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giovedì, 24 Settembre, 2020
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Il lavoro e l’epidemia: intervista al dott. Birtolo

Oggi parliamo con il dott. Luigi Birtolo, consulente del Lavoro, della difficile situazione dell’occupazione in questo periodo, tra Cassa Integrazione, divieto di licenziamento e problemi connessi.

1. Ci parli un po’ di lei, dott. Birtolo: in campo opera, quali le sue competenze specifiche?

Consulente del lavoro, con studi in economia e gestione aziendale, presidente territoriale di Bergamo per ANPIT, fondatore dello Studio Birtolo & Partners, specializzato nella gestione delle risorse umane con sedi in Milano, Bergamo e Brescia. Il nostro studio è una boutique delle risorse umane che costruisce su misura servizi per le proprie aziende clienti in ambito di amministrazione e gestione del personale; ci occupiamo di relazioni industriali, contenziosi con istituti ed enti, ristrutturazioni e riorganizzazioni , consulenza del lavoro e legale in ambito giuslavoristico, formazione e sicurezza negli ambienti di lavoro.
L’eccellenza dei servizi resi, frutto del costante impegno e approfondimento normativo e giuridico, continua ad ottenere rilevanti riconoscimenti da parte degli operatori del settore e dei clienti stessi. Oggi B&P è un un punto di riferimento a livello nazionale nel mondo della consulenza del lavoro.

2. Cassa Integrazione ai tempi del Coronavirus: quali le principali novità?

La pandemia Covid-19 ha stravolto nelle ultime settimane la nostra vita privata, il nostro modo di fare relazione, il rapporto con gli altri , il lavoro. L’impatto sul mondo produttivo è stato devastante, basti pensare al blocco generalizzato delle attività, allo stato di inattività di milioni di lavoratori, alla sospensione dei rapporti di lavoro.
La cassa integrazione connessa al Covid-19 è stato il primo provvedimento adottato dal Governo in materia di lavoro. Si è deciso di affrontare questo momento straordinario con strumenti ordinari, un grande errore.
Attualmente le aziende possono ricorrere alla Cassa Integrazione ordinaria, al FIS ed alla Cassa in deroga erogata tramite le regioni e le Province Autonome, fruendo di ammortizzatori sociali fino a 9 settimane, estese a 13 in caso di cassa in deroga per Lombardia, Emilia Romagna e Veneto.
La scelta dell’ammortizzatore da applicare è svolta attraverso l’analisi dell’inquadramento previdenziale, del settore contributivo di appartenenza, del numero dei dipendenti in forza.
Gli ammortizzatori sociali connessi al Covid-19, presentano un’istruttoria “semplificata” solo sulla carta, che prevede una prima informativa alle organizzazioni sindacali e nel caso di Cassa integrazione in deroga, la necessità di stipulare un accordo sindacale se l’azienda ha in organico cinque o più dipendenti.

3. Rapporto con i sindacati, quali sono i principali caveat?

Il loro ruolo in queste settimane, è risultato il più controverso e discutibile per metodo e funzione. Partendo dal metodo: tutte le aziende hanno dovuto prendere contatti con le organizzazioni sindacali territoriali al fine di avviare l’iter per la presentazione delle domande; abbiamo ricevuto dalle varie sigle centinaia di email in risposta , nelle quali si condizionava la sottoscrizione dell’accordo all’anticipazione della cassa integrazione da parte dell’azienda ed alla garanzia che durante i periodi di sospensione maturassero comunque ferie, permessi, tredicesima; appare sbalorditivo, come in un momento cosi drammatico per le imprese siano state avanzate proposte simili. Per non parlare del secondo tema: la funzione del sindacato nell’ottenimento della cassa integrazione. Che senso ha aver posto le aziende dinanzi ad un processo cosi complicato? Si voleva a tutti i costi ridare al sindacato la centralità persa in questi anni? Se la pandemia è sotto gli occhi di tutti ed essendo le chiusure di uffici, esercizi e fabbriche imposte dal Governo, qual è la ragione per cui si debba confrontarsi con il sindacato e sottoscrivere un accordo?
E’ come se l’arbitro durante una partita di calcio, sospendesse momentaneamente l’incontro perchè il pallone è bucato e per riprendere il match chieda ai giocatori di firmare un accordo. Assurdo.

4. A chi conviene davvero la cassintegrazione tra le PMI?

Occorre sfruttare gli ammortizzatori a disposizione perchè il momento storico che stiamo attraversando non ha precedenti. Si parla di una diminuzione del PIL italiano vicina all’11%, la situazione negli Stati Uniti preoccupa per dimensione e ripercussioni sul resto del mondo, le istituzioni europee fino a questo momento latitano. Le imprese devono attutire i costi fissi connessi al personale ed alle infrastrutture, accedendo agli strumenti previsti dal recente “Decreto Liquidità”. Oggi, più che mai, cè bisogno dello Stato e bisogna sfruttare senza indugio ogni strumento utile per garantire alle imprese di sopravvivere e non soffocare tra debiti e costi di gestione
5. Che consigli si sentirebbe di dare ad un imprenditore in difficoltà con i dipendenti?
Pianificare, con i propri professionisti di fiducia, la riapertura e la ripresa della produzione. Vuol dire non lasciarsi scoraggiare ed offuscare dal momento e dalla stagnazione attuale, pensando alla predisposizione di un budget dei costi del personale, al fabbisogno di personale utile a riprendere le attività già programmate, ricercando strumenti di flessibilità idonei a riprendere gradualmente la produzione.

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