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Coronavirus: Lombardia gioca d’anticipo e resta arancione rafforzato

Coronavirus: Lombardia gioca d’anticipo e resta arancione rafforzato

Le misure più restrittive adottate per arginare i contagi evitano il lockdown. A Viggiù test di vaccinazione di massa che potrebbe diventare modello sperimentale per casi analoghi. L’Emilia Romagna confermata in arancione ma Bonaccini firma ordinanza per estensione zona rossa alla Romagna, Campania in rosso.

Il virus continua inesorabile la sua corsa che, complici le varianti, sembra diventare inarrestabile. La situazione è ormai in continuo peggioramento in quasi tutto il territorio nazionale, ad eccezione della Sardegna, “isola felice” in cui si cerca di preservare la purezza del bianco sottoponendo a test obbligatori – o in alternativa quarantena di 10 giorni – a partire da lunedì tutti coloro che sbarcheranno sul territorio.

Del resto l’ex capo della Protezione Civile Guido Bertolaso, ora consulente della Lombardia per il piano vaccinale, nei giorni scorsi aveva delineato questo scenario: “A me sembra che tutta Italia, tranne la Sardegna, si stia avvicinando a passi lunghi verso la zona rossa”, facendo suoi i timori della maggioranza dei governatori regionali che nel frattempo si sono adoperati per studiare misure restrittive al fine di scongiurare il rischio di un altro lockdown.

È il caso della Lombardia, che già nella tarda mattinata di giovedì era corsa ai ripari per evitare la collocazione in zona rossa, predisponendo l’ingresso in “arancione rafforzato” a partire da ieri, con conseguente chiusura di tutte le scuole di ogni ordine e grado, passate in dad, ad eccezione degli asili nido. È così stato esteso a tutta la Regione lo status che finora aveva riguardato tutti i Comuni della provincia di Como, diciotto del mantovano, nove della provincia di Cremona – compreso il capoluogo – tredici del pavese e dieci della provincia di Milano.

Non solo, Regione Lombardia ha sperimentato a Viggiù un piano mirato di vaccinazioni anti-Covid che prevede l’immunizzazione di massa attraverso la somministrazione del vaccino a tutti coloro che sono maggiorenni. Il Comune del varesotto era risultato particolarmente colpito dalle varianti inglesi e scozzesi del virus, situazione che ne aveva decretato il passaggio in zona rossa per due settimane dato l’elevato numero di contagi. Dallo scorso sabato aveva poi preso il via la campagna vaccinale straordinaria che si è conclusa giovedì con oltre 3mila vaccinati – l’adesione è stata maggiore tra anziani e adulti, meno tra i giovani – su una popolazione totale di 5mila abitanti. Un risultato che ha portato Bertolaso ad ipotizzare di utilizzare il “modello Viggiù” anche per altri Comuni che dovessero presentare situazioni analoghe.

Anche l’Emilia Romagna – confermata zona arancione – è corsa ai ripari per cercare di arginare i contagi in crescente aumento nel tentativo di evitare il passaggio della totalità del territorio in zona rossa, predisponendo una stretta su alcune aree della regione particolarmente critiche. Già giovedì le province di Bologna e Modena sono entrate in zona rossa, mentre l’arancione rafforzato ha interessato le province di Reggio Emilia, Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini con le scuole in dad a partire dalla primaria. In didattica a distanza dallo scorso 4 marzo, su disposizione dei Comuni, tutti gli istituti superiori – salvo le classi quinte – di Forlì, Forlimpopoli e Galeata. In serata, però, il governatore Stefano Bonaccini ha annunciato che firmerà nelle prossime ore un’ordinanza con la quale sancirà il passaggio in zona rossa dei Comuni della Romagna – le province di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini – attualmente in arancione rafforzato, ad eccezione di quelli del Reggiano: “Servono decisioni rapide per rispondere colpo su colpo alla pandemia che cambia a causa di nuove varianti”, ha detto dopo il bollettino di guerra di ieri, che segna oltre 3200 contagi.

Non hanno evitato il passaggio in zona rossa gli sforzi della Campania, che da lunedì 8 marzo passerà invece nella fascia di rischio più elevata. Il governatore Vincenzo De Luca, sebbene avesse disposto la chiusura di tutte le scuole, compresi i nidi, già dal 1° di marzo e invitato nell’ordinanza i cittadini campani a rimanere a casa il più possibile ed evitare contatti con persone diverse dal proprio nucleo familiare, nulla ha potuto contro la crescita esponenziale dei contagi che sta sferzando la regione ed ha portato all’inevitabile conseguenza della classificazione in rosso.

Micol Mulè

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