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sabato, Luglio 24, 2021
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Dalle difficoltà la chiave del successo: la sfida di Sara Abdel Masih

Dalle difficoltà la chiave del successo: la sfida di Sara Abdel Masih
Sara Abdel Masih, tre figli, una carriera in ascesa che l’ha portata a raggiungere i massimi livelli nell’hôtellerie di lusso milanese, presidente ADA Lombardia, giocatrice a livello agonistico di beach volley, ora anche mental coach, esperta di mobbing e scrittrice. La sfida è il suo mantra. Resiliente e determinata, ha imparato a fare della difficoltà la sua leva potenziante, mettendo la sua esperienza e il suo talento a disposizione degli altri. Con lei abbiamo parlato del suo libro, fresco di stampa, Dal mobbing alla svolta”, e delle sfide professionali che l’hanno portata all’apice di una carriera di successo.
Tre figli, hotel General Manager, presidente ADA Lombardia e giocatrice a livello agonistico di beach volley, ora anche esperta di mobbing e scrittrice. Il suo percorso dimostra che non si tira indietro davanti alle sfide. Come è arrivata a questi livelli?
Nel mio libro racconto questo percorso a ritroso, a partire dalla mia infanzia e dalle difficoltà che ho incontrato in quel periodo. Sono di origine greco-egiziana, nata in Egitto ma cresciuta in Italia, dove ho studiato e mi sono formata. Eppure agli inizi ho vissuto sulla mia pelle la sensazione della diversità, elemento che in realtà mi ha poi accompagnato nel mio percorso di crescita diventando una leva potenziante. Ma questa è stata un’elaborazione che ho messo a fuoco nel momento più difficile della mia vita, ossia quando ho vissuto il mobbing, spingendomi a fare un percorso interiore molto profondo fino a scoprire e capire il perché io reagissi a determinate situazioni in quel modo. Agli inizi non me ne rendevo conto, però sono cresciuta con la voglia di rivalsa, desideravo emergere e dimostrare che non ero diversa dagli altri, e questa determinazione mi ha spinto a dare il massimo nelle circostanze che mi si presentavano, dallo sport fino alla mia carriera professionale.
Che inizia proprio nel settore alberghiero.
Parlando perfettamente 5 lingue sono entrata subito dopo le scuole superiori nel mondo alberghiero, iniziando dalla categoria lusso. La mia curiosità mi ha spinto ad apprendere tutte le conoscenze disponibili che provenivano da qualunque tipo di reparto, implementando così il mio bagaglio professionale. Il mio percorso di crescita si è evoluto all’interno della struttura alberghiera, fino a quando ho deciso di lasciare il mondo lusso per mettermi alla prova.
Un’altra sfida, ci racconti.
La sfida rimane il mio mantra per eccellenza, quindi ho scelto di scendere di categoria e portare la mia esperienza lusso in categorie inferiori perché credo fermamente che la differenza la facciano le persone, la squadra, il team. Sulla base di questa mia convinzione,ho quindi messo in atto una mia filosofia operativa basata sul potenziamento delle soft skills, che mi ha portato a crescere ed ottenere i risultati che oggi porto a casa con orgoglio. Se queste soft skills venissero messe in atto da un sistema più ampio probabilmente genererebbero più talenti e maggiori capacità di lavorare in realtà di crescita.
Per molti il 2020 ha rappresentato un momento di crisi, lei ha saputo trasformarlo in un’opportunità, tant’è che ha ricevuto anche due prestigiosi riconoscimenti come “Donna manager 2020” e “Hotel manager 2020” per le sfide raccolte durante la pandemia. Cos’è successo?
