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    Home Lombardia BRIXIA SMILE, ANCHE IL BOWLING È INCLUSIVO

    BRIXIA SMILE, ANCHE IL BOWLING È INCLUSIVO

    BRIXIA SMILE, ANCHE IL BOWLING È INCLUSIVO

    Oggi parliamo di Brixia Smile, l’associazione nata dall’idea di Cesare Mesa e Mauro Facchetti, già Presidente della Federazione Italiana Sport Bowling, di far scoprire il popolare gioco di boccia e birilli a ragazzi con disabilità, con l’obiettivo, sancito nel nome dell’associazione, di regalare loro un sorriso e un momento di svago. La location? Il bowling Leonessa di Brescia.

    Mauro, come nasce Brixia Smile?

    Quando sono diventato Presidente FISB, a Roma ho avuto l’opportunità di essere coinvolto nell’organizzazione dei Giochi Europei per persone con disabilità intellettiva. Al termine del mio mandato ho voluto rimanere ancorato a quel mondo, ed ho iniziato a prendere contatti con alcune associazioni che coinvolgevano persone con disabilità intellettiva in tutta Italia. È stato a Biella che ho incontrato alcuni ragazzi bresciani dell’associazione “No Frontiere”, impegnati a partecipare alla competizione. Grazie alla collaborazione con loro abbiamo cercato di dare un contributo per rendere questo sport più autonomo, formato e completo: l’obiettivo non voleva essere solo quello di “insegnare” lo sport; il progetto era più grande e voleva guardare all’interazione in senso lato, offrendo occasioni di incontri e socialità. Così è nata Brixia Smile, l’associazione della quale sono Presidente, e per la quale mi occupo dell’organizzazione degli eventi e degli allenamenti, ovviamente aiutato da tanti volontari e genitori senza i quali nulla sarebbe possibile. L’appuntamento per giocare a bowling con i nostri ragazzi è diventato ormai un appuntamento settimanale al bowling Leonessa di Brescia.

    Come funziona la categoria?

    Nel mondo della disabilità abbiamo due grosse realtà, il Comitato Italiano Paralimpico, che svolge attività formativa di sport a 360 gradi, che è una realtà riguardante le disabilità fisiche, poi c’è Special Olympics, l’organizzazione fondata dalla famiglia Kennedy, alla quale siamo associati come Brixia Smile, che incarna uno scopo ben diverso: non va alla ricerca del campione, ma utilizza lo sport per aiutare a dare maggior autonomia a persone con disabilità intellettiva, cercando di aiutare questi ragazzi ad interagire meglio con le persone normodotate. Noi ci occupiamo degli ultimi, non dei primi.

    Come si svolgono le competizioni?

    Innanzitutto parliamo di giochi e non di competizioni per i motivi che dicevo poc’anzi. Ci sono giochi regionali, nazionali, europei e mondiali organizzati da Special Olympics, e devo dire che aver potuto partecipare a ciascuna di queste esperienze, come ad esempio ai mondiali di Los Angeles, è un’esperienza incredibile, che porterò sempre nel cuore.

    Avete partecipato ad alcuni giochi di recente, vero?

    Esatto, abbiamo partecipato ai giochi nazionali a Torino, i primi organizzati dopo l’avvento della pandemia. Ci siamo ritrovati con ragazzi da tutta Italia, oltre 700 atleti con 1300 persone a seguito. C’era grande felicità negli occhi di ogni ragazza e ragazzo per poter tornare finalmente a ritrovarsi in presenza. È stato un momento molto intenso, tant’è che la difficoltà più grossa è stata quella di riuscire a tener tranquilli i ragazzi. La tensione era alle stelle, come se fosse stata la prima volta, nonostante molti di loro fossero abituati a partecipare alle gare. E devo dire che a parte le vittorie delle medaglie che li hanno gratificati moltissimo, la cosa più bella è stata proprio la socialità ritrovata.

    Oggi grazie ad associazioni come Brixia Smile possiamo offrire davvero molto ai ragazzi disabili, e spesso perdiamo di vista l’importanza del volontariato. Che ne pensi?

    Sarebbe durissima senza le associazioni. Sono tantissimi i volontari che si avvicinano al mondo delle disabilità. Poi, quando sono dentro, non ne escono più perché vengono ripagati da questi ragazzi in modo incredibile, ed è un supporto che lo Stato dovrebbe tenere più sott’occhio perché queste fantastiche realtà di volontariato i ragazzi disabili sarebbero letteralmente abbandonati.

    Qual è il problema più ricorrente?

    Noi in particolare ci occupiamo solamente dell’organizzazione dei giochi, e grazie alla collaborazione con il Bowling Leonessa di Brescia abbiamo ben poco da richiedere. Ma il problema che più attanaglia le associazioni in generale, soprattutto quelle che ospitano ragazzi disabili anche oltre lo sport, riguarda la burocrazia che sta dietro ad ogni iniziativa. Ci si trova la strade bloccate nonostante le idee non manchino e siano tutte davvero meritevoli. Un intervento amministrativo aiuterebbe davvero tanto.

    Grazie!

    Andrea Valsecchi

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