lunedì, Aprile 15, 2024
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    Stretta BCE: la situazione italiana

    Stretta BCE: la situazione italiana
    Il cambiamento di rotta nella politica economica della Bce dopo la riunione dello scorso 9 giugno ha destato qualche preoccupazione tra i Paesi dell’Eurozona, che devono dire addio alle politiche ultra-accomodanti della Banca Centrale Europea. Da luglio fine del Qe e tassi che aumenteranno di 25 punti base. L’Italia è tra i Paesi che rischiano di soffrire di più della situazione, ma in maniera graduale. La parola d’ordine di Lagarde è “niente panico”, mentre arriva la reazione del centrodestra.
    Si prevede un luglio caldo per i Paesi dell’Eurozona che dovrà affrontare gli esiti delle decisioni con cui la Bce ha stabilito di cambiare la propria politica economica a partire da quest’estate. A partire dal primo giorno del prossimo mese, infatti, l’Eurotower interromperà il proprio programma di acquisto di attività (App) e successivamente, nella riunione di politica monetaria prevista per il 21 luglio, procederà a un aumento dei tassi d’interesse di 25 punti base. È la prima volta dal 2011.
    Un ulteriore passaggio è stato già annunciato per settembre, data a partire dalla quale ci si attende nuovi aumenti, con un ritmo graduale ma sostenuto. Notizie importanti che hanno suscitato le reazioni più svariate e destato discrete preoccupazioni, ma che non si distanziano fondamentalmente da quanto ci si aspettava da Francoforte, considerando la decisione della Bce di seguire puntualmente la tabella di marcia indicata dalla sua presidente, Christine Lagarde, che aveva prospettato “tassi positivi entro settembre”.
    Per ora dunque i tassi rimangono fermi (il principale a zero, quello sui depositi a -0,50% e quello sui prestiti marginali a 0,25%), ma il consiglio direttivo adeguerà la propria direzione economica in base ai dati che recepirà e in base a come valuterà l’evoluzione dell’inflazione a medio termine.
    I dati infatti per il momento non sono affatto rassicuranti, con l’inflazione media dell’Eurozona che rimane la sfida maggiore attestandosi al 6,8% quest’anno e che, secondo i tecnici di Francoforte, dovrebbe mantenersi su livelli elevati per un certo periodo di tempo, per poi rallentare al 3,5% nel 2023 e al 2,1% l’anno seguente.
    Tutto questo senza considerare l’imprevista incognita della guerra in Ucraina che, ovviamente, rappresenta un ulteriore e significativo motivo di rischio al ribasso, soprattutto nel caso in cui ci fosse un’escalation delle ostilità che avrebbe effetti ancor più dirompenti sulle forniture di energia all’area Euro.
    Non è previsto, per ora, un effettivo scudo per i Paesi più deboli e indebitati. Tuttavia la Lagarde ha affermato che nel caso di nuovi casi di frammentazione finanziaria dovuti alla pandemia, “i reinvestimenti del programma Pepp possono essere regolati nella tempistica, nel tipo di asset e giurisdizioni in qualsiasi momento”. Non c’è dunque attualmente sul tavolo un piano contro l’eventuale allargamento degli spread, ma se sarà necessario si farò affidamento a strumenti già esistenti come i reinvestimenti in ambito Pepp.
    Sul fronte italiano gli ultimi avvenimenti hanno scatenato ogni sorta di reazione, dalla relativa “tranquillità” – o assenza di panico – delle stanze del Tesoro, che pure è costretto ogni giorno a pagare interessi sempre più elevati per collocare il debito, all’accusa da parte del centrodestra contro la Banca Centrale. Inutile dire che i toni più accesi sono stati quelli del leader della Lega Matteo Salvini, che ha accusato Bce, Commissione e Parlamento europeo di aver iniziato un vero e proprio attacco contro l’Italia, col quale si vorrebbe “svendere” il nostro Paese alla stregua della Grecia.
    Anche secondo Antonio Tajani la “signora Lagarde” avrebbe potuto aspettare qualche mese, e sarebbe stato opportuno attendere di far calare il prezzo dell’energia prima di decidere.
    Al di là delle speculazioni, vedremo come la nostra politica deciderà di organizzarsi in questo mezzo mese che ci separa da luglio.
    Pietro Broccanello

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