martedì, Febbraio 27, 2024
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    Università milanesi: cresce la capacità attrattiva, +4,6% gli studenti dall’estero

    Università milanesi: cresce la capacità attrattiva, +4,6% gli studenti dall’estero
    Nell’anno accademico 2020/21 il Covid non ha fermato il processo di internazionalizzazione degli Atenei del capoluogo lombardo. Gli studenti stranieri, la maggior parte provenienti dall’Asia, preferiscono i corsi di laurea STEM. Rallentano i programmi temporanei di scambio.
    Milano si conferma, tra le realtà italiane, uno dei principali centri di riferimento nell’attrazione di talenti dall’estero con oltre 15mila studenti internazionali che, nell’anno della pandemia, hanno scelto di svolgere o di completare il proprio percorso di studi negli 8 atenei del capoluogo lombardo. Un aumento del 4,6% rispetto all’anno precedente che, seppur più contenuto nel confronto con gli ultimi tre anni, rappresenta un segnale positivo che indica come il processo di internazionalizzazione degli atenei milanesi non si sia arrestato con il Covid. In particolare, gli studenti esteri rappresentano a Milano il 6,7% dei 227 mila iscritti totali e superano l’80% dei 18mila studenti stranieritotali a livello lombardo.
    È il bilancio che emerge dall’indagine annuale condotta da Assolombarda sul grado di apertura internazionale del polo accademico del territorio, recentemente pubblicata su Your Next Milano, la piattaforma digitale ideata per ospitare le analisi su Milano e sui principali asset di sviluppo della città. Un bilancio positivo e per niente scontato, considerato che l’emergenza sanitaria ha imposto forti limitazioni alla mobilità internazionale delle persone e ha obbligato a una rapida riorganizzazione dell’offerta formativa da parte degli atenei, testimoniando, quindi, la capacità di reazione e soprattutto la tenuta dell’attrattività internazionale delle università e del territorio.
    Ad attrarre maggiormente sono i corsi di laurea “STEM” (Scienze, Matematica, Ingegneria, Tecnologia, Fisica, Informatica, Chimica, Architettura), che registrano il 40,7% delle iscrizioni degli studenti stranieri, una percentuale molto più elevata rispetto al 29,8% rilevato per il totale degli studenti milanesi. Si aggiunge poi una quota significativa, pari al 6,2%, di studenti internazionali iscritti a un corso di laurea nelle materie artistiche, mentre il 6,8% dei giovani provenienti dall’estero frequenta corsi attinenti professioni medico sanitarie. La ricchezza e la diversificazione economica e culturale del capoluogo lombardo si rispecchia nelle scelte formative degli studenti internazionali, grazie anche all’impegno delle università a collaborare con altri atenei nel mondo: sono, infatti, più di 4mila gli accordi internazionali attivati dal sistema milanese (su un totale di 6.000 in Lombardia), in crescita del +7,6% nell’ultimo anno.
    Il principale bacino di provenienza degli studenti internazionali è l’Asia, con il 44% di iscritti in crescita del 3% rispetto all’anno precedente – con la Cina in testa seguita da India e Iran, mentre il 38,5% di studenti internazionali proviene da un Paese europeo, grazie anche alla libera circolazione assicurata dall’Unione europea. Sul fronte dei programmi temporanei di scambio, come l’Erasmus, si registra un rallentamento con un -3% di studenti stranieri diretti alla volta di Milano e un più significativo -30% degli studenti italiani in uscita, dovuto principalmente alle limitazioni anti Covid emerse a macchia di leopardo nel mondo nei mesi successivi allo scoppio della pandemia.
    “L’alto livello di apertura internazionale insieme alla elevata capacità di attrarre i talenti migliori confermano la grande vitalità del sistema accademico e del tessuto sociale di Milano e della Lombardia, “habitat” sempre più favorevole nel quale studiare e fulcro della ricerca e dell’innovazione in Italia”, ha dichiarato Monica Poggio, Vicepresidente di Assolombarda con delega a Università, Ricerca e Capitale umano, evidenziando che in Lombardia si attiva il 20% della spesa in R&S nazionale, lavorano il 21% dei ricercatori, si effettua il 31% della ricerca scientifica più altamente citata, viene registrato il 33% dei brevetti e ha sede il 27% delle startup. Tuttavia, occorre continuare a consolidare e sviluppare l’ecosistema istruzione-ricerca–innovazione – ha concluso Poggio –, agendo su più livelli e facendo leva sulle opportunità del PNRR”.
    Micol Mulè

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