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giovedì, Giugno 20, 2024
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    Home Prima pagina Ucraina: è guerra

    Ucraina: è guerra

    Ucraina: è guerra
    Alle 5:19 del mattino il ministro degli Esteri, Kuleba, dichiara: “Putin ha lanciato un’invasione su larga scala dell’Ucraina. Le pacifiche città ucraine sono sotto attacco. Questa è una guerra di aggressione”. Centinaia le vittime, soprattutto civili è ipotizzabile, riferisce la CNN. In televisione è appena finito il delirante discorso di Putin, in cui si ripromette di “denazificare l’Ucraina”.

    Se, infatti, l’autarca Russo formalmente ha deciso di intervenire solo nella parte orientale dell’Ucraina, nell’oblast del Donbass, le forze Russe stanno attaccando da Mariupol a Odessa, passando per Kiev. Per una volta, tragico a dirsi, aveva ragione Di Maio: parlare con il presidente Russo era inutile. Nulla di quanto detto e promesso nell’ultima settimana è stato mantenuto.

    I soldati russi non erano in Donbass per difendere le due neoriconosciute repubbliche secessioniste. L’obiettivo non era proteggere la Russia. L’obiettivo era un golpe e l’occupazione di uno stato sovrano per sostituirne il legittimo governo con un governo fantoccio. Questa prospettiva è assurda e insostenibile sul lungo periodo. Come sia possibile che Putin non si renda conto dei costi, economici e militari, di questa follia è inconcepibile.

    Le sanzioni occidentali, in tutto questo, suonano come una prescrizione omeopatica ad un malato terminale. E la promessa, fatta sempre da Di Maio ieri, di fornire armi non letali è poco meno di un insulto. Se lasceremo fare come nulla fosse, dopo Kiev ci sarà la Moldavia. E dopo i Baltici. Finché, grandissimo classico del secolo scorso, non si aprirà il capitolo polacco. E a quel punto, domandarsi cosa sia andato storto sarà mero esercizio accademico.

    L’orologio della storia non torna indietro, ma ha appuntamenti che si assomigliano molto tra loro. Kiev è la Danzica della nostra generazione. Voglia il Signore che ci mostriamo pronti, come i nostri nonni lo furono, a compiere il nostro dovere fino in fondo.

    Qui il sunto della giornata di ieri:

    Il presidente ucraino Zelensky ha annunciato che l’Ucraina conferma la sua volontà di entrare a far parte della Nato, andando contro l’ultimatum lanciato da Putin affinché rinunciasse all’adesione al Patto Atlantico. Aumentano le sanzioni anche da parte di Giappone e Canada, mentre la Cina si dimostra contraria e accusa gli USA. La situazione in Ucraina rimane molto tesa e si va verso lo stato d’emergenza.
    In risposta all’ultimatum di Vladimir Putin affinché l’Ucraina rinunci ad aderire all’Ue e alla Nato, che nelle scorse settimane aveva lasciato spazio a un possibile cambio di rotta da parte di Kiev e fatto sperare in un potenziale allentamento della tensione, il presidente Zelensky ha ribadito la volontà del suo Paese di entrare a far parte dell’Alleanza Atlantica. Il presidente ucraino ha affermato con forza, intervenendo in tv, che è il momento di reagire con forza alla minaccia russa, perché il destino dell’Europa si gioca sul campo dell’Ucraina.
    Naturalmente Kiev ha accolto con favore le sanzioni che, a partire da questi giorni, diversi Paesi hanno iniziato ad adottare in conseguenza degli attacchi russi. La situazione si fa più tesa giorno dopo giorno e anche la diplomazia arranca rispetto a qualche tempo fa: gli Stati Uniti hanno annullato il vertice tra i ministri degli Esteri Blinken e Lavrov che era in programma per oggi, mentre l’atteggiamento di Vladimir Putin rimane ambiguo e ambivalente, alternando minacce e mosse militari ad aperture al dialogo.
    Intanto i leader dell’Unione Europea si riuniranno questa sera in occasione del Consiglio straordinario convocato dall’Alto rappresentante Josep Borrell per fare il punto sulla crisi ucraina e per stabilire le sanzioni che saranno – almeno inizialmente – imposte alla Russia.
    La situazione è oltremodo delicata, in ogni caso, visto che se da un lato la Russia continua ad affermare di volere la smilitarizzazione dell’Ucraina e di essere disposta a negoziare in maniera diplomatica, dall’altro non intende transigere sui propri interessi e sulla propria sicurezza. Lo stesso Putin ha detto che se l’Ucraina dovesse dotarsi di armi tattiche nucleari, com’è probabile, l’invasione delle truppe russe sarebbe molto verosimile. Intanto il Parlamento ucraino ha approvato una legge che dà il via libera al possesso di armi per i cittadini del Paese, mentre il Consiglio di sicurezza nazionale ha chiesto lo stato d’emergenza, rispetto al quale il Parlamento deve pronunciarsi a brevissimo.
    Nel frattempo, sebbene il Regno Unito abbia dichiarato di non avere informazioni certe riguardo allo sconfinamento delle truppe russe nelle appena riconosciute Repubbliche nel Donbass, La BBC ha comunicato che pesanti attacchi informatici sono stati inflitti a molti enti governativi ucraini, compreso il sito web del Parlamento.
    Rispetto alla situazione nel Donbass, dopo il riconoscimento delle Repubbliche indipendenti di Lugansk e Donetsk da parte dei russi, la Nato ha dichiarato il momento come uno tra i più pericolosi per la sicurezza europea da diversi decenni. Con la possibilità di entrare militarmente in questi territori, infatti, ci si aspetta un possibile attacco su vasta scala da parte di Mosca. Il leader del Donetsk Denis Pushilin per ora ha smentito la presenza di truppe russe sul territorio, che si verificherebbe – a detta sua – solo in caso di esplicito attacco da parte di Kiev. Ma in questi ultimi mesi abbiamo imparato a prendere con estrema cautela qualunque affermazione proveniente dal fronte ucraino e probabilmente quasi nessuno crede più alla narrazione, portata avanti dai russi, della “minaccia ucraina”.
    Intanto le sanzioni finanziarie ai danni della Russia s’intensificano da parte anche di altri Paesi, quali Giappone e Canada (che ha anche inviato nuove truppe in Ucraina). La Cina invece si è mostrata contraria alle sanzioni, affermando che così facendo gli USA non stanno che “gettando benzina sul fuoco”.
    Infine, il Papa ieri ha indetto una giornata di preghiera e digiuno, il 2 marzo, in occasione della crisi ucraina, e anche il campione di calcio Andriy Shevchenko è intervenuto spronando i suoi compatrioti a combattere.
    Pietro Broccanello e Luca Rampazzo

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