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Alitalia: per Sea 39 milioni di perdite dal 2007 ad oggi

A Linate i lavoratori di Airport Handling a rischio licenziamento dopo la decisione di Alitalia di servirsi di personale interno. L’assessore Granelli: “Il nuovo piano industriale non faccia fuori il territorio”.

Quasi 39 milioni e mezzo di euro è la cifra che riassume il volo di sola andata di Alitalia dagli aeroporti milanesi. Questa è l’entità delle perdite consolidate sui crediti per Sea, la società che ha in gestione entrambi gli aeroporti di Linate e Malpensa, rese note nell’ambito della commissione consiliare avente per ordine del giorno la “presenza della società Alitalia negli scali di Milano”.

Un declino inesorabile per la compagnia di bandiera che negli ultimi 12 anni ha fatto registrare 16,5 milioni di posti in meno per i viaggiatori su entrambi gli scali e costretto Sea a rivedere le strategie commerciali, rese ancor più complesse dall’emergenza sanitaria in corso. “Stiamo rivedendo costantemente il piano industriale – ha sottolineato la presidente di Sea, Michaela Castelli – ci sono costi fissi non comprimibili e stiamo lavorando sull’efficienza di cassa per garantirci tranquillità nella liquidità nel medio termine”. In altri termini sopravvivenza.

Quello di Alitalia è un destino che si intreccia a doppio filo con le sorti degli aeroporti milanesi, che già scontano il pesante calo del traffico aereo, sceso del 70,8% rispetto allo stesso periodo del 2019. Su Linate poi grava anche la decisione della compagnia aerea tricolore di rinunciare ai servizi di terra gestiti da Airport Handling, preferendo affidarli a personale interno alla compagnia. Una scelta che rischia di avere ripercussioni pesantissime sul futuro dei lavoratori della società, oggi già in cassa integrazione, e sulla quale Alitalia ha assunto una posizione pilatesca, disertando la commissione consiliare sull’argomento, oltre a quella relativa alla sua presenza negli scali milanesi.

Nonostante l’assenza al tavolo di lavoro, è su Alitalia che si è concentrata la maggior parte della discussione, con il vp aviation business development di Sea, Andrea Tucci, che ha ripercorso in cifre la storia del declino della compagnia. Si parte dal 2007 quando Alitalia riusciva ad offrire oltre 25 milioni di posti distribuiti tra Malpensa e Linate, fino ad arrivare al 2019 con 8,8 milioni di posti offerti, di cui soltanto 700mila su Malpensa – esito del progressivo processo di de-hubbing iniziato nel 2007/08 – e il resto sul city airport milanese nel quale detiene i due terzi dei diritti di decollo e atterraggio. Un percorso intervallato da due ristrutturazioni nel periodo che va dal 2009 al 2014 per arrivare, dal 2017 a oggi, alla gestione in amministrazione straordinaria. “Sea ha involontariamente partecipato alle ristrutturazioni con un totale cumulato di 39,4 milioni di perdite consolidate sui crediti – scrive la società nella sua relazione – Ad ogni cambio di assetto societario, il vettore ha spostato progressivamente il baricentro delle attività su Fiumicino”.

A farne le spese Linate, che si mostra in controtendenza, nel triennio 2016-19, rispetto al trend di crescita degli altri scali nazionali relativamente alla media dei passeggeri (+5,4%), registrando un calo del 4,3%. Numeri che destano forti preoccupazioni per il futuro e che – come sottolineato dall’assessore ai Trasporti, Marco Granelli – impongono la necessità di un confronto con i vertici di Alitalia perché il nuovo piano industriale dell’azienda non tagli fuori il territorio che, proprio sul city airport di Linate, sta investendo risorse.

Micol Mulè

 

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