L’economia mondiale continua a muoversi lungo direttrici divergenti, tra il dinamismo dell’Asia, la solidità degli Stati Uniti e una persistente debolezza dell’Europa, mentre crescono le preoccupazioni per gli effetti del conflitto in Medio Oriente sul mercato energetico. È quanto emerge dalla Nota sull’andamento dell’economia dell’ISTAT, che sottolinea come i dati attualmente disponibili incorporino solo in parte le conseguenze della guerra nell’area.
Secondo l’Istat, il conflitto sta già determinando una riduzione dell’offerta e un forte aumento dei prezzi delle materie prime energetiche, alimentando nuove tensioni in un quadro internazionale già fragile. Le prospettive economiche restano quindi strettamente legate alla durata della guerra e ai suoi effetti sull’energia e sull’inflazione.
In Italia, a marzo la produzione industriale ha registrato il secondo aumento consecutivo su base mensile, trainata soprattutto dai beni strumentali, in crescita del 2,1%. Su base annua, lo stesso comparto segna un aumento del 5,8%, mentre restano in calo i beni di consumo (-1,9%) e l’energia (-3,1%). Secondo l’Istat, la crescita dell’indice complessivo è sostenuta quasi esclusivamente dai beni strumentali, mentre i beni di consumo mostrano segnali di debolezza da quattro mesi consecutivi.
Tra i settori più dinamici spiccano la fabbricazione di mezzi di trasporto (+11,2%), l’attività estrattiva (+6,7%) e la produzione di computer ed elettronica (+6,1%). Le flessioni più marcate riguardano invece i prodotti chimici (-7,8%) e il comparto energetico.
Il rialzo della produzione industriale viene però accolto con cautela dall’Unione Nazionale Consumatori. Per il presidente Massimiliano Dona, i recenti dati non rappresentano ancora un segnale di reale ripresa, anche perché a marzo non erano ancora visibili gli effetti del conflitto con l’Iran e dei rincari di luce e gas arrivati dalla metà di aprile. Dona avverte inoltre che le difficoltà potrebbero aggravarsi con eventuali problemi nei trasporti marittimi nello Stretto di Hormuz.
A preoccupare maggiormente resta il calo dei beni durevoli, scesi del 4,2% in un solo mese, dato che secondo l’associazione riflette le crescenti difficoltà economiche delle famiglie in un contesto segnato da consumi deboli, rincari energetici e forte incertezza internazionale.
Gloria Giovanditti
Istat: cresce la produzione industriale, ma i consumi frenano ancora






