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martedì, Giugno 15, 2021
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DAD equiparata a terremoto di magnitudo 8. Nel 90% dei casi l’epicentro è in cucina.

Ore otto. Otto e qualcosa. Una cittadina di provincia. Una famiglia di quattro o cinque componenti. Ampio trilocale. Il bagno un po’ sacrificato. Connessione veloce. O almeno così dicono quando te la vendono. Google Classroom, Google Meet, Zoom, Microsoft Teams. Tre, quattro, cinque connessioni non più tanto veloci. Connetti, riconnetti. Connetti, riconnetti. Forse meglio spegnere la telecamera per risparmiare un po’ di banda. Forse meglio non fare colazione sul laptop. Forse meglio pettinarsi prima di accendere la cam. Vale per gli adulti, vale per i bambini. Giochi a tetris cercando di sistemare cinque persone in tre stanze. Con le lavatrici o le lavastoviglie che lavorano sempre. Del resto gli elettrodomestici erano in smart working prima di noi. Non puoi chiedere loro di tornare in ufficio. La casa è il loro ufficio. E di rumore ne hanno sempre fatto. Però non tutti vogliono o riescono ad usare gli auricolari. I bambini alle elementari ad esempio. Quei bambini che non possono nemmeno rinunciare al video. Tu adulto fai allora un passo indietro. A volte due. Rinunci al video. Sposti il gatto. Lasci sul balcone il cane. E in men che non si dica le lezioni dei figli partono. Partono dall’appello. Ripetuto due o tre volte per ogni bambino. Perché i bambini non sempre rispondono. Hanno dimenticato il microfono spento. Il genitore non può intervenire perché, allo stesso modo, sta cercando di connettersi con i colleghi. Lo fa delocalizzando sé stesso, nell’unica stanza disponibile rimasta. Solo allora capisce che si è sacrificato troppo. Decisamente troppo. Tanto da essere seduto sulla tazza del water, sfondo virtuale e sorriso smagliante, durante lo staff meeting del lunedì. Ore 10:00 CET. O giù di lì. A quel punto, suona il citofono. Sempre. Il fattorino di Amazon, Zalando, la spesa di Esselunga o una semplice raccomandata. E si ricomincia tutto daccapo.

 

Avete idea? Certo che avete idea. Siete sicuramente in molti ad essere nella stessa situazione. Nella stessa condizione. Nello stesso appartamento e con la stessa linea adsl zoppicante. Siamo mutlitasking. E molto tasking. Se non lo eravamo lo siamo diventati. E qualcuno, secondo me, ha iniziato ad aggiungerlo alle skill curriculari. In barba alla moltitudine di coach che desidera insegnarci come vivere. Come raggiungere il successo. E poi scopri che non hanno figli in DAD, vivono in case dotate di un ufficio lontano dai molesti odori della cucina e sorseggiano tisane ayurvediche predicando la mindfulness come la migliore delle soluzioni ai nostri mali.

 

Per la verità avremmo bisogno delle scuole, dei parchi, delle organizzazioni e associazioni sportive. Tutto ciò che permetterà ai nostri figli, speriamo in tempi brevi, di tornare a socializzare all’aperto. Perchè stare soli all’aperto è bello, ma fino ad un certo punto. Solo a quel punto avremo tempo per quella tisana ayurvedica. Che tuttavia sostituiremo probabilmente con un gin tonic. Ne avremo bisogno, ammettiamolo. DAD e smartworking insieme sono un terremoto della peggior specie, della migliore intensità. Magnitudo 8. Epicentro la cucina, nove volte su dieci. Un terremoto di quelli che fanno crollare interi palazzi, aprono le strade come in un film degli Avengers. Il cielo diventa scuro e ti aspetti che le nuvole siano attraversate da giganti astronavi che sparano alla cieca su automobili e civili. L’equivalente di un bambino che chiede tredici volte alla maestra se può fare una domanda, a microfono spento, mentre la mamma dirige in inglese un meeting dal bagno, osservando il gatto che cerca di arrampicarsi sulla cucina. In sottofondo la pentola e pressione che rumoreggia come fosse un treno a vapore e la moderna lavatrice che centrifuga a 1200 giri.

 

Possiamo sopravvivere a tutto questo. Lo stiamo già facendo. Ma non c’è giorno in cui smettiamo di sperare che tutto ciò possa volgere al termine. Come in un incubo. La mattina ti svegli ed è tutto passato. Tutto. Fatto salvo per il fattorino che citofona sempre quando meno te lo aspetti. Nel frattempo ci alleniamo, come nella migliore esperienza di team building. O nella più difficile delle puntate di Giochi Senza Frontiere. Immaginando la voce di Claudio Lippi che, divertito, commenta le tue abilità nel menage familiare.

 

Insomma, come ho letto in un recente meme su Facebook, noi genitori chiediamo “asilo”. Ma anche medie ed elementari. Quanto più presto possibile. 🙂

 

Marco Menoncello

www.corefab.it

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