Io parto dal presupposto che davanti alle difficoltà una persona può sempre imparare, quindi più è ardua la difficoltà, più è sicuramente bella l’emozione che si vive una volta portato a termine un percorso. Ho avuto la fortuna di far parte di un’azienda in cui l’imprenditore ha voluto correre il rischio, azzardando, di rimanere aperto in una fase molto critica. Abbiamo ospitato le persone malate di Covid che avevano bisogno di dimora per la quarantena e i medici che necessitavano anche loro di alcune postazioni perché non potevano tornare nelle proprie case. Agli inizi non avevamo linee guida e ci siamo dovuti basare sulle nostre forze, ma quando ci si trova in queste situazioni in realtà emerge la capacità di adattamento, di inventarsi, di mettere la creatività in campo, però mantenendo sempre ben saldo l’elemento fondamentale, ossia la squadra. Era necessario mantenere alta la performance e soprattutto la motivazione, perché in quel periodo è stata messa a dura prova proprio la sfera emotiva e psicologica delle persone. Quella è stata la parte più difficile ma è la stessa che ci ha poi portato ad ottenere visibilità ericonoscenza da parte delle persone, che è la cosa più importante. Per me era fondamentale cogliere quel momento per cercare di inviare dei segnali: che non ci saremmo fermati, che avremmo supportato e che avremmo superato questo momento di difficoltà. E quello era il modo migliore di comunicarlo.
Veniamo al suo libro, “Dal mobbing alla svolta”, un fenomenomolto attuale e subdolo che l’ha toccata personalmente, come nasce?
Innanzitutto nasce dall’esigenza di elaborare quello che avevo vissuto, per me si è trattato di una terapia vera e propria. E poi dalla consapevolezza dell’importanza di condividere con gli altri la mia esperienza, come ho sempre fatto anche in ambito lavorativo, perché potesse essere d’aiuto nell’affrontare una situazione simile alla mia. Stiamo parlando di un fenomeno molto delicato e subdolo, difficilissimo da esporre per le ragioni più svariate, dal timore di intaccare il proprio percorso a quello di vedersi chiudere le porte perché ci si è esposti. Per me era fondamentale scegliere il momento ideale per poter raccontare ilmio vissuto, ma soprattutto per raccontare la via d’uscita. E l’ho fatto in un momento in cui avevo un posizionamento, quindi avrei avuto la possibilità di essere ascoltata grazie alla mia presenza autorevole. Se non l’avessi fatto io, come avrei potuto essere fonte d’ispirazione per gli altri? Non ho timore di quello che potrà accadere, anzi se questo serve a dare un valore aggiunto alle persone lo faccio più che volentieri. Da questa consapevolezza ho puntato il piede sull’acceleratore, il libro ha avuto un grandissimo riscontro di cui sono estremamente felice, soprattutto per essere riuscita ad essere di aiuto a chi ha vissuto la mia stessa esperienza.
E come si arriva alla svolta?
Abbiamo parlato di consapevolezza e di viaggio interiore, ed è proprio quello che racconto nel libro. Noi non abbiamo la capacità di cambiare i comportamenti delle altre persone, né tantomeno quella di cambiare gli eventi esterni, sicuramente però abbiamo una grande responsabilità che spetta a noi in quanto artefici delle nostre reazioni a quello che ci accade, ed è lì che avviene la svolta. Una volta intrapresi dei percorsi di consapevolezza, che ci portano a capire esattamente quali sono i valori che ci distinguono in una determinata area della nostra vita, allora è possibile trasformare il momento di difficoltà in qualcosa che possa generare “benzina” e quindi accelerare i motori per raggiungere risultati in ogni ambito, e io nel libro ho cercato di esserne l’esempio. Dopo quello che avevo vissuto, la fase alberghiera per me era terminata, ma non prima di dimostrare per un’ultima volta le mie capacità. Così sono rientrata, ho dato il massimo, ed è arrivata l’ascesa professionale insieme ad una serie di riconoscimenti. Però non dimentico cosa mi ha aiutato a superare la barriera iniziale, che cosa mi ha smosso e che cosa oggi io amo fare.
È in arrivo un’altra sfida?
La sfida è il mio mantra e per indole non sto mai ferma, quindi certamente continuerò a mettermi alla prova e ho già alcune idee in mente… del resto, quella diversità che percepivo da bambinami è sempre rimasta attaccata e oggi la accudisco nel migliore dei modi, per anni è stata il mio freno, oggi è diventata il mio propulsore.
Micol Mulè

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