierà sanzioni rilevanti e, nei casi più gravi, l’esclusione dal mercato unico dell’Unione Europea, rendendo la transizione non solo un obbligo ambientale, ma una necessità competitiva.
Gloria Giovanditti

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