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Milano, smart working: la storica pasticceria Villa vicina alla chiusura definitiva

Milano, smart working: la storica pasticceria Villa vicina alla chiusura definitiva

Ridotte le corse dei pendolari di Trenord causa smart working, piazzale Cadorna si svuota e la pasticceria è costretta a chiedere il concordato preventivo. Ma è solo la punta dell’iceberg, timori per l’autunno.

Era il 1896 quando Natale Roncoroni ebbe l’intuizione di sviluppare la sua attività commerciale su piazzale Cadorna. L’affaccio sulla piazza della stazione, crocevia di pendolari già all’epoca, era certo sarebbe stato un punto a suo vantaggio. Non a torto. Da oltre 120 anni quella che è poi diventata la storica pasticceria Villa di Milano è cresciuta e si è trasformata di pari passo con i flussi della ferrovia, diventando un punto di riferimento per le migliaia di persone che normalmente transitano da piazzale Cadorna per raggiungere gli uffici nel cuore di Milano.

Oggi, come allora, la storia della pasticceria è legata a doppio filo con l’evoluzione – o meglio, l’involuzione – del traffico ferroviario. Sì, perché rischia di essere una delle vittime illustri e predestinate dello smart working che ha ridotto drasticamente il flusso dei pendolari diretti negli uffici milanesi e che, da diversi mesi a questa parte, non si fermano più alla pasticceria Villa per la colazione mattutina o l’aperitivo serale prima di saltare sul treno verso casa.

Come altri colleghi del settore ristorazione, la pasticceria Villa soccombe sotto il fuoco devastante del lavoro agile, e arriva con il suo bagaglio di storia sulle spalle a chiedere al Tribunale di Milano il concordato preventivo, ultima carta prima di alzare bandiera bianca. Troppi i debiti accumulati durante l’emergenza sanitaria che ha fortemente penalizzato l’attività dalla fine di febbraio ad oggi con incassi pressoché nulli. I conti sono presto fatti, se – come risulta da un’indagine statistica – di 6mila persone che circolavano in piazzale Cadorna all’ora di punta, ora se ne possono contare decisamente meno. La ditta individuale che ha in gestione la pasticceria Villa, avrà tempo fino al 12 novembre prossimo per presentare una proposta definitiva di concordato oppure una domanda di omologazione di accordo di ristrutturazione dei debiti (che sono di oltre 1,6 milioni di euro).

Il caso della pasticceria Villa rischia di essere solo la punta dell’iceberg della moria di piccole imprese ed esercizi commerciali – in particolar modo del settore ristorazione – che stanno subendo gli effetti devastanti generati dal prolungamento dello smart working soprattutto in metropoli come Milano, dove la maggior parte di questi locali è nata e sopravvive grazie alla posizione strategica vicino a centri direzionali o luoghi particolarmente frequentati dai lavoratori di passaggio, come è il caso di Cadorna con Trenord.

Gli esercenti resistono, del resto per molti di loro si tratta di attività tramandate da generazioni, ma le previsioni per l’immediato futuro non sono affatto rosee. Il timore è che possano tener duro fino all’autunno, dopodiché se non si verificherà il tanto atteso ritorno tra le scrivanie degli uffici milanesi, sarà boom di richieste di fallimento.

Micol Mulè

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