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    Esportazioni in calo a dicembre, ma il 2023 chiude in positivo

    Esportazioni in calo a dicembre, ma il 2023 chiude in positivo
    Le esportazioni extra-Ue registrano un calo nello scorsodicembre, ma per la prima volta superano i 300 miliardi di euro. Le vendite sono diminuite del 7,2% in tutti i mercati, ma il 2023 si è concluso con una crescita complessiva del 2,5%. Singolare il primo avanzo commerciale nella storia con Mosca.
    Se nel 2022 l’export italiano aveva registrato una crescita superiore al 20%, l’anno scorso è stata appena superata la soglia del 2%, evidenziando un netto cambiamento di ritmo che dopo due anni di progressi a doppia cifra ha visto ridimensionati i suoi progressi nei mercati extra-UE. Nonostante questo il bilancio rimane comunque positivo (+2,5%) grazie ai progressi realizzati nella prima parte dell’anno, che ha controbilanciato la tendenza negativa degli ultimi mesi. A dicembre, ad esempio, si è registrata una riduzione del 7,2%, il secondo calo consecutivo su base annua.
    Questa frenata coinvolge tutte le aree geografiche extra-Ue, dagli Stati Uniti alla Cina, dal Giappone all’India, dal Regno Unito alla Svizzera e alla Turchia. Nonostante il calo, però, le crescite realizzate nel corso del 2023 hanno comunque permesso al Made in Italy di raggiungere un record storico in valori correnti nei paesi extra-UE, superando per la prima volta i 300 miliardi di euro, e rispetto alla situazione pre-Covid (235 miliardi di euro) la crescita si avvicina al 30%.
    Il forte calo delle importazioni (-26,8%), dovuto alla riduzione dei prezzi del gas greggio, ha contribuito ad aumentare il saldo commerciale. Nel 2022 infatti si era registrato un deficit di oltre 25 miliardi di euro, mentre nel 2023 verso i mercati extra-UE si è chiuso in attivo con 48,6 miliardi di euro.
    Particolarmente eclatante è il cambiamento di rotta riguardo alla Russia, con cui per la prima volta nella storia si è registrato un avanzo commerciale su base annua. Solo negli anni ’90 si era avvicinati a questo risultato, con passivi tra i 4 e i 500 milioni di euro, ma da allora erano costantemente aumentati. Gli acquisti di greggio e soprattutto di gas nel tempo hanno spinto verso l’alto i valori delle importazioni italiane, che non sono mai state completamente bilanciate da un export in crescita. La situazione si è aggravata a partire dal 2014 dopo l’invasione della Crimea, poi la crisi del rublo, il crollo dei prezzi del greggio e le sanzioni internazionali hanno ridotto notevolmente le nostre vendite oltreconfine verso la Russia, che si sono allontanate dal picco di quasi 11 miliardi di euro raggiunto nel 2013, un valore che oggi è più che dimezzato.
    Nel 2022 l’esplosione dei prezzi del gas ha portato al peggior risultato di sempre, con un deficit commerciale con Mosca di oltre 21 miliardi di euro, il più alto tra tutti i singoli Paesi. Tuttavia la decisione di eliminare gli acquisti di gas dalla Russia ha prodotto risultati al di sopra delle aspettative nel corso dell’anno scorso, con importazioni in calo di oltre 20 miliardi di euro rispetto ai 27 dell’anno precedente, che ci ha consentito di chiudere l’anno con un avanzo di quasi 600 milioni di euro.
    Pietro Broccanello

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