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    Patto di stabilità: la linea italiana

    Patto di stabilità: la linea italiana
    La Commissione europea ha presentato le nuove proposte legislative per modificare le regole di bilancio dell’Unione, in primis il Patto di Stabilità e Crescita europeo. I vecchi parametri, che prevedevano target rigidi su deficit, debito e spesa, sono sospese dal 2020 a causa della pandemia e lemodifiche dovranno essere approvate entro fine anno per far ripartire il Patto a partire dal prossimo anno. Il governo Meloni ha dichiarato di voler evitare impegni eccessivi, ma dovrà fare i conti con l’opposizione della Germania e dei Paesi rigoristi.
    Arrivano da Bruxelles le nuove proposte legislative Ue sui conti pubblici. In quella che è una trattativa all’ultimo ritocco, la Commissione ha annunciato la proposta legislativa sulla riforma del Patto di Stabilità e Crescita europeo, che rappresenta il cardine della comune disciplina economica nell’Ue.
    Le nuove proposte lasciano più flessibilità ai Paesi nel rientro del debito pubblico, elevato in molti casi, introducendo percorsi di aggiustamento concordati Stato per Stato anziché target numerici rigidi. L’Italia, con un debito al 145% del PIL, ha chiesto di escludere gli investimenti green e digitali dal calcolo del deficit, ottenendo solo parzialmente soddisfazione dalla Commissione. La Germania, insieme ad altri Paesi rigoristi come Olanda, Austria e Finlandia, ha invece spinto per introdurre ulteriori vincoli, come un taglio del debito di almeno 1% l’anno.
    Il governo Meloni cercherà di limitare gli impegni di riduzione del debito, anche se dovrà tener conto delle posizioni non sempre concilianti dei partner. Un ruolo di mediatore in favore di maggiore flessibilità potrebbe averlo la Francia, con un debito al 113% del PIL, mentre Paesi Bassi e altri Stati spingono per una maggiore disciplina. L’esecutivo ha indicato nel Documento di economia e finanza la sua linea: sostegno alle proposte della Commissione, ma con critiche su alcuni punti e richieste di trattamento preferenziale per gli investimenti “verdi” e in difesa, nonché maggiore simmetria nella procedura sugli squilibri macroeconomici.
    Le nuove regole dovranno essere approvate entro fine anno, prima della scadenza della clausola di salvaguardia. La Commissione è fiduciosa, ma i ministri economici dell’Eurogruppo non hanno ancora potuto discutere approfonditamente le proposte e si prevede un confronto a margine del Consiglio Ecofin a Stoccolma, mentre una discussione strutturata è rinviata. La riforma del Patto di Stabilità diventa dunque un dossier cruciale per l’evoluzione dell’integrazione europea, in un braccio di ferro tra rigorismo e flessibilità, spinta alla convergenza e attenzione alle specificità nazionali. Una partita delicata, con l’Italia impegnata a limitare i vincoli pur restando nel perimetro Ue.
    Il ministro Giorgetti ha dichiarato che le proposte della Commissione “è certamente un passo avanti ma noi avevamo chiesto con forza l’esclusione delle spese d’investimento, ivi incluse quelle tipiche del Pnrr digitale e green deal, dal calcolo delle spese obiettivo su cui si misura il rispetto dei parametri. Prendiamo atto che così non è».Un po’ più morbido ma sulla stessa linea anche il commissario Ue all’Economia Paolo Gentiloni: “L’Italia dovrà ridurre il livello del proprio debito. Quando questa riforma verrà approvata l’Italia potrà farlo in modo più graduale e potrà farlo anche nel modo che avrà deciso l’Italia. Si attende il verdetto finale, dunque, per sapere quante e quali delle richieste italiane saranno prese in considerazione nella proposta.
    Pietro Broccanello

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