domenica, Dicembre 3, 2023
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    Guerra in Ucraina: nuova minaccia di uso armi chimiche russe

    Guerra in Ucraina: nuova minaccia di uso armi chimiche russe
    Le notizie che arrivano dalla guerra in Ucraina mostrano una situazione ancora ben lontana da una possibile via di risoluzione. Nella giornata di ieri dichiarazioni russe testimoniano la possibilità di una nuova fase del conflitto e cresce la preoccupazione per l’eventuale utilizzo di armi chimiche soprattutto contro Mariupol. Altri bombardamenti anche a Kharkiv, mentre Zelensky chiede all’Ue anche l’embargo al petrolio russo.
    Ieri è stato il quarantottesimo giorno di combattimenti tra Russia e Ucraina in quella che ormai è diventata una tragedia politica e (soprattutto) civile. Ciononostante stentano ad arrivare notizie positive, per non dire il contrario. La Russia infatti, nonostante le defezioni e le pesanti sanzioni che ne stanno mettendo in ginocchio l’economia, sembra intenzionata a non cedere di un passo rispetto alle motivazioni per le quali ha iniziato l’invasione un mese e mezzo fa, almeno per quanto riguarda i suoi obiettivi “minimi”.
    In un videomessaggio durante la notte dell’altro ieri, infatti, il presidente ucraino Volodomyr Zelensky ha affermato che gli occupanti, dopo aver ritirato diverse truppe da alcune città precedentemente assediate (soprattutto nelle zone vicine a Kiev e nel nord del Paese), si starebbero riorganizzando per concentrare l’offensiva su obiettivi più specifici e mirati.
    Uno su tutti è il controllo del Donbass, probabilmente uno tra i pochi obiettivi veramente irrinunciabili per Putin: che uno tra i motivi principali che hanno “mosso” la Russia ad invadere l’Ucraina fosse il tentativo di far tornare la popolazione (presunta russofila) di questi territori sotto la Russia stessa, non è infatti mai stato un mistero.
    Zelensky ha parlato di una “nuova fase del terrore” a cui si prepara il suo Paese e coloro che lo difendono. A questo proposito aumentano le preoccupazioni, anche all’infuori dei confini ucraini, sul possibile utilizzo da parte dei russi di armi chimiche e pesantemente tossiche – a meno che tale utilizzo non sia già iniziato.
    Il discorso del presidente ucraino incrocia infatti, a distanza di pochissimo, la denuncia del battaglione nazionalista ucraino Azov su Telegram, secondo cui la Russia avrebbe lanciato un drone che trasportava una sostanza altamente tossica sulla città di Mariupol. Le accuse ucraine non sono ancora state confermate ufficialmente, tuttavia la parlamentare ucraina e presidente della Commissione parlamentare per l’integrazione dell’Ucraina nell’Ue, Ivanna Klympush, ha sostenuto che molto probabilmente si è trattato di un’arma chimica.
    Chimiche o no, le raffiche di bombardamenti russi continuano impetuosi sull’ormai esausta Mariupol, dove i numeri della guerra hanno raggiunto proporzioni indicibili. Secondo le autorità ucraine i civili morti dall’inizio dell’assedio russo sarebbero almeno diecimila, e non è da escludere che il numero possa essere molto più alto, fino quasi al doppio.
    Per stare ancora sui numeri, l’Unicef ha reso noto che quasi due terzi (cioè poco meno di 5 milioni) di tutti i bambini ucraini sono fuggiti dalle loro case nelle 6 settimane successive all’invasione russa, mentre nel conflitto sono stati uccisi almeno 142 bambini (di cui si ha certezza), e anche qui le cifre sono quasi sicuramente più alte.
    Una tragedia che sembra non conoscere limiti di gravità e di durata, visto ogni giorno si aggiungono notizie ancor più terribili di quelle del giorno precedente e che fino a poco prima sembravano inimmaginabili.
    Una tragedia – politica, civile e umanitaria – che non sembra nonostante tutto scuotere più di tanto Vladimir Putin, il quale ha affermato che tutto ciò che è stato fatto dai russi è stato “necessario”. Il presidente russo si è anche dichiarato convinto che il “nobile” obiettivo di “proteggere” – o conquistare, che dir si voglia – il Donbass verrà senz’altro raggiunto.
    Il leader del Cremlino non sembra dunque intenzionato a cedere sulle proprie mire, perlomeno su quelle considerate imprescindibili, mentre da lui si è recato anche il presidente bielorusso Lukashenko – dichiaratosi “sempre con Mosca” – e Zelensky ha chiesto all’Ue di aumentare ulteriormente le sanzioni, inserendo anche l’embargo sul petrolio russo.
    Pietro Broccanello

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