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    QUIRINALE, GIORNO 2 ED ALTRA FUMATA NERA

    QUIRINALE, GIORNO 2 ED ALTRA FUMATA NERA
    Nessun colpo di scena nella partita per il Quirinale, anche oggi come ieri pioggia di schede bianche. Lelezione del nuovo Presidente della Repubblica è solo rimandata.
    Anche oggi come ieri sono le schede bianche ad avere la meglio durante lo spoglio a Montecitorio, riunito in seduta comune con lausilio dei delegati regionali, per lelezione del nuovo inquilino del Quirinale. Una seconda giornata allinsegna dellignavia, per temporeggiare, abbassare il quorum e trovare un accordo su un nome che sia il più condiviso possibile. Ma qualcosa si è mosso tra la giornata ieri e di lunedì. Il premier Mario Draghi rimane infatti lazionista di maggioranza per la corsa al colle, soprattutto a seguito delle consultazionidi questi due giorni con tutti i partiti di maggioranza. Giornate di trattative, perché se si era fino alla scorsa settimana cercato di dissimulare linteresse del premier nei confronti della partita per il Quirinale, quella di lunedì pomeriggio è parsa una vera e propria discesa in campo. Linteresse preminente dei partiti sembra restare quello di voler andare avanti fino al termine della legislatura, assicurandosi prima una legge elettorale proporzionale che permetta anche a quei movimenti che non riescono più a stare assieme di correre a elezioni autonomamente, cercando di guadagnare qualche seggio per il rotto della cuffia. Più che un accordo sul nome del prossimo Presidente della Repubblica, quelle in atto sembrerebbero essere delle consultazioni per scegliere un nuovo Presidente del Consiglio che sia supportato dalla stessa maggioranza e che possa ricevere la benedizione del nuovo Capo dello Stato, qualora Draghi dovesse effettivamente lasciare palazzo Chigi e approdare al Quirinale. Sarebbe la seconda corsa al Colle di un Presidente del Consiglio in carica, dopo quello poco fortunato di Giulio Andreotti del 1992, ma questa volta le convergenze paiono farsi strada in modo più preponderante. Quali saranno gli scenari se Draghi dovesse davvero salire al colle? Qualora venisse eletto Presidente della Repubblica si andrebbe a formare verosimilmente un nuovo Governo che sarà lo specchio riflesso dellex-premier stesso, ma sarà difficile che possa essere guidato ancora da un Presidente tecnico, poiché implicherebbe un vero e proprio commissariamento della politica.
    Laltro nodo sul tavolo riguarda il Mattarella bis, ipotesi paventata da alcuni grandi elettori, che vorrebbero lattuale Presidente della Repubblica ancora al Quirinale per un altro anno, fino alla conclusione della legislatura. Ipotesi questa che sembrerebbe restare tale, anche in virtù degli espliciti e numerosi no ad un’eventuale rielezione manifestati dallo stesso Mattarella, così come il già avvenuto trasloco del Capo dello Stato uscente, ripreso tra le vie di Palermo nei giorni scorsi.
    Per evitare di destabilizzare le file dellesecutivo e il crogiolo di maggioranza – lasciando quindi il premier a palazzo Chigi – lipotesi più accreditata emersa nelle ultime ore, resta inevitabilmente un accordo tra i diversi schieramenti su un nome che vada bene ad entrambi. E allora nel pomeriggio di ieri sono seguiti gli incontri tra la coalizione gialloverde prima, e tra lalleanza di centrodestra dopo. I leader di Forza Italia, Lega e Fratelli dItalia, in una conferenza stampa tenutasi nel tardo pomeriggio, hanno annunciato una rosa di tre nomi di personalità di alto spicco che intendono presentare agli altri partiti presenti in Parlamento: Letizia Moratti, Vicepresidente di Regione Lombardia e Assessore al Welfare, Carlo Nordio, ex magistrato, protagonista delle inchieste sulle cooperative rosse e della stagione di Tangentopoli, e Marcello Pera, ex senatore di Forza Italia, accademico e filosofo. Ma nonostante la coalizione di centrodestra voglia intestarsi la partita per la battaglia al Colle, legittimata dalla maggioranza relativa dei seggi a Palazzo Madama e a Montecitorio, Letta e il centrosinistra chiedono di evitare divisioni e nomi calati dallalto, ribadendo la necessità di convergere su candidature forti che non siano di parte.
    Entro fine settimana con ogni probabilità si arriverà a un nome, ma la partita è tuttaltro che conclusa.
    Andrea Valsecchi

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