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sabato, Giugno 22, 2024
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    Home Prima pagina Russia: il terremoto delle sanzioni

    Russia: il terremoto delle sanzioni

    Russia: il terremoto delle sanzioni
    Se settimana scorsa c’era chi faceva notare che l’effetto delle sanzioni contro la Russia si sarebbe osservato solamente nel medio periodo, ieri i mercati hanno dimostrato il contrario. Nel weekend l’Europa ha deciso di mostrare i muscoli, adottando nuove misure sanzionatorie contro la Russia, escludendo alcune banche della Federazione Russa dalla rete SWIFT e decidendo di bloccare le riserve della Banca centrale russa in valuta estera.
    Una mossa che ha affondato il rublo il quale ieri in mattinata ha perso il 28% contro il dollaro, un crollo che ha portato la Banca centrale russa ad alzare improvvisamente i tassi dal 9,5% al 20% senza tuttavia riuscire ad arginare la discesa della valuta nazionale anche se nel primo pomeriggio il rublo ha in parte recuperato tornando verso i 94 dollari dal minimo di 109 dollari. Nonostante l’annuncio dell’avvio dei negoziati tra Russia e Ucraina, le borse europee non hanno reagito bene, con Piazza Affari che a metà giornata perdeva il 3%.
    Quanto è seria la situazione a Mosca quindi? Non c’è dubbio che le istituzioni siano in pieno allarme dal momento che la Banca centrale russa ieri ha deciso di chiudere la Borsa e bloccare la vendita di azioni da parte di stranieri, mentre il ministero delle Finanze di Mosca ha annunciato che le aziende esportatrici russe dovranno vendere l’80% dei ricavi in valuta realizzati a partire da ieri.
    Nessuno sembra uscire indenne da questa crisi, nemmeno quelle aziende che storicamente fanno affari anche nei momenti più bui come British Petroleum che ha deciso di cedere la quota del 20% che aveva nella russa Rosneft, finendo per perdere in Borsa il 7% in un solo giorno. Tuttavia sono le grandi imprese russe ad aver subito il colpo peggiore ieri: Lukoil -52%, PhosAgro (comparto chimico) -59%, Rosneft Oil -39%, Gazprom Neft -20%.
    Un vero e proprio lunedì nero per Mosca, aggravato dalla decisione del governo inglese di adottare nuove misure restrittive, bloccando i rapporti finanziari con la Banca centrale russa, il fondo patrimoniale nazionale russo e il ministero delle finanze. Sulla stessa lunghezza d’onda anche l’amministrazione Biden che ieri ha vietato alla Banca centrale russa di effettuare transazioni in dollari con effetto immediato e allo stesso tempo ha proibito ai cittadini americani di continuare qualsiasi business con la stessa. L’obiettivo? Impedire all’istituto russo di utilizzare le sue riserve estere che ammonterebbero a 630 miliardi di dollari, indebolendo così ulteriormente il rublo e impedendo a Mosca di finanziare lo sforzo bellico.
    Redazione

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