Tra tensioni geopolitiche, transizione energetica e sfide industriali, il settore automobilistico europeo continua a muoversi in un contesto di forte incertezza. Da un lato pesano i timori legati al conflitto in Medio Oriente e all’aumento dei costi energetici, dall’altro cresce il confronto politico in Europa sul futuro dell’automotive e sulle regole della transizione ecologica.
Secondo la Nota sull’andamento dell’economia dell’ISTAT, i dati disponibili incorporano solo in parte gli effetti della crisi nell’area mediorientale, che sta già determinando una riduzione dell’offerta e un forte rialzo dei prezzi delle materie prime energetiche. Uno scenario che continua ad alimentare incertezza soprattutto in Europa, dove la crescita economica resta più debole rispetto al dinamismo dell’Asia e alla tenuta degli Stati Uniti.
Sul fronte europeo, il dibattito si concentra sempre più sul futuro dell’automotive e sulla sostenibilità della transizione ecologica. Il leader del Partito Popolare Europeo, Manfred Weber, intervenendo al “Car Summit” organizzato dal Ppe all’Eurocamera, ha ribadito la necessità di mantenere competitivo il settore automobilistico europeo, chiedendo maggiore flessibilità normativa rispetto agli obiettivi climatici dell’Unione Europea.
Secondo Weber, il target europeo di riduzione delle emissioni del 90% entro il 2040 resta ambizioso, ma il comparto ha bisogno di regole capaci di accompagnare concretamente la trasformazione industriale. Il leader popolare ha inoltre rivendicato la posizione del Ppe contro il divieto dei motori a combustione interna, sottolineando il peso strategico dell’automotive europeo, un settore che vale milioni di posti di lavoro e che continua a confrontarsi con la concorrenza globale, i costi energetici e le sfide della transizione tecnologica.
Weber ha poi lanciato un appello alle altre famiglie politiche europee, chiedendo in particolare a Socialisti, Liberali e Verdi di trovare un compromesso stabile sul dossier automotive. Secondo il leader del Ppe, l’Europa non può continuare ad affrontare con continui scontri politici il tema dei trasporti e della mobilità, in una fase così delicata per il settore. “Se non volete ascoltare noi, ascoltate i produttori, i bisogni del settore e i sindacati”, ha affermato, invitando le forze politiche europee a sostenere una linea più pragmatica sulla transizione del comparto automobilistico.
Sul tema è intervenuto anche Ola Källenius, presidente dell’associazione europea dei costruttori di automobili (Acea) e Ceo del gruppo Mercedes-Benz, che ha ribadito l’importanza per l’Europa di non penalizzare ulteriormente il settore: “L’industria dell’automotive è la più grande dell’Unione europea: oltre a milioni di posti lavoro abbiamo un settore che spende circa un terzo degli investimenti privati in ricerca e sviluppo. Negli ultimi anni abbiamo speso più di 250 miliardi di euro in elettrificazione e decarbonizzazione: la nostra strategia è rivolta al futuro, ma tutti questi sforzi devono avvenire in un ambiente funzionante, in grado di coniugare competitività, economia e decarbonizzazione”.
Incontrando i giornalisti durante il ‘Car Summit’, Källenius ha ancora una volta sottolineato come il Green Deal abbia necessità di una revisione, sempre con l’obiettivo della salvaguardia dell’ambiente: “È ovvio che l’attuale regolamentazione in vigore in Ue abbia dei difetti e necessiti di aggiustamenti, con l’obiettivo di avere un percorso europeo verso la decarbonizzazione che sia di successo”.
Gloria Giovanditti






