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martedì, Settembre 27, 2022
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Quanti articoli della Costituzione violerebbe il DDL Zan?

Quanti articoli della Costituzione violerebbe il DDL Zan?
Caro direttore,
ho riletto con un po’ di calma la parte prima della Costituzione “più bella del mondo” e mi sono accorto che il ddl Zan, di cui tanti parlano in questo periodo, anche se pochi mi sembra che l’abbiano letto per intero (e forse neppure in parte), è anticostituzionale. Mi pare che siano almeno dieci gli articoli della nostra legge fondamentale che verrebbero violati se il ddl dovesse, disgraziatamente, diventare legge. Provo a farne l’elenco.
Violazione dell’articolo 3, che definisce giustamente il principio di uguaglianza. Il ddl lo vìola laddove crea norme specifiche a tutela di una certa “categoria” di cittadini, anche se esistono già norme che tutelano allo stesso modo TUTTE le persone, aggravanti comprese (articolo 61 codice penale). Dunque, ddl inutile e contrario ad uno dei principi fondamentali della nostra Costituzione.
Violazione dell’articolo 7, laddove unilateralmente il ddl impedisce alla Chiesa di proclamare liberamente la propria dottrina in materia sessuale.
Violazione dell’articolo 8, in quanto, con il ddl Zan, tutte le confessioni religiose non sarebbero più libere di fronte ad una legge che impedisce loro di affermare pubblicamente il proprio pensiero, soprattutto in tema di educazione e di rapporti umani.
Violazione dell’articolo 18, in quanto la libertà di associazione viene repressa dall’articolo articolo 3 del ddl, che vieta il formarsi di associazioni che vogliano affermare, anche in modo corretto e pacifico, idee diverse da quelle professate dal mondo LGBT .
Violazione dell’articolo 19, in quanto viene fatto divieto di professare liberamente la propria fede religiosa, laddove essa implica giudizi che non collimano con la cultura gender.
Violazione clamorosa dell’articolo 21, di cui penso sia bene ricordare il testo, che Zan pare abbia dimenticato: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”. Basterebbe questo testo per far dichiarare incostituzionale il ddl Zan, il quale ha come reale scopo quello di rendere obbligatorio per tutti il pensiero LGBT. Tanto è vero che Zan rifiuta ogni compromesso che salvi comunque l’introduzione delle aggravanti. In realtà Zan&compagni hanno l’obiettivo di far tacere ogni argomentazione che possa mettere in crisi il loro discutibilissimo pensiero. Vogliono uno Stato totalitario? Stato totalitario che è stato definitivamente cancellato proprio con l’articolo 21, che ora si vuole pervicacemente violare!
Violazione dell’articolo 29, laddove esso proclama che la famiglia è una “ società naturale”. Con la legge Zan, se io proclamassi in pubblico (o anche in privato) una frase del genere, potrei essere tranquillamente sottoposto a processo penale. Non a caso il ddl Zan è stato definito come “liberticida”.
Violazione dell’articolo 30, laddove il ddl impone, almeno in alcuni periodi dell’anno, che venga reso obbligatorio in tutte le scuole (a partire dalle materne) l’insegnamento della cultura “gender”, anche contro il parere della famiglia, che l’articolo 30 individua come l’unica che abbia il “diritto” all’educazione dei figli.
Violazione dell’articolo 33, in quanto viene violata la libertà della scienza, laddove lo Stato definisce per legge cosa siano il sesso, il genere, l’orientamento sessuale e l’identità di genere. Di fronte a queste definizioni imperative, la scienza non avrebbe più la possibilità di una libera ricerca. Anche sotto questo profilo si aprirebbe la strada ad uno Stato totalitario, dove anche la ricerca deve essere asservita al potere di turno.
Violazione (indiretta) dell’articolo 51, il quale, riferendosi all’impiego pubblico, parla di “cittadini dell’uno o dell’altro sesso”, a significare che, secondo la nostra Costituzione, i sessi (e relativi generi) sono due e non circa cinquanta come vorrebbe la cultura LGBT.
Mi sono permesso di riassumere tutti (o quasi) i casi di incostituzionalità del ddl Zan (rifacendomi anche alla pregevoli pubblicazioni finora prodotte, in primis il bellissimo libro curato dalla Fondazione Livatino), perché mi sembra che questo tema sia poco affrontato nei vari interventi pubblici di questo periodo. E sono stupito che la Camera non abbia saputo giudicare con oggettività questo problema. Anche il Senato mi sembra distratto rispetto a ciò. Se il ddl dovesse passare con l’attuale testo liberticida, non potrà non porsi il problema nel momento della sua (malaugurata) promulgazione.
Peppino Zola

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