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sabato, 26 Settembre, 2020
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Milano si prepara alla ripresa autunnale

Milano si prepara alla ripresa autunnale

La locomotiva economica d’Italia ripartirà in autunno insieme alla Nazione, salvi nuovi lockdown

Milano, la città cuore dell’economia italiana, appare come desertificata in questi giorni caldi dell’estate post lockdown. Turisti e pendolari se ne vedono sempre meno in giro.

Il turismo e gli affari sono oggi concentrati nelle località di mare e nelle isole maggiori, dove bar, ristoranti, hotel, guide turistiche stanno tentando di riprendersi dalla crisi.

A Milano, tantissimi negozi ed attività commerciali in genere, per sopravvivere alla crisi economica derivata dalla pandemia, resteranno aperti per tutto il mese di agosto. Il periodo dei saldi non è bastato per far riprendere gli affari.

Stando alle stime di Confcommercio, almeno il 40% delle attività commerciali e somministrazione non farà pause estive. Nella prima settimana di agosto solo il 20% dei negozi non alimentari e dei pubblici esercizi si concederà delle ferie. Nel periodo 8-28 agosto rimarranno aperte circa 14mila attività.

I 96 mercati scoperti nel mese di agosto restano tutti aperti, con il 45% degli ambulanti al lavoro.

Non resta che sperare nella ripresa autunnale, momento cruciale in cui la metropoli tornerà a ripopolarsi. Ma l’autunno avvolge anche lo spettro di una nuova impennata dei contagi, temuta ancora da un’ampia fetta della popolazione.

Marco Barbieri, segretario generale di Confcommercio Milano, Monza Brianza e Lodi spiega, che nonostante tutte le difficoltà, “il modello commerciale di Milano non è cambiato”. Barbieri è ottimista: “Siamo rimasti nel 2020 e non siamo tornati agli anni ’80, quando la città si svuotava perché le fabbriche chiudevano e tutti andavano in vacanza”.

I negozianti milanesi contano sul ritorno dei turisti. Purtroppo nel 2020, stando alle previsioni, saranno dimezzati rispetto all’anno scorso: da 11 a 6 milioni.

Peraltro sono ancora tantissime le aziende che continuano a far lavorare i dipendenti in smart working. Questo si traduce in una perdita enorme per i bar e i vari negozi dove gli impiegati si potevano recare durante le pause pranzo.

Se la cavano meglio le attività che offrono servizi a domicilio e prodotti online, particolarmente richiesti ed intensificati a seguito dell’emergenza sanitaria. Queste potranno anche contare su quell’ampia platea di persone che a causa della crisi economica, resterà in città per le vacanze.

Andrea Curcio

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