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    Guerra Ucraina-Russia, l’escalation non si ferma

    Guerra Ucraina-Russia, l’escalation non si ferma

    Nonostante le trattative per il cessate il fuoco di mercoledì scorso, prosegue l’azione militare della Russia e si alza il tiro a fuoco delle truppe di Putin che ormai colpiscono sia obiettivi strategici che edifici civili.

    Nelle prime ore di ieri si registra il bombardamento e l’occupazione della centrale nucleare di Zaporizhzhia, la più grande d’Europa, dieci volte superiore a quella di Chernobyl.

    Ci sono stati momenti di terrore conseguenti all’incendio scoppiato nei pressi della centrale: l’allarme è rientrato nel giro di alcune ore e gli esperti rassicurano sul fatto che non vi siano stati danni di rilievo alla centrale che è passata sotto il controllo russo.

    Il controllo della centrale nucleare e i diversi messaggi del leader russo hanno il chiaro intento di mettere pressione all’Occidente affinché non vengano ulteriormente inaspriti i provvedimenti sanzionatori a carico della Russia. Ma nessuno oggi è in grado di sapere quale limite alla belligeranza si sia dato Putin, il cui obiettivo ormai evidente è la conquista dell’intera Ucraina.

    Le truppe russe sono entrate in diverse città e si profila un ulteriore aggravamento del bilancio di morti e feriti tra la popolazione civile, bambini compresi. Alcune fonti riportano anche notizia di stupri a donne ucraine da parte di membri dell’esercito russo.

    La Nato per voce del presidente Stoltenberg ha bollato come crimine di guerra l’occupazione della centrale nucleare, così come l’utilizzo di bombe a grappolo (vietate dai trattati internazionali) sulla popolazione e sulle città; ma al contempo ha confermato che truppe alleate non entreranno nel campo di battaglia direttamente.

    Al nono giorno di incessanti bombardamenti il bilancio è davvero molto pesante, con oltre duemila morti tra i civili e intere città allo stremo. L’Unione Europea ha stimato un esodo di almeno 7-8 milioni di persone, una vera ecatombe.

    La speranza di una conclusione veloce del conflitto si affievolisce di ora in ora, anche se un barlume di speranza rimane acceso dalla notizia della ripresa dei negoziati tra le due delegazioni che dovrebbero svolgersi tra oggi e domani. Sarebbe importante capire se dai negoziati ci si possa aspettare qualche esito positivo almeno per un cessate il fuoco ad oggi difficile da ipotizzare.

    La pressione esercitata dall’azione militare russa ha ormai sbilanciato i rapporti di forza tra russi e ucraini e difficilmente si troveranno accordi se non per l’eventuale decisione di arrendersi dell’Ucraina.

    Le deliranti affermazioni di Putin di ieri pomeriggio lanciano un chiaro messaggio circa le sue volontà di conquista. Continua, infatti, l’assedio a Kiev, Kharkiv, Mariupol e nelle altre città in cui si combatte. Odessa, la città sul mare, è prossima alla resa.

    Oltre che con le armi anche sul piano mediatico prosegue lo scontro: ieri mattina si era diffusa la notizia che Zelensky fosse fuggito dal suo paese, salvo poi essere smentita direttamente dal Presidente ucraino.

    Le sanzioni alla Russia si ampliano con la decisione della Svizzera di adottarle, nella speranza che possano prima o poi mettere Putin nelle condizioni di esaurire le risorse con cui finanzia una guerra parecchio dispendiosa, per la quale pare stia già pagando un dazio in termini di vittime (900 militari uccisi) e che certamente porterà la Russia al tracollo finanziario ed economico nel giro di pochissimo tempo. Non a caso la Borsa di Mosca rimane ancora chiusa.

    Mentre inveisce contro le sanzioni e avverte i paesi confinanti con l’Ucraina di guardarsi bene dall’inasprire le sanzioni stesse, Putin prosegue con la propaganda interna, sperando di ottenere un consenso dal popolo russo, anche se le manifestazioni in piazza non si fermano nonostante gli interventi della polizia.

    L’Onu ha avviato ufficialmente un’inchiesta per crimini di guerra e violazioni dei diritti umani, ma al momento la cosa non sembra preoccupare il belligerante Putin determinato a portare a compimento tutti gli obiettivi che si è prefissato da tempo.

    E’ prevedibile che questa situazione si protragga ancora per diverso tempo, probabilmente fino alla resa dell’Ucraina, troppo debole rispetto all’invasore.

    Saranno giorni e ore sempre più drammatiche, che si spera possano vedere quanto prima una inversione di tendenza che ad oggi non è minimamente prevedibile né sulle tempistiche che sulle modalità.

    Pietro Broccanello

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