domenica, Aprile 21, 2024
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    Satech, un lavoro per “proteggere” le persone. Partendo dalle proprie risorse.

    Satech, un lavoro per “proteggere” le persone. Partendo dalle proprie risorse.
    “Ora è tempo di lavorare sul capitale umano”: sono queste le parole con cui l’ing. Xavier Garcia, CEO dei Satech, ha lanciato nel 2020 l’operazione “Cultura Aziendale”. E per quanto ne sappiamo noi di Corefab, alle parole sono seguiti i fatti. Uno dei quali ci ha recentemente visto proprio protagonisti: mi riferisco ad un evento aziendale tenutosi a Como, presso la serra di Villa del Grumello (vedi foto). La persona con cui abbiamo interagito e definito i dettagli organizzativi è Giovanni Camusso, attuale Business Development Manager. Ed è proprio a lui che vorrei fare qualche domanda sulla propria affascinante realtà aziendale.
    Ciao Giovanni e grazie del tempo che ci dedichi. Iniziamo da quel pezzetto che abbiamo condiviso: gli eventi servono a consolidare le relazioni. Perché Satech ha scelto questa strada qualche settimana fa? E perché Satech crede nella celebrazione di questi momenti comunitari?
    E’ un percorso che inizia prima: è infatti dal 2020 che, dopo aver investito sulle tecnologie di produzione, abbiamo deciso di spostare il focus sulle persone. E’ come nel calcio. Per vincere servono 3 fattori: tecnica, allenamento e spogliatoio. Se manca il fattore “spogliatoio”, ovvero l’affiatamento che lega i giocatori di una squadra, non ci sono schemi o allenamenti che tengano!
    Torniamo a Satech Safety Technology: di cosa si occupa esattamente l’azienda?
    Satech è leader in Italia nella produzione e commercializzazione di ripari industriali, ovvero sistemi di protezione che garantiscono la sicurezza di tutti gli operatori che si trovano in contatto con robot o macchinari automatici.
    Gli ultimi due anni sono stati complicati per (quasi) tutti. E se non lo fossero stati hanno condotto a diversi cambiamenti strategici. Come Satech ha vissuto questo periodo di transizione?
    Per noi è stato un periodo decisamente interessante: abbiamo inaugurato la nostra nuova sede e unità produttiva altamente automatizzata un mese prima del primo lockdown. Grazie al nostro settore di competenza, abbiamo capito in anticipo rispetto ad altre aziende che la chiave per il futuro è l’automazione. L’investimento importante affrontato ci ha permesso, nonostante tutto, di produrre e vendere i nostri prodotti. Chiaramente abbiamo dovuto trovare mezzi alternativi per portare le nostre proposte sul tavolo dei clienti dato che le visite di persona non erano permesse. Dal fisico al virtuale, ci siamo adattati in fretta e abbiamo saputo sfruttare le nuove tecnologie a nostro vantaggio.
    Ci parli del progetto di Cultura Aziendale attività in Satech? Qual è il piano? Quali gli obiettivi?
    Nel corso degli ultimi anni la nostra azienda è stata oggetto di importanti cambiamento: trasformazione da realtà padronale ad azienda manageriale multinazionale; una nuova sede con nuovi impianti altamente automatizzati in ottica 4.0; la sfida del covid. Dopo i cambiamenti materiali e tangibili, abbiamo deciso di affrontare la sfida più impegnativa: quella sulle persone. Abbiamo intrapreso un percorso di cambiamento di mentalità: non vogliamo avere degli impiegati, vorremmo avere dei collaboratori. La differenza può sembrare minima ma in realtà è sostanziale: vogliamo rendere ogni persona in Satech cosciente dell’importanza del suo ruolo. Abbiamo una visione organica dell’azienda e il coinvolgimento dei singoli è fondamentale per l’ottenimento dei target che ci siamo posti. Abbiamo dato vita a dei veri e propri workshop orizzontali con focus sulla risoluzione di problematiche interne, abbiamo creato eventi “ludici” proprio per creare quel senso di “appartenenza” e di gruppo (lo “spogliatoio”) di cui sopra. Persino la decorazione dei nostri nuovi locali a Bulciago è incentrata sui valori aziendali, che vorremmo tutti adottassero come propri.
    Non ultimo, il tema della sostenibilità (e non solo ambientale). Al di là mode, cosa Satech sta facendo per allinearsi all’agenda 2030 della Nazioni Unite?
    Nel nostro piccolo, siamo orientati ad un’ottica “green”: ci siamo mossi e ci muoveremo su vari fronti. Per quanto riguarda l’energia, oltre la metà del nostro fabbisogno elettrico è coperto dagli oltre 6.000mq di pannelli solari che abbiamo installato sul tetto della nostra unità produttiva. Il sistema a pompe di calore ci permette di gestire meglio le risorse energetiche riducendo gli sprechi. Un sistema di ricircolo e purificazione delle acque usate da alcuni macchinari permette di limitare l’impatto ambientale. Inoltre il 90% dell’acciaio che utilizziamo è riciclato e totalmente riciclabile.
    L’ultima domanda è personale: quella sera, all’evento, ti abbiamo visto coinvolto e motivato. Molto determinato affinché le persone potessero stare bene e conservare un buon ricordo. Quale credi che sia il modo migliore per cui tu, Giovanni, stai contribuendo alla crescita dell’azienda?
    Come non essere coinvolti quando si porta in tavola una delle grandezze italiane: il vino?
    Battute a parte, c’è un solo modo in cui si può contribuire alla crescita di un’azienda che si tratti di una riunione, di un progetto da discutere con un cliente, di un’analisi dati per creare le strategie del futuro, o di un momento ludico: : dando sempre il 110%.
    Marco Menoncello
    www.corefab.it

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