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Deloitte Private Equity Confidence Survey: la risposta positiva degli operatori e gli impatti sull’attività del settore

Deloitte Private Equity Confidence Survey: la risposta positiva degli operatori e gli impatti sull’attività del settore

La crisi non ferma gli operatori del settore del Private Equity e il loro supporto alla struttura imprenditoriale italiana. Questa intensa attività di ricerca di nuove opportunità di investimento è dimostrata dal numero di operazioni effettuate nel secondo semestre del 2020, che torna a raggiungere e superare i livelli pre-crisi per un totale di 99 deal, e un controvalore complessivo pari a circa 9 miliardi di euro, di cui 82 acquisizioni. Queste le principali evidenze del report semestrale di Deloitte Private, “Private Equity Confidence Survey”, elaborato con il supporto di AIFI, Associazione Italiana del Private Equity, Venture Capital e Private Debt.

Secondo lo studio, il settore che ha visto gli operatori di Private Equity maggiormente coinvolti è stato Industrial Products & Services, seguito da Consumer e TMT; mentre per il prossimo semestre, si prevede rinnovato interesse per operazioni di LBO/Replacement, principalmente nei settori Manufacturing, Life Sciences & Healthcare e IT. I risultati della Survey confermano inoltre attenzione verso il settore Industrial Products.

Dall’analisi delle aspettative sulle variabili critiche che influenzeranno il mercato del Private Equity durante il primo semestre del 2021 si evincono aspettative positive rispetto al semestre precedente, come anche confermato dal Deloitte PE Confidence Index che si attesta su un valore di 102 rispetto al 44 dello scorso semestre. Con la graduale ripresa delle attività, il numero di operazioni è previsto in aumento e ci si attende altresì una crescita nei valori di exit. Nel complesso il 60 per cento degli operatori di Private Equity si attende una significativa ripresa del ciclo economico nei prossimi mesi con conseguenti impatti positivi sull’attività del settore.

In relazione al primo semestre 2021, circa il 50 per cento degli intervistati continuerà l’attività di fundraising, mentre l’85,2 per cento pianifica di effettuare nuovi investimenti. Inoltre, grazie anche al ruolo centrale delle banche commerciali nel financing a supporto delle operazioni d’investimento, sarà possibile prendere in considerazione deal di maggiori dimensioni. Per il prossimo semestre, infatti, gli operatori mostrano crescente interesse verso operazioni con valore superiore a 30 milioni di euro, con il 50 per cento delle preferenze. In particolare, crescono i deal di dimensioni maggiori a 100 milioni di euro.

Un ulteriore elemento che emerge dalla survey è un maggiore interesse da parte dei fondi di Private Equity verso aziende più sizable del mid-market italiano rispetto alle PMI. Quest’ultime, quindi, dovranno orientare maggiormente le strategie di ricapitalizzazione su fonti di capitale alternative, quali il mercato borsistico di Piazza Affari ad esse dedicato – segmento AIM. Fondamentale risulterà anche l’accesso a fonti di finanziamento pubblico, in particolare quelle ideate per fare fronte alle contingenze legate alla pandemia.

Tale contesto ha accelerato i trend disruptive che stanno cambiando il mercato e che sempre di più impattano sulle scelte di investimento degli operatori di Private Equity, in particolare l’incremento dei consumi sul canale online ed i principali trend tech. Per questo motivo, anche nella gestione delle società nel proprio portafoglio, il tema della digitalizzazione è divenuto di primaria importanza. Rispetto all’anno appena concluso, con riferimento alla crisi economico-sanitaria legata al Covid-19 quale principale causa di abbandono di potenziali opportunità di investimento, solo il 18,5 per cento degli intervistati afferma di aver rinunciato a un numero compreso tra 5 e 10 opportunità. Infatti, l’incertezza di contesto e la difficoltà nel valutare le potenzialità di un business hanno indotto il rimanente 81,5 per cento a rinunciare solo fino a 5 opportunità. Per quanto riguarda le opportunità di investimento abbandonate a causa dell’emergenza COVID-19, il 59,3 per cento degli intervistati dichiara che riprenderà in considerazione tali opportunità, in un periodo compreso tra i 6 ed i 12 mesi (20,4 per cento e 38,9 per cento delle preferenze, rispettivamente). Il rimanente 40,7 per cento, al contrario, ha deciso che non rivaluterà le opportunità di investimento abbandonate.

Autore: Ernesto Lanzillo, Deloitte Private Leader per Italia, Grecia, Malta

Link di approfondimento al report: https://www2.deloitte.com/it/it/pages/private/articles/italy-private-equity-confidence-survey—deloitte-italy—deloitte.html

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