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Decreto Ristori Bis: alcune regioni rischiano l’esclusione

Decreto Ristori Bis: alcune regioni rischiano l’esclusione

Per come è stato scritto il decreto, le regioni che più recentemente hanno irrigidito le misure di contenimento rischiano di rimanere escluse dagli aiuti economici statali se non interviene il ministro della Salute.

Continua la crescita dei contagi in Italia e con essi il “passaggio di colore” di alcune regioni che tuttavia rischiano di rimanere escluse dai contributi dei decreti Ristori. Negli ultimi giorni Toscana e Campania sono diventate zona rossa mentre Marche, Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia zona arancione. Allo stesso tempo però Veneto, Emilia-Romagna e Friuli Venezia Giulia hanno emesso delle ordinanze coordinate in cui di fatto viene esteso l’elenco dei divieti e delle restrizioni in merito alla mobilità, agli assembramenti e al commercio. L’iniziativa dunque è partita dai governatori e questo potrebbe essere un problema sul fronte degli aiuti economici.

I primi due articoli del decreto Ristori Bis infatti individuano, sulla base dei codici Ateco, le attività che beneficeranno dei contributi statali ma solo se tali realtà hanno “domicilio fiscale o sede operativa nelle aree del territorio nazionale, caratterizzate da uno scenario di elevata o massima gravità e da un livello di rischio alto, individuate con le ordinanze del Ministro della salute”. Se ne deduce che un’ordinanza delle regioni non permette l’accesso ai fondi: è necessaria un’ordinanza da parte del ministro Speranza.

Per questo motivo il governo ha accettato la richiesta di incontrare i governatori di Friuli Venezia Giulia, Veneto e Emilia Romagna per risolvere la questione così che anche queste zone possano accedere a una compensazione economica. D’altra parte nei corridoi di Palazzo Chigi già si discute della possibilità di un decreto Ristori Ter e di un ulteriore scostamento di bilancio di circa 20 miliardi di euro per far fronte alla pandemia. L’esecutivo infatti sembra procedere per gradi dimenticando per strada alcuni pezzi.

È il caso del settore manifatturiero: Confindustria Moda infatti ha sottolineato, in una nota, la gravità dell’esclusione dal decreto Ristori del commercio al dettaglio di biancheria personale, maglieria, camicie e del commercio al dettaglio di calzature e accessori. Il settore nel suo complesso è fortemente interconnesso e composto principalmente da piccole e medie imprese che versano in una situazione di grave sofferenza.

“Il calo dei fatturati – recita la nota – assieme al ricorso alla cassa integrazione il cui pagamento viene in larga parte anticipato dalle imprese, stress finanziario e crollo dei mercati internazionali sono tra le cause di un andamento economico che porterà la seconda più grande industria manifatturiera del Paese a registrare un crollo stimato in 29 miliardi”. Ci si augura quindi che, in previsione di un nuovo decreto, la terza volta sia quella buona.

Simone Fausti

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