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    Perché il risultato elettorale in Polonia dà ragione a Meloni e Tajani, intervista a Salini (FI-PPE)

    Perché il risultato elettorale in Polonia dà ragione a Meloni e Tajani, intervista a Salini (FI-PPE)
    Sorpresa sorpresa. La Polonia svolta al centro e aziona la frenata rapida nella corsa del partito di governo nazionalista Diritto e Giustizia, premiando la coalizione europeista formata dal partito Coalizione Civica di Donald Tusk, già presidente del Consiglio Europeo e Primo Ministro in Polonia per sette anni, dai Socialdemocratici di La Sinistra e la formazione di centro-destra Terza Via. Al momento della chiusura del giornale, i risultati non sono ancora ufficiali, ma gli exit poll sembrano sufficientemente chiari da fornire spunti per un commento.
    Da più parti si inneggia alla vittoria di Tusk come a un’inversione di tendenza all’affermazione delle destre populiste e anti-europeiste del patto di Visegrad, spingendosi a profetizzare il crollo di FdI in Italia, o perlomeno a ipotizzare dubbi sull’alleanza con Forza Italia, visto che le due forze militano in Europa in schieramenti diversi, Fratelli d’Italia nel gruppo dei Conservatori (ECR), lo stesso dei polacchi di Diritto e Giustizia, Forza Italia nel PPE. Da Bruxelles, però, Massimiliano Salini, Europarlamentare del PPE, prova a offrire un’analisi più approfondita:
    “La scelta dei polacchi, chiaramente favorevole agli europeisti, non è da considerarsi una battuta d’arresto nella collaborazione che si sta consolidando in chiave europeista tra PPE e i Conservatori”.
    In che senso?
    “Questa collaborazione è un toccasana nella misura in cui si verifica nella modalità che noi italiani qui in UE cerchiamo di promuovere, cioè una spinta della parte più centrale e moderata a marginalizzare le aree più ideologizzate, cioè sinistra e verdi, e sostituirla con aree più aderenti al centrodestra. Quello che accade in Polonia evidenzia che quando i partiti conservatori esasperano il messaggio antieuropeo alla fine perdono posizioni, mentre quando, come in Italia, scelgono posizioni europeiste e vicine al PPE, come è il caso di Fratelli d’Italia alleato di Forza Italia, alla fine guadagnano consenso. In questo senso quello che avviene in Polonia è emblema di qyesti percorso e conferma la bontà e la strategia di un rapporto tra PPE e partiti della destra conservatrice come accade in italia tra Meloni e Tajani”.
    Quindi il risultato in Polonia è un incoraggiamento all’unione, alla condivisione tra conservatori e moderati in tutta Europa?
    “Il risultato in Polonia ci deve spingere in questa direzione, anzi accelerare questo percorso”.
    I Baviera, poche settimane fa, il partito ultra-conservatore AfD ha invece ottenuto un ottimo consenso, pur nella generale affermazione dei cristiano-democratici.
    “Il risultato eclatante di Alternative fur Deutschland è un grido d’allarme contro un’Europa miope nei confronti delle imprese e delle imprese agricole, in particolare, contro un’Europa che continua a puntare alla sostenibilità, dimenticando che è già la più sostenibile al mondo e che il suo obiettivo dovrebbe essere la competitività.Lo dimostra il fatto che mentre vincevamo la sfida della competitività nei mercati globali stavamo al contempo diventando il continente con le imprese più sostenibili al mondo. Punto di svolta non è il green deal, ma recuperare competitività sul mercato globale, anche proteggendole le nostre imprese. La pelle su cui fa gli esperimenti Timmermans è la pelle della povera gente. Se dovessimo dire che cosa non ha capito la Commissione Europea in questi cinque anni è proprio questo. Ha pensato di sostituire un nuovo modello alla tradizione manifatturiera consolidata, instaurando un modello green che invece era già insito nelle nostre aziende”.
    In conclusione, che cosa ci dice questa tornata elettorale in vista delle prossime elezioni europee?
    “I risultati in Polonia ci dicono che il modello italiano funziona, mentre quello che è accaduto in Baviera ci dice che il centrodestra deve porre molta attenzione allo spostamento a destra dell’elettorato perché la reazione verso l’esasperazione verso la politica eccessivamente green è forte e potrebbe anche essere più forte alle Europee”.
    Alberto Manzo

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