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    Ucraina: anche Von der Leyen a Bucha, Russia fuori dal Consiglio dei diritti umani

    Ucraina: anche Von der Leyen a Bucha, Russia fuori dal Consiglio dei diritti umani
    Ieri anche Ursula Von der Leyen e Josep Borrell si sono recati a Bucha: “Qui l’umanità è stata distrutta”. Intanto continuano i bombardamenti russi e a Kramatorsk, nel Donetsk, un attacco missilistico ha causato 50 morti (tra cui bambini) e più di 100 feriti. Sempre ieri la decisione di mettere la Russia fuori dal Consiglio dell’Onu, con voto contrario della Cina. L’esercito russo si è ritirato dal nord del Paese, ma si sta riorganizzando a sud.
    Il ritiro delle truppe di Mosca da alcune città ucraine, specialmente nei dintorni di Kiev e nel nord del Paese attaccato, sta svelando giorno dopo giorno episodi di crudeltà disumana da parte dei russi e sta delineando uno scenario sempre più drammatico – per non dire tragico – in merito ai crimini di guerra e soprattutto contro i civili commessi dai russi stessi durante oltre un mese di occupazione.
    Dopo le notizie arrivate negli scorsi giorni da Bucha, Izium, Hostomel, Borodyanka ed altre località ucraine, nella giornata di ieri anche la presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen, insieme all’alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell, si sono recati a Bucha, essendo già in visita a Kiev.
    Quanto vi hanno trovato è, come sappiamo, l’esempio di una crudeltà inaudita, tra fosse comuni, stanze per le torture e corpi martoriati da ogni forma di violenza. La Von der Leyen si è espressa con parole come “Qui a Bucha abbiamo visto l’umanità andare in frantumi”, accusando direttamente la sconsideratezza e la spietatezza di chi ha occupato la città e, naturalmente, di Vladimir Putin in primis.
    Se fino a qualche tempo fa, infatti, Putin e la Russia potevano venire considerati dei violenti aggressori e, tutt’al più, degli ideologici nazionalisti, i nodi che ora stanno venendo al pettine dimostrano che in questa guerra c’è sempre stato qualcosa di più e che la violenza esercitata non si è affatto limitata a quella “necessaria” per vincere una guerra, ma ricorda da vicino e forse persino supera gli eccessi sperimentati solo in rari momenti della storia contemporanea occidentale come la Seconda Guerra Mondiale.
    Ma su tutto ciò ci sarà sicuramente tempo – e ce ne vorrà – di discutere e speculare, quando le indagini saranno portate a termine. Quello che più interessa ora è probabilmente la reazione che gli occidentali, e – quasi – il mondo intero, stanno avendo in questi giorni proprio in relazione a quanto è venuto a galla recentemente.
    In primo piano c’è sicuramente la decisione di ieri dell’Onu di cacciare la Russia fuori dal Consiglio sui diritti umani. Decisione sicuramente drastica e giustificata, e che ha un valore geopolitico estremamente rilevante, in quanto si tratta della prima vera “prova” generale dell’alleanza anti-occidentale che il Cremlino sta cercando di costituire a partire dall’invasione dell’Ucraina (e già da molto prima).
    Al netto dei 93 voti favorevoli e dei 24 contrari, la Russia è stata sospesa. Ma ciò che salta maggiormente all’occhio è il voto contrario della Cina, insieme all’astensione dell’India. Il primo ministro ungherese Orban, invece, dopo vari tentennamenti, sembra essersi convinto al fianco del fronte compatto degli europei, votando sì.
    Notizie sempre più credibili riportano il fatto che Mosca abbia richiesto il supporto, soprattutto militare, della Cina, mentre in questi giorni si stanno tenendo dei colloqui tra Stati Uniti e Cina e Roma per cercare un compromesso.
    Intanto, sempre ieri, i bombardamenti russi sono proseguiti e un attacco missilistico sulla stazione ferroviaria di Kramatorsk, nel Donetsk, ha causato la morte di 50 persone e oltre 100 civili sono stati feriti. Tra i morti, anche in questo caso, ci sono anche dei bambini, il cui numero di decessi sale sempre più vertiginosamente.
    Nel Donetsk migliaia di civili stanno cercando in tutti i modi di scappare, visto l’intensificarsi degli scontri armati. A quanto pare, le truppe russe si sarebbero ritirate dal nord del Paese per riorganizzarsi e condurre attacchi più mirati nei territori a sud. Ad ogni modo, che l’invasione russa dell’Ucraina si limitasse a motivazioni difensive o al mero scontro tra due Nazioni, è un’ipotesi giorno dopo giorno sempre più inverosimile.
    Pietro Broccanello

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