I droni hanno assunto un ruolo di primo piano nella guerra russo-ucraina, ma il loro utilizzo sul fronte difensivo è ridotto (almeno per il momento) e gli ucraini hanno ancora un disperato bisogno di sistemi di difesa. Zelensky lo sa e questa settimana ha dichiarato che è pronto “a ordinare 25 sistemi Patriot dagli Stati Uniti”.
Si tratta di una mossa cruciale, ma parecchio complicata sia sul fronte logistico che su quello finanziario. I Patriot, infatti, sono costosi: secondo il Center for Strategic Studies, ci sono diverse configurazioni del sistema Patriot con costi differenti. Una batteria nuova di zecca, che comprende il centro di controllo, il radar e ovviamente i lanciatori, costa all’incirca 400 milioni di dollari. A questi vanno aggiunte le munizioni, cioè i missili intercettori, il cui costo unitario può variare da 3,5 ai 7 milioni di dollari. Bisogna, inoltre, tenere conto dei i costi di addestramento del personale oltre ad altre spese annue come la manutenzione che possono complessivamente superare i 10 milioni.
C’è poi l’aspetto produttivo-logistico. “Questi sistemi richiedono diversi anni per essere prodotti – ha sottolineato Zelensky – e non vorremmo aspettare”. La soluzione? Secondo il presidente ucraino, gli europei possono prestare a Kiev “i loro sistemi e poi riavere i nostri una volta che arriveranno dai produttori”. Zelensky ha spiegato che gli ucraini hanno fornito “feedback importanti” ai partner “sulle prestazioni dei loro sistemi, inclusi Regno Unito e Francia, che hanno anch’essi fornito i loro sistemi di difesa aerea”. Per il presidente ucraino, “durante questa guerra, tutti i loro sistemi sono diventati di dieci livelli superiori in termini di qualità. Perché questa è una guerra moderna contro missili moderni: contro missili coreani, droni iraniani, missili russi e varie armi provenienti da diversi Paesi. E siamo stati noi a mettere a punto i loro sistemi, a caro prezzo”.






