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domenica, Luglio 25, 2021
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Legge di bilancio: Unimpresa chiede tasse zero nel 2021

Il presidente della Repubblica firma il ddl di Bilancio ma Unimpresa chiede al governo sconto totale sulle tasse dell’anno prossimo e lo stop ai controlli fiscali sul contante per aiutare gli autonomi

Il presidente Mattarella ha firmato il ddl di Bilancio: 229 articoli per un valore di 38 miliardi di euro, la maggior parte dei quali finanziati in deficit. Ma ieri dal mondo delle imprese si è levata una voce che chiede delle modifiche. Unimpresa, l’Unione nazionale di Imprese, un’associazione che rappresenta le micro, piccole e medie imprese, chiede “uno sconto totale sulle tasse da versare nel 2021 e l’azzeramento dei controlli fiscali volto all’utilizzo libero del denaro contante” per far fronte all’emergenza covid.

Secondo Unimpresa, “la sterilizzazione dei versamenti di tasse e contributi nelle casse dello Stato rappresenterebbe una misura essenziale per i piccoli imprenditori e le partite Iva. Questa categoria, oggi di fatto senza tutele specifiche, otterrebbe un vantaggio immediato sulla “cassa”: ogni mese potrebbe beneficiare, infatti, di un risparmio secco di liquidità. In seconda battuta, lo sgravio al 100% potrebbe innescare un meccanismo di fiducia che, già nel breve periodo, potrebbe contribuire positivamente al quadro congiunturale, sia sul fronte degli acquisti sia su quello degli investimenti”.

Sul fronte governativo, il premier Conte , intervenendo all’assemblea della Fipe (Federazione Italiana Pubblici Esercizi), ha riconosciuto il disagio diffuso che pervade la società e la necessità di fare di più nei confronti, per esempio, dei costi fissi che devono sostenere i commercianti: “L’affitto per i commercianti è un costo importante – ha detto Conte – per chi opera nelle aree più esposte alla crisi. Sono consapevole di quanto sia sentito questo tema, incontro spesso tanti singoli esponenti di questa categoria. Dobbiamo ragionare su schemi di incentivazione fiscale senza penalizzare i proprietari degli immobili”.

Nel frattempo non si fa in tempo ad approvare un decreto che già si pensa al prossimo. È quanto sta succedendo con i decreti Ristori e Ristori bis che sono arrivati in Parlamento e sono in attesa di conversione ma fonti governative hanno confermato che l’esecutivo sta pensando a un decreto Ristori ter. Quest’ultimo dovrebbe comportare uno stanziamento di risorse attorno al miliardo di euro. L’obiettivo è quello di intervenire sull’elenco Ateco per allargare le categorie beneficiarie dei contributi a fondo perduto, includendo quelle attività che si trovano in zone da poco diventate “rosse”.

La novità del 2021 però risiede nella possibilità di accedere alle risorse europee del Recovery Fund ma, dal momento che saranno disponibili dall’anno prossimo, è stato istituito presso il Mef un fondo che ha lo scopo di anticipare tali fondi che vengono gestiti fuori bilancio. Nello specifico, per l’anno prossimo la dotazione è di 34,775 miliardi, che diventano 41,3 miliardi nel 2022 e 44,573 miliardi nel 2023 per un totale di 120 miliardi di euro in tre anni.

Ma il governo deve vigilare e lavorare in maniera precisa per sfruttare questa opportunità. Nel programma europeo Next Generation Eu è presente uno stanziamento di oltre 200 miliardi di euro a favore dell’Italia per far fronte alla pandemia da covid. Per accedervi tuttavia, Palazzo Chigi deve presentare a Bruxelles il Piano nazionale di ripresa e resilienza entro il 30 aprile dell’anno prossimo. In questo documento vengono dettagliate l’insieme di riforme e investimenti e i loro tempi di attuazione. Ciò richiede uno sforzo politico-organizzativo non indifferente. Recentemente è uscito un paper scritto da Marco Buti, capo di gabinetto del Commissario europeo agli Affari economici, Paolo Gentiloni, e Marcello Messori, economista della Luiss, in cui si sostiene la necessità di una “cabina politica di regia” per movimentare in maniera efficace tutte le risorse umane e materiali di cui dispone lo Stato.

Simone Fausti

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