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Ritorno in azienda: le preoccupazioni dei lavoratori

Ritorno in azienda: le preoccupazioni dei lavoratori

 

Un’indagine Nomisma-UniSalute ha rilevato le preoccupazioni degli italiani di abbandonare lo smartworking per tornare a lavorare in sede.

 

 

Mentre sale in maniera contenuta sia il numero dei contagi che quello dei ricoverati, con settembre è ricominciata l’attività a pieno regime delle aziende ma il sentimento generale che pervade i lavoratori è il timore del contagio per una serie di motivi diversi.

 

È quanto emerge dall’indagine dell’Osservatorio Nomisma commissionato da UniSalute. Tale rapporto, dal nome “The World After Lockdown”, ha come obiettivo quello di indagare come gli italiani approcciano il ritorno a lavorare nella sede della propria azienda e gli esiti di questa indagine sono tutt’altro che positivi.

 

Nonostante diverse società da alcune settimane abbiano cominciato a far tornare i propri dipendenti in ufficio a turni, in generale il 46% degli intervistati ha timore di tornare in sede. La ragione principale risiede nella paura che qualche collega non rispetti i protocolli di sicurezza: il 45% di chi è già tornato a lavorare in loco da tempo è diffidente con coloro che stanno per tornare.

 

Stesso discorso per il tragitto casa-lavoro: il 31% dei lavoratori ha paura di essere contagiato mentre si reca in azienda tramite i mezzi pubblici come metro, treni, bus, tutti luoghi chiusi in cui è difficile mantenere le distanze. Un certo grado di preoccupazione riguarda anche la situazione interna all’azienda dal momento che ogni realtà gestisce la sicurezza in maniera differente sia per quanto riguarda le misure per entrare (rilevazione temperatura e igienizzazione), sia per quanto riguarda poi il distanziamento negli uffici.

 

Quando agli italiani è stato chiesto quali misure le aziende dovrebbero implementare per garantire la sicurezza dei dipendenti, il 68% ha risposto il rispetto dei protocolli nazionali di sicurezza, mentre il 58% ritiene sia fondamentale poter eseguire velocemente i testi sierologici. Il 57% vorrebbe poter ricorrere ai tamponi e il 46% richiede la possibilità di accedere ad un servizio di telemedicina. Il 43% inoltre ritiene importante poter ricevere a domicilio i farmaci qualora comparissero dei sintomi.

 

L’impressione generale dei lavoratori è che ci sia un distacco tra questi provvedimenti e ciò che finora la maggior parte delle aziende hanno implementato. Solo il 27% dei dipendenti infatti lavora in un’azienda in cui è concretamente possibile fare un test sierologico in tempi brevi. Stessi numeri per coloro che possono effettuare il tampone.

 

Simone Fausti

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