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giovedì 7 Maggio, 2026
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Transizione 5.0, arriva il decreto attuativo: incentivi al via da giugno ma resta il nodo cloud

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Cinque mesi di trattative, tensioni emerse anche all’interno del Consiglio dei ministri e alcune modifiche dell’ultima ora: il decreto attuativo di Transizione 5.0 è pronto a vedere la luce con la firma del ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso.
L’obiettivo del provvedimento è dare finalmente il via agli incentivi destinati agli investimenti delle imprese nella transizione digitale ed energetica, con un iperammortamento che potrà arrivare fino al 180% per gli interventi legati all’innovazione green e tecnologica. L’operatività della misura potrebbe partire già nei primi dieci giorni di giugno, attraverso l’apertura dello sportello telematico del Gse, il Gestore dei servizi energetici.
Prima del via libera definitivo restano ancora alcuni passaggi tecnici: la bollinatura della Ragioneria dello Stato, la firma del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, oltre alle verifiche della Corte dei conti. Tuttavia, dopo mesi di confronto, il testo sembra aver raggiunto un equilibrio condiviso.
A sbloccare l’impasse sarebbe stata l’introduzione di una quinta comunicazione obbligatoria per le imprese e, soprattutto, l’esclusione dagli incentivi dei software in cloud, oggi largamente utilizzati dalle aziende per adottare soluzioni digitali. Una scelta che il ministro Urso avrebbe accettato pur di accelerare l’iter del provvedimento, anche alla luce delle pressioni provenienti dal mondo produttivo.
“Gli imprenditori aspettano per investire: prima si fa, meglio è”, ha sottolineato nei mesi scorsi il presidente di Confindustria Emanuele Orsini.
Nonostante lo sblocco del decreto, il compromesso raggiunto continua però a suscitare critiche tra le associazioni del settore tecnologico. Anitec-Assinform, la federazione di Confindustria che rappresenta le imprese ICT, giudica infatti la decisione di escludere il cloud “difficile da comprendere dal punto di vista tecnologico e strategico”. L’associazione ricorda inoltre che nelle precedenti versioni del piano i beni immateriali 4.0 erano inclusi e avevano inciso solo marginalmente sulle risorse stanziate, rappresentando circa l’1% dei fondi erogati.
Sulla stessa linea anche Assintel-Confcommercio, secondo cui si tratta di “una scelta che va nella direzione opposta a quella che è l’evoluzione digitale”. Oggi, infatti, il software in cloud — basato prevalentemente su modelli in abbonamento — rappresenta circa l’80% del mercato attraverso cui le imprese introducono innovazione e tecnologie digitali nei propri processi produttivi.

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