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    Reclutamento e formazione docenti: cosa cambia con la riforma approvata in Cdm

    Reclutamento e formazione docenti: cosa cambia con la riforma approvata in Cdm

    Questa settimana il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto Pnrr 2 nel quale è contenuta la riforma relativa al reclutamento e alla formazione degli insegnanti. Le nuove regole arrivano a poche settimane di distanza da un concorso ordinario ampiamente criticato per alcuni quesiti che poco c’entravano con la verifica delle qualità adatte all’insegnamento e che avrebbero penalizzato preparati aspiranti. In generale, il sistema di immissione in ruolo dei docenti italiani è stato oggetto di innumerevoli critiche nel corso degli anni: il governo ha deciso di dare una svolta il Pnrr pare fornire l’occasione buona.

    La riforma prevede tre percorsi per l’accesso all’insegnamento nella scuola secondaria. Il primo è un percorso di formazione abilitante iniziale corrispondente ad almeno 60 crediti formativi in discipline antro-psico-pedagogiche e digitali. È previsto un tirocinio nelle scuole e una prova finale comprendente un esame scritto e una lezione simulata per testare la capacità di insegnamento, oltre alla conoscenza dei contenuti disciplinari.

    L’abilitazione consentirà l’accesso ai concorsi, che avranno cadenza annuale per la copertura delle cattedre vacanti e per velocizzare l’immissione in ruolo di chi vuole insegnare. I vincitori del concorso saranno assunti con un periodo di prova di un anno, che si concluderà con una valutazione tesa ad accertare anche le competenze didattiche acquisite dal docente. In caso di esito positivo, ci sarà l’immissione in ruolo. Il percorso di formazione abilitante si potrà svolgere dopo la laurea oppure durante il percorso formativo in aggiunta ai crediti necessari per il conseguimento del proprio titolo.

    C’è anche un secondo percorso, quello che viene chiamata ‘via transitoria’: coloro che non hanno già un percorso di tre anni di docenza alle spalle ma vogliono insegnare potranno conseguire i primi 30 crediti universitari, compreso il periodo di tirocinio, per accedere al concorso. I vincitori completeranno successivamente gli altri 30 crediti e faranno la prova di abilitazione per poter passare di ruolo.

    Infine, in attesa che il nuovo sistema vada a regime, per gli insegnanti ‘senior’, cioè per coloro che insegnano da almeno 3 anni nella scuola statale, è previsto l’accesso diretto al concorso. I vincitori dovranno poi conseguire 30 crediti universitari e svolgere la prova di abilitazione per poter passare di ruolo.

    Il Dl prevede anche che la formazione in servizio dei docenti diventi continua e strutturata in modo da favorire l’innovazione dei modelli didattici. La formazione sulle competenze digitali e sull’uso critico e responsabile degli strumenti digitali sarà parte della formazione già obbligatoria per tutti e si svolgerà nell’ambito dell’orario lavorativo. Viene poi introdotto un sistema di aggiornamento e formazione con una pianificazione su base triennale che consentirà agli insegnanti di acquisire conoscenze e competenze per progettare la didattica con strumenti e metodi innovativi. Questa formazione sarà svolta in orario diverso da quello di lavoro e potrà essere retribuita dalle scuole se comporterà un ampliamento dell’offerta formativa. I percorsi svolti saranno anche valutati con la possibilità di accedere, in caso di esito positivo, a un incentivo salariale.

    Soddisfatto il ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi che prevede 70.000 immissioni in ruolo entro il 2024: “Puntiamo sulla formazione come elemento di innovazione e di maggiore qualificazione di tutto il sistema. Gli insegnanti sono il perno dei nostri istituti e devono avere un quadro strutturato di inserimento, il giusto riconoscimento professionale e strumenti che consentano un aggiornamento costante, indispensabile per svolgere il loro compito di guida delle nuove generazioni”.

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