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domenica 10 Maggio, 2026
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ETS, Bruxelles rivede il mercato della CO₂

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Per un’impresa europea energivora, il prezzo della CO₂ non è una formula astratta scritta nei regolamenti di Bruxelles. È una voce che entra nei bilanci, pesa sui piani industriali e condiziona le scelte di investimento. Ogni tonnellata di gas serra emessa ha un costo, perché dal 2005 l’Unione europea applica l’ETS, il sistema di scambio delle quote di emissione: un mercato in cui le aziende dei settori più inquinanti devono comprare permessi per coprire le proprie emissioni. L’obiettivo è semplice da spiegare, meno semplice da realizzare: rendere economicamente conveniente inquinare meno. Ora quel sistema torna al centro del confronto politico e industriale, perché a luglio 2026 la Commissione europea presenterà una revisione dell’ETS. Non sarà una sospensione, come chiesto anche dal governo italiano, ma un aggiornamento mirato per rendere più gestibile il percorso di decarbonizzazione.

Il commissario europeo per il Clima, Wopke Hoekstra, ha difeso l’impianto del sistema davanti alla commissione Ambiente del Parlamento europeo. Secondo Bruxelles, l’ETS “sta funzionando”: dal 2005 avrebbe ridotto di circa la metà le emissioni nei settori coperti e avrebbe contribuito a limitare il consumo di combustibili fossili. Il dato più immediato riguarda il gas: senza questo meccanismo, sostiene la Commissione, l’Europa consumerebbe oggi 100 miliardi di metri cubi di gas in più. Per le imprese, il tema non riguarda solo l’ambiente, ma anche la sicurezza energetica. Nel 2025 l’Unione europea ha importato oltre l’80% del gas e oltre il 95% del petrolio consumati. Nei primi 60 giorni della guerra in Iran, la spesa europea per le importazioni di combustibili fossili è aumentata di oltre 27 miliardi di euro, senza garantire energia aggiuntiva. È dentro questo scenario che Hoekstra ha legato l’ETS a tre priorità: clima, competitività e indipendenza energetica.

La revisione di luglio servirà quindi a correggere il sistema senza smontarlo. Tra le modifiche annunciate c’è l’inserimento del fattore di riduzione lineare dell’ETS nel percorso verso il target climatico 2040: ridurre le emissioni di gas serra del 90% entro quella data, con un massimo del 5% coperto da crediti internazionali. In pratica, il tetto alle emissioni continuerà a scendere, ma Bruxelles vuole costruire un percorso più compatibile con i tempi dell’industria. Un altro punto riguarda le rimozioni permanenti di carbonio, che potrebbero entrare nel sistema per creare margini aggiuntivi a favore dei settori più difficili da decarbonizzare. Sono comparti nei quali azzerare le emissioni richiede tecnologie costose, investimenti lunghi e processi produttivi complessi: dalla siderurgia alla chimica, dal cemento alla carta.

Il passaggio più sensibile per i dirigenti d’impresa riguarda le quote gratuite, cioè i permessi di emissione assegnati senza costi ad alcuni settori per evitare che la produzione lasci l’Europa. La Commissione valuterà una loro eliminazione più graduale. Per Bruxelles è anche una misura di protezione contro la rilocalizzazione delle emissioni di carbonio, il cosiddetto carbon leakage: se produrre nell’Unione diventa troppo caro, le aziende possono spostare investimenti e attività in Paesi con regole ambientali meno severe. Il rischio, dal punto di vista industriale, è perdere capacità produttiva e occupazione; dal punto di vista climatico, è spostare le emissioni altrove senza ridurle davvero. Una maggiore gradualità può quindi dare respiro alle imprese energivore, ma ha anche un effetto politico evidente: lascia più spazio alle emissioni nel 2040 e oltre, rendendo più complesso il percorso verso la neutralità climatica del 2050.

Accanto alla revisione delle regole, Bruxelles prepara anche strumenti finanziari per accompagnare la trasformazione industriale. La nuova Banca per la decarbonizzazione industriale punta a mobilitare 100 miliardi di euro per soluzioni a basse emissioni nei settori ad alta intensità energetica. A questa si aggiunge l’ETS Investment Booster, finanziato da 400 milioni di quote ETS, pari secondo la Commissione a circa 30 miliardi di euro entro il 2028. Il messaggio alle imprese è netto: la CO₂ continuerà ad avere un prezzo e l’ETS resterà un pilastro della politica climatica europea, ma la Commissione riconosce che la transizione deve fare i conti con energia, costi, competitività globale e investimenti. La partita dei prossimi mesi sarà tutta qui: non fermare la decarbonizzazione, ma renderla sostenibile anche per chi produce.

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