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lunedì, 28 Settembre, 2020
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La rabbia delle imprese: intervista a Emilio Innocenzi

Tra tutti i soggetti colpiti dalla crisi economica del Coronavirus ci sono anche le grandi imprese, e insieme ad esse anche tutte le famiglie dei dipendenti che ne fanno parte.

Oggi parliamo con il presidente di Team Service, azienda di sanificazione che opera tutto il territorio nazionale.

  1. Ci parli un po’ di lei e della sua azienda

Mi chiamo Emilio Innocenzi e sono Presidente del gruppo Team Service.

Team Service opera si occupa di sanificazione e ambiente. Opera nei servizi essenziali, che al giorno d’oggi sono tutti rimasti aperti. Siamo nati a Roma, oggi abbiamo anche una sede a Milano che cura il Nord e una sede a Napoli che gestisce il meridione.

Facciamo le pulizie negli ospedali, negli edifici pubblici, nei ministeri.

  1. Si sente tutelato dalle misure intraprese nel decreto cura Italia?

Purtroppo in questo momento no. Nel mese di Marzo abbiamo resistito, ma non è affatto facile: paghiamo 5 milioni di euro solo di imposte IRPEF e contributi previdenziali.

In questo momento abbiamo il 67% di fatture scadute che non sono state ancora saldate. Vorrei che nel successivo decreto venga inserito il saldo immediato dei pagamenti. Questo mi garantirebbe maggiore liquidità. Qualora questo non fosse possibile, chiederei almeno che le banche possano concederci dei prestiti, fino a quando tutte le fatture non verranno saldate.

Voglio precisare che noi dalle banche non stiamo prendendo un euro.

In Inghilterra, in Francia e in altri paesi i governi stanno stanziando importi enormi a sostegno delle imprese, in Italia questo non sta accadendo.

  1. Quanto può resistere ancora?

Se entro il 15 Aprile io non pago le scadenze fiscali, l’Inps mi mette in rosso e nessuna amministrazione mi potrà pagare, nessun tipo di fatturazione mi verrebbe riconosciuta. Questo lo trovo assurdo. Poi ci sono tutti gli stipendi dei dipendenti. Per restare a galla, sarò costretto a non pagare i dipendenti per questo mese. Altrimenti lo Stato mi fa chiudere.

  1. Ritiene giusto che lo Stato distribuisca soldi a chiunque, per esempio a chi lavora in nero, come suggeriva il ministro Provenzano?

Questo secondo me è sbagliato. Lo Stato dovrebbe aiutare in primo luogo le imprese. Sono le imprese che creano il lavoro. Se le aziende non vengono salvate, qui salta tutto. Bisogna prevenire il futuro creando lavoro. Questo è il momento decisivo per fare un vero piano per il sostegno alle piccole, medie, ma anche alle grandi imprese. Il sistema ha bisogno di liquidità nelle mani di chi investe, è sbagliato spendere di qua e di là.

Compito dello Stato è garantire agli imprenditori le risorse finanziarie. Noi imprenditori abbiamo il compito di creare le risorse economiche.

  1. Se lei fosse al governo come si comporterebbe?

Quello che farei io, è dare i soldi agli imprenditori in modo da investirli in sviluppo, crescita, occupazione. Le possibilità non mancano. In Italia abbiamo delle eccellenze. Siamo i protagonisti per il vino, la moda, il turismo, la sanità. È il momento di reagire, risollevando la grande impresa italiana per creare valore aggiunto.

Negli anni 70-80 vivevamo benissimo, c’era liquidità e non c’erano tutti questi impedimenti burocratici. Oggi chi vuole investire viene ostacolato in tutti i modi dallo Stato.

Andrea Curcio

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