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    Elezioni in Francia: Macron vittoria a metà

    Elezioni in Francia: Macron vittoria a metà
    Che Macron avrebbe rivinto le presidenziali in Francia era dato per scontato, ma forse anche per una sorta di scaramanzia, vista l’onda di entusiasmo che la sua sfidante, Marine Le Pen, ha saputo generare in questa competizione caratterizzata dal crescente astensionismo.
    La rielezione di Macron è avvenuta con uno scarto non clamoroso: il 58,2% dei consensi che gli consentono di raggiungere Mitterand e Chirac nel successo elettorale per il secondo mandato.
    La vittoria si attesta sicuramente in un momento storico molto particolare, determinato da due anni di pandemia e due mesi di guerra in Ucraina. Di fronte a scenari di incertezza l’elettorato normalmente tende a votare in modo conservativo, e così è stato anche in questo frangente.
    Quella che esce dalle urne resta, comunque, una Francia spaccata in due, con una crescita della storica rivale Marine Le Pen di oltre il 7%, sufficiente a considerare questo risultato una “eclatante vittoria”. Difficile darle torto, come difficile ipotizzare un assetto politico per l’Eliseo che dovrà fare i conti con il grande risultato dell’estrema destra che già nel mese di giugno si riproporrà alle elezioni legislative.
    Lo stesso Macron si rende conto di trovarsi a guidare un Paese spaccato; non a caso nella sua prima dichiarazione post voto ha tenuto a precisare di dover “rispondere alla rabbia” di coloro che hanno votato per la discontinuità di governo.
    Le analisi a poche ore del voto rappresentano una Francia spaccata, con un grande partito di astensionisti e gli estremismi parlamentari in forte crescita: sì, perché oltre alla Le Pen occorre registrare il balzo in avanti della sinistra radicale guidata da Melenchon che tanti francesi vedrebbero bene come capo del nuovo esecutivo. Difficile, ma non impossibile.
    Scenario ed equilibri non facili da guidare per Macron fresco di nuovo mandato, peraltro l’ultimo da Presidente.
    Gli analisti d’oltralpe già evidenziano i molti errori di Macron che hanno causato perdita di consensi sia a vantaggio della destra, sia in favore della sinistra: un paradosso per l’uomo che pur conservando la residenza all’Eliseo viene inchiodato da una vittoria per difetto, soprattutto perché i francesi non sono ancora psicologicamente pronti a scegliere di essere governati da un esponente di estrema destra che comunque ha fatto un balzo enorme anche in termini di empatia e popolarità.
    Difficile, quindi, pensare a una replica delle elezioni del 2017, quando Macron ottenne anche la maggioranza all’Assemblea Nazionale, i numeri evidenziano una frattura nell’elettorato, impossibile da ricomporre in due mesi scarsi.
    Ma difficile sarà, comunque vadano le elezioni legislative, il compito di Macron che oltre alla crescita di consensi dell’estrema destra vede sfilare parte del suo elettorato verso la sinistra di Melenchon. In questo caso l’elettorato è costituito prevalentemente dal voto popolare, dei giovani, dei musulmani e delle periferie, in sintesi delle fasce disagiate e delle periferie sociali francesi.
    Se, dunque, Macron canta vittoria, le prospettive per lui non sono semplici, con tanti problemi da affrontare e uno scenario politico in cui, paradossalmente, il vincitore è in realtà il più azzoppato dei contendenti. Macron dovrà fare i conti con una gran massa di astensionisti, con il disagio sociale governato dalle sinistre e con l’avanzamento di popolarità della destra della Le Pen, la cui pecca principale a detta dell’elettorato è la poca affidabilità a governare il Paese. Almeno per ora.
    Pietro Broccanello

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