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Il governo degli stop and go

Il piano di Patuanelli (e del governo?): “Chi lavora in sicurezza può aprire dal 22”. Pd e sindacati frenano

Dopo lo sconcerto del governo sull’invito della Lombardia a pensare di riaprire dal 4 maggio, nel cuore del ministero dello Sviluppo economico si sta studiando un piano per una riapertura già dai prossimi giorni, per tutte le fabbriche e le imprese capaci di attuare misure di distanziamento e che possono garantire la distribuzione dei dispositivi di protezione ai dipendenti.

Il piano che ha in mente il ministro Patuanelli – e di cui ha parlato al telefono con il capo della task-force governativa Vittorio Colao – immagina una scaletta strettissima: approvazione di un nuovo dpcm entro lunedì, poi il via alle attività entro il 22 aprile.

Il problema è che esistono almeno due scogli: le resistenze dei sindacati e il tempo necessario per la stesura delle imprescindibili linee per la riapertura. Dubbi e prudenze, tra l’altro, condivisi in parte dall’ala governativa del Pd e dal ministro della Salute Roberto Speranza, che consiglia di rimandare a dopo il 28 Aprile, o addirittura dopo la fine ufficiale del lockdown prevista per il 4 maggio.

Il Presidente del Consiglio Conte si ritrova in mezzo a spinte contrapposte, quasi violente.

Il nuovo presidente di Confindustria Carlo Bonomi, già a capo di Assolombarda preme per una riapertura celere. Una linea che in questa fase coincide con la richiesta dei governatori del Nord Fontana e Zaia. Pressioni che si scontrano frontalmente anche con l’opinione dei sindacati, che in queste ore sono in un’accesa trattativa con il Governo.

L’idea di partenza di Patuanelli era quella di riaprire “spuntando” dal codice Ateco alcune attività chiuse per il lockdown. Per mandare un segnale, invece, si è deciso di orientarsi su un approccio più netto. Si prevede per la prossima settimana la riapertura delle aziende che rispettano il protocollo di sicurezza (i sindacati sono scettici anche su questo punto, visto che non esistono sanzioni chiare per chi viola le norme).

Nel documento stilato da Sergio Iavicoli, epidemiologo dell’Inail, che il comitato tecnico-scientifico ha girato a Conte e alla squadra di Colao, è evidenziata una grande incognita: la gestione dei trasporti. Quale sarà la modalità con cui sarà possibile far tornare in movimento tanti lavoratori in sicurezza?

Sarà necessario indubbiamente fare un lavoro capace di mettere d’accordo il governo, sindacati e gli enti locali.

Si tratta di sovvertire la modalità di accesso ai trasporti, ma anche e soprattutto gli orari di lavoro. La cabina di regia con Regioni e Comuni seguirà quella con le parti sociali nel weekend.

Nel frattempo Colao ha visto in videoconferenza metà del suo gruppo per stilare una prima bozza di raccomandazioni che saranno completate nella riunione di oggi. Tra queste, c’è un alert: la app di tracciamento del contagio e i test sierologici devono essere nazionali ed avere validità per tutto il paese. Se ogni Regione procedesse per conto suo non sarebbe un lavoro utile.

Andrea Curcio

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