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Bambini con disabilità, le conseguenze delle scuole chiuse

Bambini con disabilità, le conseguenze delle scuole chiuse

Una nota del Ministero dell’Istruzione chiarisce che ai bambini con bisogni educativi va garantita un’effettiva inclusione scolastica.

Purtroppo così non avviene in molti casi.

Tra gli alunni che più di tutti risentiranno della pandemia ci sono quelli con disabilità e bisogni educativi particolari. In Italia ci sono molto esempi di bambini che all’improvviso si sono ritrovati da soli in classe, ognuno con il proprio insegnante. Tutti i compagni con cui erano abituati a trascorrere le mattinate non sono presenti. In Lombardia questo è vero specialmente dal 5 Marzo, quando è stata disposta la chiusura di tutte le scuole, essendo entrata in regime arancione rafforzato.

Per rendere meno triste la situazione, molte maestre hanno pensato di avvalersi della tecnologia, consentendo ai bambini di collegarsi telematicamente con i compagni su zoom mentre si trovano in classe. Ciò sicuramente rende più facile l’adeguamento. Inutile dire però, che questo tipo di situazione non può essere sopportata a lungo senza conseguenze negative sulla psiche di un bambino.

Il 12 Marzo il Ministero della Salute ha inviato una nota ai direttori generali degli Uffici scolastici regionali e ai dirigenti scolastici. In essa vengono dati alcuni chiarimenti in ordine al dpcm del 2 Marzo, nel quale si contempla “la possibilità di svolgere attività in presenza qualora sia necessario l’uso dei laboratori o in ragione di mantenere una relazione educativa che realizzi l’effettiva inclusione scolastica degli alunni con disabilità e con bisogni educativi speciali”.

La nota precisa che in quest’ultimo caso non è sufficiente consentire la frequenza solo agli alunni con bisogni educativi speciali, “ma al fine di rendere effettivo il principio di inclusione, gli educatori valuteranno di coinvolgere nelle attività in presenza anche altri alunni appartenenti alla stessa sezione o gruppo classe – secondo metodi e strumenti autonomamente stabiliti e che ne consentano la completa rotazione in un tempo definito – con i quali gli studenti possano continuare a sperimentare l’adeguata relazione nel gruppo dei pari”.

Purtroppo questa precisazione pervenuta dal Ministero, in molte scuole è rimasta lettera morta. Tant’è che alcune associazioni lombarde, tra cui “Uniti per l’Autismo”, “Prader Willi Lombardia” e “Assi Gulliver”, hanno scritto al ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi e alla ministra per le Disabilità Erika Stefani con l’obiettivo di spronare le istituzioni a rendere effettiva questa possibilità.

Le associazioni lamentano che il Ministero abbia scaricato sui presidi il compito di organizzare queste situazioni, senza ulteriori indicazioni e senza sforzarsi di darvi seguito.

Pertanto, in attesa di una risposta dello Stato, i bambini con disabilità dovranno accontentarsi dei collegamenti con Zoom.

Andrea Curcio

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