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    Ucraina-Russia, iniziano le trattative: Zelensky chiede ammissione immediata all’Ue, Bruxelles frena

    Ucraina-Russia, iniziano le trattative: Zelensky chiede ammissione immediata all’Ue, Bruxelles frena
    Ieri sono iniziate le trattative tra Russia e Ucraina al confine ucraino-bielorusso, sono ore cruciali per il destino della situazione in Ucraina. Putin ha affermato l’“impegno” a sospendere gli attacchi contro civili e abitazioni, ma a condizione che l’Ucraina assuma uno status neutrale. Intanto Zelensky chiede l’ammissione immediata all’Ue, ma Bruxelles frena dicendo che ci vorrà tempo.
    Non cessano i bombardamenti e gli attacchi russi ai danni dell’Ucraina. Ieri è passata la quinta notte di guerra con sirene d’allarme, esplosioni, incendi e fughe nei rifugi da parte dei civili. Oltre agli attacchi missilistici e via terra, i russi hanno messo in stato d’allerta rafforzata le proprie flotte, dopo che l’altro ieri Vladimir Putin aveva annunciato la messa in allerta delle forze nucleari, come ulteriore minaccia contro Kiev.
    Ieri, però, è stato il primo giorno in cui le delegazioni russa e ucraina si sono sedute al tavolo per avviare i negoziati a Gomel, sul confine tra l’Ucraina e la russofila Bielorussia. Gli elementi principali delle trattative sono naturalmente la cessazione degli attacchi da un lato, e l’entrata o meno (o meglio, la volontà o meno di entrare) dell’Ucraina nell’Unione Europea. I negoziati si sono svolti nella giornata di ieri per interrompersi verso metà pomeriggio e poi riprendere nuovamente. Non è chiaro se si trattasse di una pausa o se le parti abbiano deciso di tornare al tavolo una volta che si pensava che le trattative fossero terminate.
    In un discorso tenuto ieri mattina il presidente ucraino Zelensky si è rivolto direttamente alle truppe russe dicendo loro di lasciare immediatamente il Paese, aggiungendo – in russo – “Deponi le armi, esci di qui, non credere ai tuoi comandanti, non credere ai tuoi propagandisti. Salvati solo la vita”. Il leader ucraino ha anche parlato di 16 bambini uccisi nei 4 giorni di attacco russo al Paese, mentre l’Onu ha affermato che dall’inizio del conflitto si contano almeno 102 civili uccisi e 304 feriti, anche se come sempre il bilancio reale delle vittime potrebbe essere molto più alto.
    Inoltre diversi incontri diplomatici e telefonate tra i leader politici intercorsi sempre nella giornata di ieri sembrano essere altrettanto cruciali per determinare gli ipotetici esiti della guerra in corso. In una telefonata tra il presidente francese Emmanuel Macron e Vladimir Putin, il leader russo sembra essersi impegnato a sospendere tutti gli attacchi contro i civili ucraini e le abitazioni, acconsentendo alla proposta di Macron di restare in contatto anche in questi giorni per prevenire l’aggravamento della situazione. Ovviamente il capo dell’Eliseo ha anche ribadito la richiesta della comunità internazionale di un cessate il fuoco immediato, in modo che siano preservate le infrastrutture civili e le principali strade del Paese, appellandosi al diritto internazionale umanitario e alla protezione delle popolazioni civili.
    Come detto, a quanto è stato riferito dal Cremlino Putin sembra essersi dimostrato disposto ad ascoltare le varie richieste degli occidentali, ma ha dichiarato che un accordo effettivo con l’Ucraina sarà possibile solo dopo una smilitarizzazione e “de-nazificazione” di Kiev, ossia quando l’Ucraina avrà assunto uno status di neutralità. Inoltre il presidente russo ha ribadito la richiesta di riconoscimento internazionale della Crimea come territorio russo, come altra condizione per porre fine al conflitto.
    L’Ucraina, dal canto suo, ha cominciato a preparare la richiesta ufficiale per l’adesione all’Unione Europea. La questione rimane tuttavia dibattuta visto che finora ci sono state opinioni diverse in merito, ma Bruxelles ha affermato che in ogni caso l’eventuale adesione non è attuabile in tempi brevi (ci vorranno sicuramente degli anni). L’Alto rappresentante per gli Esteri Josep Borrell ha infatti dichiarato che per ora la questione dell’entrata dell’Ucraina nell’Ue “non è in agenda”.
    Sul fronte occidentale, il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha proposto alla controparte russa di creare una linea di comunicazione speciale per la crisi in Ucraina, un “telefono rosso” sul modello utilizzato nel 2015 per prevenire eventuali scontri tra le truppe durante le operazioni in Siria. Secondo gli americani è infatti necessario un canale a livello operativo in modo da evitare “errori di calcolo”.
    Il premier italiano Mario Draghi, invece, ha partecipato ieri pomeriggio a una videoconferenza con gli alleati e la Nato, mentre ieri sera si è tenuta una chiamata di lavoro – ovviamente alla luce della situazione in Ucraina – tra Draghi, Macron, Olaf Scholz e Ursula Von der Leyen.
    Intanto, contrariamente a chi affermava che le sanzioni economiche contro la Russia si sarebbero fatte sentire soltanto nel medio-lungo termine, i mercati sono già in crisi con la Borsa di Mosca chiusa: non succedeva dal 1917. Il rublo è crollato scendendo fino ai minimi storici e la Banca Centrale ha aumentato il tasso d’interesse dal 9,5% al 20%, mentre per le vie di Mosca si moltiplicano le code ai bancomat.
    Sebbene la notizia dell’avvio dei negoziati sia un segnale positivo, non si può comunque pensare che che le manovre belliche stiano già terminando e che la questione sia passata del tutto alla “diplomazia”, visto che continuano le segnalazioni di attacchi su Kiev e Kharkiv e che ieri la Russia ha ordinato alle squadre di comando della Forza missilistica strategica e alle flotte del nord e del Pacifico di passare all’allerta di combattimento rafforzata.
    La situazione come ormai sappiamo è altamente incerta e, per concludere con un “aneddoto” altamente significativo, ieri è saltato fuori un articolo dell’agenzia russa RIA Novosti del 26 mattina – poi rimosso – che titolava “L’offensiva della Russia e del nuovo mondo” e già esaltava la vittoria di Vladimir Putin e il ritorno di una grande Russia con parole esplicite come “l’Ucraina è tornata in Russia”.
    Pietro Broccanello

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