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sabato, 4 Luglio, 2020
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Carlo Bonomi: un governo senza visione

Il nuovo presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, sollecita la politica a fare di più e più in fretta. Fondamentale far ripartire il mondo produttivo.

Carlo Bonomi è il nuovo presidente di Confindustria e ha le idee chiare sulla situazione attuale: la politica non è in grado di disegnare un cammino per la ripresa del Paese, le imprese sono con l’acqua alla gola e il tempo stringe. Una presa di posizione netta che per quanto sia in contrasto con la confusione che regna presso gli attuali decision-makers, tuttavia non sorprende dal momento che Bonomi è un uomo pragmatico che ha passato una vita nel mondo della rappresentanza delle imprese.

Nato a Crema nel 1966, dal 2017 è presidente di Assolombarda e presiede nei consigli di amministrazione di diverse aziende e realtà come Synopo, ISPI e Università Bocconi. Il 16 aprile il consiglio generale di Confindustria ha designato Bonomi presidente con 123 preferenze, contro le 60 ottenute dalla concorrente Licia Mattioli. Il 20 maggio ci sarà l’assemblea dei delegati che dovrà esprimere il gradimento della nomina che di fatto eleggerà il 31° presidente di Confindustria.

Una volta eletto, Bonomi si è rivolto al consiglio generale lanciando un duro attacco alla politica: «Dobbiamo metterci immediatamente in condizioni operative tali per affrontare con massima chiarezza ed energia la sfida tremenda che è davanti a noi, continuare a portare la posizione di Confindustria su tutti i tavolo necessari rispetto ad una classe politica che mi sembra molto smarrita in questo momento, che non ha idea della strada che deve percorrere il nostro Paese».

Bonomi riconosce l’importanza delle indicazioni degli esperti, ma allo stesso tempo rivendica l’autonomia della politica che deve prendersi le sue responsabilità e smetterla di tergiversare ma, al contrario, cominciare a tracciare un sentiero chiaro, elemento indispensabile soprattutto per il mondo produttivo: «Bisogna riaprire le produzioni ma evitare una seconda ondata di contagi. La voragine del PIL è tremenda e far indebitare imprese non è la strada giusta, l’accesso alla liquidità non è immediato». In questo momento è fondamentale, dunque, disegnare una strategia nazionale di lungo termine che parta dai bisogni delle imprese.

Ieri è stato pubblicato uno studio da parte di Confindustria la quale il 4 aprile ha realizzato un’indagine sugli effetti della pandemia per le imprese italiane. Indagine a cui hanno partecipato 4420 imprese e i cui risultati parlano da soli. Il 97,2% degli intervistati ha registrato un impatto negativo mentre le imprese con danni molto gravi sono il 43,7%. Il 36,5% dei rispondenti ha dovuto chiudere la propria attività a seguito del DPCM del 22 e del 25 marzo mentre il 33,8% l’ha chiusa parzialmente. Il 53,1% dei dipendenti delle aziende intervistate potrebbe dove ricorrere ad ammortizzatori sociali.

Sul fronte economico le ripercussioni sono prevedibili: in media si è assistito ad un calo del 32,6% del fatturato e del 32,5% delle ore lavorate. I cali più marcati riguardano le imprese con meno di 10 dipendenti e in generale l’84,5% delle aziende intervistate sta riscontrando problemi relativi al rallentamento della domanda nel mercato domestico e internazionale.

Ma c’è un dato che giustifica la presa di posizione netta di Bonomi nei confronti del governo: nell’indagine condotta da Confindustria, è stato chiesto agli imprenditori quali fossero le strategie che metterebbero in atto per superare la crisi. La risposta più comune? L’78,2% degli intervistati ha affermato di sentirsi disarmato e di non poter che attendere il ritorno alla normalità.

In conclusione, le urgenze maggiori che stanno vivendo ora gli imprenditori riguardano da un lato la difficoltà di garantire i flussi di liquidità con l’azienda chiusa o parzialmente aperta e dall’altro lato l’esigenza di poter ripartire a pieno ritmo il prima possibile per limitare le perdite di fatturato.

Simone Fausti

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