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    Twitter fa causa ad Elon Musk per costringerlo all’acquisizione

    Twitter fa causa ad Elon Musk per costringerlo all’acquisizione
    Dopo la notizia di qualche tempo fa sulla volontà del magnate sudafricano (naturalizzato americano) di acquistare la rete sociale di San Francisco, ora l’uomo più ricco del mondo sembra aver fatto marcia indietro. Il motivo scatenante del dietrofront sembra essere il fatto che Twitter avrebbe nascosto la realtà di un numero di bot (account falsi) superiore al 5% rispetto ai documenti aziendali, cosa che avrebbe dovuto portare a una sostanziale riduzione del prezzo pattuito ad aprile. Ma ora Twitter fa causa a Musk per costringerlo a rispettare l’accordo.
    Le prime due grandi sfide (personali e, in un certo senso, globali) Elon Musk le ha combattute e vinte: trasformare l’industria automobilistica spingendola verso l’elettrico e conquistare lo spazio come privato. E lo ha fatto coi mezzi e nel mondo che da sempre predilige, ovvero l’industria.
    Ora, però, la terza sfida si prospetta più lunga e complessa del previsto e soprattutto in un territorio a lui abbastanza ignoto: quello del digitale e di una disputa legale alquanto complessa e dai tempi indefiniti, davanti al tribunale del Delaware, lo Stato in cui Twitter è registrata per motivi fiscali.
    Gli antefatti sono generalmente noti: qualche tempo fa Elon Musk aveva annunciato la decisione di fare un ulteriore (ed ennesimo) colossale passo nel suo progetto di “progresso dell’umanità”. Dopo le auto elettriche Tesla e i viaggi spaziali con SpaceX, infatti, si era dimostrato fermamente intenzionato ad acquistare Twitter, una delle reti sociali più utilizzate al mondo (ma da tempo in grave calo). L’intento di Musk era quello di rivoluzionare il social cinguettante rivedendone le funzionalità, la privacy policy e molti altri aspetti fondamentali.
    L’accordo che era stato pattuito raggiungeva la cifra non indifferente di 44 miliardi di euro, ma questi non sono certamente problemi che impensieriscono l’uomo più ricco del mondo, che ad aprile ha superato anche il suo “collega” di Amazon Jeff Bezos.
    Quello che è emerso da aprile ad oggi, tuttavia, è che i termini di tale accordo erano ben più complessi e incerti di quel che sembrava, fino a portare il magnate a minacciare di non voler più comprare l’azienda e, in definitiva, a rinunciare all’accordo.
    Uno dei punti principali del “ripensamento” riguarda il fatto che Twitter avrebbe nascosto un numero di bot, cioè account falsi senza un utente reale, superiore al 5% denunciato nei documenti aziendali. L’accusa di questo fatto da parte di Musk avrebbe dovuto portare a un sostanziale ridimensionamento del prezzo pattuito nell’accordo di aprile (prima del crollo delle Borse) e soprattutto dei titoli tecnologici (54,20 dollari per azione).
    Ma dopo che la minaccia si è trasformata nell’effettiva decisione di Musk di non essere più intenzionato ad acquistare la società, ora il braccio di ferro sembra farsi alquanto complesso e non è possibile prevederne la durata.
    Twitter ha infatti risposto facendo causa a Musk per costringerlo ad onorare l’impegno di acquistare la società al prezzo stabilito di 44 miliardi di dollari, accusando la sua “exit strategy” dell’accordo come un “modello di ipocrisia e cattiva fede” e sottolineando che nessuno, neppure l’uomo più ricco del mondo, può sentirsi libero di cambiare improvvisamente idea a suo piacimento.
    Il patron di Tesla e SpaceX ha rinnovato la sua accusa verso Twitter di non aver diffuso sufficienti informazioni per consentire la corretta valutazione degli elementi, soprattutto rispetto agli account falsi e spam, e ha ironizzato sull’azione legale del social che, con la causa, a suo avviso sarà ora costretta a pubblicare i dati reali davanti a un giudice.
    Nonostante abbia ricevuto critiche da più fronti (perfino da Donald Trump), Elon Musk non sembra particolarmente preoccupato dalla situazione e non contempla l’ipotesi di essere sconfitto in tribunale, anche se è ciò che molti sostengono. Il verdetto finale si scoprirà comunque soltanto dopo il processo e ad ora non è facile prevedere chi la spunterà.
    Pietro Broccanello

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