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    Guerra in Ucraina: minaccia nucleare aumenta, cresce il rischio che il conflitto si allarghi

    Guerra in Ucraina: minaccia nucleare aumenta, cresce il rischio che il conflitto si allarghi
    Ucraina, giorno 62 dall’inizio dell’invasione russa, in quella che ormai da tempo è una cronaca che ci accompagna quotidianamente. Nella giornata di ieri sono arrivate notizie e dichiarazioni che rendono lo scenario ancora più preoccupante di quanto già non fosse, con le crescenti minacce russe di utilizzo di armi nucleari e i timori sempre maggiori che il conflitto si allarghi fino allo scoppio di una terza guerra mondiale. Intanto Energoatom ha lanciato l’allerta per i missili che hanno sorvolato una centrale nucleare a bassa quota a Zaporizhzhia, mentre aumentano i bombardamenti in Transnistria.
    Una giornata segnata (anche) da un gesto altamente simbolico quella di ieri in Ucraina. Oltre che con le armi, infatti, le battaglie si combattono anche coi simboli, e le statue sono da sempre tra quelli più significativi. Per questo è emblematico che, dopo decenni, ieri a Kiev sia iniziato lo smantellamento di una statua (una delle tante risalenti agli anni ‘80, vista la vicinanza storica e geografica tra Ucraina e Russia) dedicata all’“Amicizia dei popoli” e installata per celebrare l’unità del popolo ucraino e russo sotto gli auspici dell’Unione Sovietica.
    Il sindaco di Kiev Klitschko ha annunciato l’inizio dello smantellamento dopo che la Russia ha dimostrato col suo atteggiamento e i suoi atti il barbaro desiderio di devastare l’Ucraina e il suo popolo pacifico. All’enorme arco che sovrasta la scultura verrà cambiato nome e l’arco stesso sarà messo in risalto coi colori della bandiera ucraina. Un aneddoto (quasi) ironico: quando gli operai hanno cercato di sollevare la scultura con una gru, la testa della statua che rappresenta il lavoratore russo è caduta.
    Ma l’aneddoto rappresenta molto bene, più in generale, i toni dei rispettivi Paesi, che si stanno via via facendo sempre più aspri e minacciosi col passare dei giorni.
    Il ministro degli Esteri Sergei Lavrov ha “avvertito” in un’intervista che il pericolo dello scoppio di una terza guerra mondiale è “reale” e sempre meno uno scenario lontano e impensabile. Lavrov ha anche aggiunto che dopo l’invio da parte dell’occidente di altre armi all’Ucraina, la Nato si è di fatto esplicitamente impegnata in una guerra contro la Russia.
    In risposta alle dichiarazioni del ministro russo, il suo collega ucraino Dmytro Kuleba ha sottolineato come queste affermazioni lascino intravedere tra le righe una “presa di coscienza” che quella in Ucraina – almeno finora – sia stata una sconfitta per Mosca.
    Le analisi dettagliate della situazione potrebbero occupare settimane o mesi – e, di certo, ce ne sarà il tempo – ma quel che è sicuro già ora è che i toni si stanno facendo sempre più duri e molto distanti rispetto a quelli che ci si era attesi in seguito ai negoziati avvenuti settimane fa.
    Il ministro della Difesa ucraino, insieme al resto del governo, ha accusato ulteriormente la Russia per il bombardamento ai danni di un edificio nella regione separatista moldava della Transnistria, definendo l’accaduto come una “provocazione pianificata” da parte dei russi.
    Sempre nella regione filorussa si susseguono attacchi su obiettivi strategici ucraini e sono state colpite due antenne radiofoniche e un’unità militare vicino a Tiraspol.
    Tutto questo mentre crescono sempre di più anche le preoccupazioni per l’eventualità che questo conflitto prenda una piega nucleare: la possibilità di utilizzo di armi nucleari è sempre stata dichiarata dai russi, ma quella che finora era sembrata più che altro una strategia di minaccia sembra configurarsi spaventosamente come una possibilità concreta. Ma anche questo, come il resto, è da vedere.
    Quello che senz’altro è un fatto preoccupante che non va sottovalutato è l’allerta, nella zona di Zaporizhzhia, per alcuni missili russi che hanno sorvolato la centrale nucleare lì presente a bassa quota, come riportato dall’azienda nucleare di Stato ucraina Energoatom, che ha manifestato il serio rischio che armi nucleari possano essere impiegate.
    Intanto, mentre Putin ha escluso nuovamente la possibilità di un cessate un fuoco neppure temporaneo e ha rinnovato l’“invito” ad arrendersi ai soldati ucraini bloccati nell’acciaieria di Azovstal, a Ramstein, in Germania, si sono riuniti i rappresentanti di 40 Paesi per discutere di come rafforzare la difesa dell’Ucraina. E, più in generale, per cercare di capire come trovare uno spiraglio in una situazione che si fa sempre più cupa e preoccupante.
    Pietro Broccanello

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