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Conti pubblici e scadenze: le prime incombenze del nuovo governo

Conti pubblici e scadenze: le prime incombenze del nuovo governo
Raramente l’esito di una tornata elettorale si intreccia così strettamente con le scadenze sul bilancio e sui conti pubblici. Stavolta invece il neoeletto governo di centrodestra, freschissimo delle elezioni di appena due giorni fa, dovrà fare i conti con alcune scadenze estremamente ravvicinate che lo occuperanno praticamente dal giorno zero.
La scadenza per la messa a punto della Nadef è addirittura oggi, 27 settembre, mentre il governo, che dovrebbe entrare in carica entro la prima settimana di novembre, avrà un tempo ristrettissimo (meno di due mesi) per fare approvare la manovra di bilancio.
È già oggi il giorno entro il quale il governo in carica – per quanto dimissionario – deve presentare al Parlamento la Nota di aggiornamento al Def. Non era mai successo che la stesura del documento fosse direttamente intrecciata con le elezioni politiche e che fosse, proprio per questo, tanto attesa dai mercati: i contenuti di quel documento, che è il quadro macroeconomico della legge di Bilancio, dipingeranno con ogni probabilità una situazione economica in rapido peggioramento.
I dati riportano infatti una crescita in calo di 1,5-2 punti rispetto alle previsioni della scorsa primavera e il deficit/PIL in aumento per effetto del rallentamento degli interessi sul debito, come anche del loro aumento, e per via delle spese “obbligate”.
Ne consegue che il prossimo Primo Ministro avrà a disposizione uno spazio fiscale per la manovra pressoché inesistente. Non per niente infatti negli ultimi tempi Giorgia Meloni si è espressa contro un nuovo scostamento di bilancio e ha limitato il più possibile le promesse elettorali ad alto costo. Dal canto suo il cofondatore di Fdi Guido Crosetto ha dichiarato che la flat tax al momento non è nemmeno in discussione e ha perfino auspicato che, visti i tempi stretti, la manovra la manovra venga fatta “a quattro mani” con il governo uscente.
Come detto, i numeri del Def dello scorso aprile (quando il Tesoro prevedeva una crescita del PIL reale del 2,4% per il 2023 e un disavanzo che dal 5,6% del 2022 avrebbe dovuto scendere al 3,9%) sono stati chiaramente stravolti dall’invasione russa dell’Ucraina, dal caro-energia, dall’aumento dell’inflazione e dalle mosse della Bce. Secondo l’Ocse il dato complessivo per il 2023 si fermerà a  0,4%, dato simile a quello risultante da un sondaggio condotto da Bloomberg tra 34 economisti.
Sono questi i numeri attesi nella Nadef che il Ministero dell’Economia ha ultimato – solo nella parte tendenziale, visto che quella programmatica dipende dalle misure che saranno decise dal futuro esecutivo – sotto la guida di Daniele Franco, tuttavia sia quest’ultimo che Mario Draghi hanno affermato di non aspettarsi una recessione.
Oltre alla Nadef, che è sicuramente l’incombenza più urgente, c’è poi da mettere a punto il Documento programmatico di bilancio, nel quale il governo definisce a grandi linee l’impianto della manovra. Ma visto che esso va inviato per legge a Bruxelles entro il 15 ottobre, la stesura sarà ancora compito del governo Draghi (che avrebbe volentieri lasciato l’onere al nuovo governo), in quanto il nuovo esecutivo entrerà in carica a partire da novembre.
A quel punto sarà una vera e propria corsa contro il tempo scrivere la manovra che va fatta approvare dal Parlamento entro il prossimo 31 dicembre, cioè meno di due mesi dall’effettivo insediamento: pena il ricorso all’esercizio provvisorio.
Ma per ora stiamo a vedere come e quanto velocemente si organizzerà il governo neoeletto.
Pietro Broccanello

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