sabato, Maggio 25, 2024
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    House of Draghi: diario di una crisi Italiana

    House of Draghi: diario di una crisi Italiana

    Nella politica italiana è sempre gennaio, anche per Draghi. Non perché faccia freddo, ma perché questo Parlamento non verrà sciolto mai abbastanza in fretta. La peggiore legislatura da 160 anni a questa parte regala sempre grandi emozioni. E ieri ne è stata solo l’ennesima conferma. I fatti, prima di tutto. Draghi si presenta in aula con decreto legge Aiuti da convertire. Il MoVimento 5 Stelle, dopo aver votato la fiducia alla Camera, decide di non partecipare al voto al Senato. Perché? Perché hanno finalmente risolto il dilemma di Nanni Moretti: li si nota decisamente di più se alla festa non ci vanno proprio. Inoltre c’è la questione del termovalorizzatore di Roma, che a loro proprio non va giù. I Cinque Stelle, dunque, non votano la fiducia. Lo fa, in ogni caso, il resto del Senato, salvo Fratelli d’Italia, Alternativa c’è e la De Petris (LeU). La De Petris è rilevante, il perché lo vedremo dopo.

    Ricevuto il sostegno del 60% dei Senatori, dunque, Draghi fa l’unica cosa possibile in questi casi. Si presenta, dimissionario, da Mattarella. Il quale lo ascolta silente per un’ora per poi chiedergli (non sappiamo se sia andata così, quindi questo non è proprio un fatto, ma se al mondo vi fosse un po’ di bene e ognuno si considerasse suo fratello sarebbe andata proprio così) se stia scherzando o dica sul serio. Draghi è serissimo. Mattarella lo caccia. Draghi non si scompone, arriva in Consiglio dei Ministri, in tempo per vedere i componenti dei Cinque Stelle che fanno i vaghi e chiedono se ci siano novità di rilievo e Cingolani che discute animatamente con Orlando. Continua a non scomporsi. Annuncia le sue dimissioni. Mattarella le riceve e domanda, con aurea gravitas: “Ma ancora qua sta? Gliel’ho già detto, TORNI A BORDO”. Le respinge (e due) pertanto, e rimanda Draghi alle Camere.

    Qualcosa di tutto questo ha senso per voi? Tranquilli, se non avete risposto sì non siete soli. La logica del Presidente del Consiglio è che lui ha accettato di presiedere un Governo di unità nazionale, e se qualcuno si sfila viene meno la sua disponibilità. Questa versione va vicino al vero. Ieri, ovviamente, nessuno si è davvero sottratto. Ma qualcuno si è preso uno spazio di libertà che renderebbe, sul lungo termine, impossibile gestire il governo. La cosa non perfettamente chiara è di quale lungo termine stiamo parlando, perché al più tardi si vota il 28 maggio. Qual è, sempre ci sia, allora il problema?

    Il problema è di natura mineralogica. A Draghi si è, ahinoi, rotto il quarzo. Questo bellissimo cristallo, purtroppo, non è riparabile. E procedere per altri dieci mesi col quarzo rotto è impensabile. Non è un problema politico, a tutta evidenza, non conta chi abbia rotto il quarzo, anche perché si tratta di operazione a più mani. E poi, un fatto è un fatto: il quarzo, ormai, è rotto del tutto. Pertanto da qui a mercoledì possono succedere solo tre cose: 1. I partiti della maggioranza si mettono in riga e smettono la loro opera demolitoria del martoriato quarzo di Draghi 2. Qualcuno si fa avanti, piccone alla mano e demolisce ciò che resta del cristallo del premier, con la conseguenza irrimediabile delle elezioni 3. I partiti fanno i vaghi fino a mercoledì mattina e Draghi saluta la curva e torna a fare il nonno.

    Ma perché, per i nostri politici, è sempre gennaio? Perché, esattamente come a gennaio sembrava impossibile un Mattarella bis, oggi pare impossibile che un Presidente del Consiglio col quarzo gravemente scheggiato possa decidere di restare. E come oggi, contro ogni previsione, il Presidente della Repubblica resta Mattarella, domani il primo ministro potrà restare Draghi. Pertanto assisteremo a una settimana buttata fondamentalmente per nulla, salvo vellicare gli istinti piazzaioli della componente populista della maggioranza.

    Ah, non mi sono dimenticato della De Petris. Anche lei, insieme al suo indimenticabile partito, andrebbe considerata fuori dal perimetro della maggioranza. Fortunatamente, in questa storia di rettili volanti arrabbiati, di minerali scheggiati e padri della patria perplessi assisi sul colle più alto, alcuni elementi di normalità permangono. E della De Petris, del suo partito e delle sue riserve sugli inceneritori non frega e non fregerà nulla a nessuno. Contribuendo a restituirci un po’ di normalità in questa serie parlamentare che, grazie a Dio, non vedrà mai gli schermi, risparmiando ai nostri figli il solenne imbarazzo che proviamo tutti noi a leggere di queste vicende.

    Luca Rampazzo

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