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    Autonomi e cassintegrati: chi è più colpito dalla crisi?

    Secondo uno studio della Uil gli autonomi perderebbero solo il 9% del loro reddito, basandosi su una presunzione irrealistica

    Secondo uno studio della UIL, durante l’emergenza coronavirus i cassintegrati vedrebbero una decurtazione maggiore dal loro reddito rispetto a quella dei lavoratori autonomi. Lo studio mostra che un cassintegrato con retribuzione annua di €22.500, a fine anno perde circa il 18% del suo reddito netto, in quanto la cassa integrazione copre fino a un tetto di 940 euro lordi (circa 780 netti), in più vengono persi anche i ratei della tredicesima e della quattordicesima.

    A parità di guadagno, ad una partita IVA che ha incassato zero a marzo ed aprile, sono stati garantiti 600 euro per ogni mese dal decreto Cura Italia, aumentati ad €1000 nel mese di maggio se viene riscontrata una perdita del fatturato di almeno il 33%. Quindi a parità di retribuzione (€22.500 l’anno), il cassintegrato perderebbe il 18% del suo reddito (assicurandosi nei tre mesi €2300 netti) ed il lavoratore autonomo perderebbe solo il 9% (assicurandosi €2200 dal Cura Italia, più le entrate derivanti dai propri affari).

    Peccato che lo studio in questione si basi su una presunzione assai fuorviante. Perchè se è vero che l’autonomo beneficia di 2300 euro del Cura Italia, non è vero che perde solo il 9% dei suoi guadagni, ma molto di più. Questo perché i suoi incassi non saranno mai gli stessi di quelli dell’anno precedente. Inoltre nella maggior parte dei casi, una retribuzione lorda di €22.500 per un lavoratore autonomo corrisponde ad un guadagno netto decisamente inferiore rispetto a quello percepito da un lavoratore dipendente.

    Da ciò si deduce che sono gli autonomi ad essere i più svantaggiati, senza contare neanche i costi ulteriori che questi sono costretti a supportare tra spese di pulizia dei locali, sanificazione, misure di sicurezza, diminuzione significativa della clientela.

    Peraltro il rischio che una piccola impresa fallisca è sicuramente maggiore di quello del licenziamento del lavoratore dipendente, che continua comunque a beneficiare della cassa integrazione.

    Infine bisogna considerare che gran parte delle partite iva, pur riprendendo gli affari, sono loro malgrado costrette a fare i conti con i ritardi dei pagamenti dei clienti, colpiti anch’essi dalla crisi.

    Molti professionisti non vedono pagarsi le fatture con puntualità come avviene invece per le buste paga dei dipendenti.

    Insomma, la ripresa e la sicurezza di un lavoratore autonomo sono molto più difficoltose di quanto lo studio della UIL sembra farci intendere.

    Andrea Curcio

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