martedì, Febbraio 27, 2024
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    La sfida delle competenze: combattere il ‘mismatch’ nel mercato del lavoro italiano

    La sfida delle competenze: combattere il ‘mismatch’ nel mercato del lavoro italiano
    Questa discrepanza è diventata particolarmente evidente in Italia, dove si registra una notevole difficoltà nel colmare quasi metà delle posizioni lavorative, con un tasso del 45,1%. Industrie specifiche, come quelle metallurgica e del mobile, sono tra le più colpite, dove la difficoltà nel reperire personale specializzato supera il 57%, ma anche i settori del turismo e delle costruzioni si trovano ad affrontare strutturalmente sfide significative.
    Secondo le analisi di Unioncamere-Anpal, dei 5,5 milioni di contratti di lavoro necessari nel 2023, il 45,1% ha riscontrato ostacoli nel reperimento di personale qualificato. Questa tendenza si manifesta in modo più marcato nell’industria, con un tasso di difficoltà medio del 52,7%, mentre nel settore dei servizi la percentuale si attesta al 42,1%. La richiesta elevata di lavoratori extra europei, quantificata in 609.119 domande per soli 136 mila posti, evidenzia ulteriormente la criticità della situazione sul mercato del lavoro italiano.
    In diverse regioni italiane, come Valle d’Aosta, Trentino-Alto Adige, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Umbria e Marche, il divario tra le necessità delle aziende e la disponibilità di lavoratori qualificati supera nettamente la media nazionale. Questo squilibrio è accentuato da una formazione professionale non sempre allineata con le richieste del mercato e da un calo demografico preoccupante. Le proiezioni demografiche indicano infatti un preoccupante declino della popolazione in età lavorativa, con un calo da 39,1 milioni nel 2010 a 35,9 milioni previsti per il 2030 (dati Istat).
    Le prospettive per il 2024 non sembrano promettenti. Si stima che il settore manifatturiero avrà bisogno di 508 mila nuovi lavoratori entro il 2027, ma il 45% di queste posizioni si preannuncia difficile da soddisfare. Inoltre, secondo l’Ance, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) genererà la necessità di integrare ulteriori 65 mila addetti, al di là dei 260mila già previsti. E anche nel settore agricolo, le previsioni indicano un fabbisogno di 80-100mila lavoratori, una cifra che si spera di raggiungere grazie al contributo di manodopera proveniente da paesi extra europei.
    Il panorama lavorativo italiano mostra delle criticità notevoli nella ricerca di personale qualificato in specifici settori, con le scienze della vita in cima alla lista. Farmacisti, biologi e altri specialisti del settore sono tra i più ardui da trovare, con una percentuale che tocca il 91,4% di posti difficili da assegnare. Nel settore manifatturiero, gli operai addetti ai macchinari per l’industria tessile e dell’abbigliamento rappresentano il 72,8% delle posizioni vacanti, un dato che si avvicina a quello dei fonditori, saldatori e montatori meccanici, con il 72,6%. Anche nel campo delle costruzioni, gli operai con specializzazione nelle rifiniture risultano essere una figura professionale rara, con una difficoltà di reperimento pari al 71,8%. I tecnici che sovrintendono ai processi produttivi di beni e servizi si posizionano appena sotto, con una percentuale del 70,6%.
    Questi dati evidenziano un disallineamento marcato tra le competenze disponibili sul mercato e le necessità delle aziende, un divario che richiede soluzioni immediate e strategiche. Per contrastare efficacemente il fenomeno del “mismatch” nel mercato del lavoro, è necessario adottare una serie di strategie mirate. Innanzitutto, è necessario riformare i percorsi formativi per allinearli con le esigenze del mercato, enfatizzando competenze tecniche e digitali: tra i dati che emergono con maggiore forza c’è quello secondo cui il 40% delle aziende segnala difficoltà nel trovare competenze tecniche di base. Parallelamente, è cruciale incentivare la formazione continua e l’aggiornamento professionale per mantenere aggiornate le competenze dei lavoratori attuali. L’espansione delle reti internazionali e la promozione della mobilità lavorativa, insieme alla flessibilità e adattabilità organizzativa delle aziende, sono anch’esse cruciali per affrontare questa sfida. Solo attraverso un approccio integrato che comprende queste strategie sarà possibile ridurre il “mismatch” sul mercato del lavoro, garantendo un allineamento efficace tra le competenze offerte dai lavoratori e quelle richieste dal mondo produttivo.

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