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    Lavoro e imprese: le nuove misure al vaglio per l’autunno

    Lavoro e imprese: le nuove misure al vaglio per l’autunno

    Detassazione, incentivi fiscali per assumere, rifinanziamento cig. Diverse le misure proposte, ma manca una visione generale.

    Terminati gli Stati Generali, gli italiani si attendono una chiara presa di posizione da parte del governo attraverso misure per sostenere la ripresa del Paese, a partire dal mondo del lavoro che rischia un’ulteriore depressione in autunno. Gli ultimi dati Istat infatti parlano chiaro: in questi mesi è crollata l’occupazione mentre la disoccupazione non è aumentata ma solo perché è cresciuto notevolmente il numero degli inattivi. In parole povere: molte persone non lavorano e non cercano attivamente un’occupazione.

     

    Il primo e principale settore d’intervento sono le imprese: il sostegno a queste significa supportare coloro che assumono, cioè coloro che danno nuova linfa ai flussi occupazionali. Questo concetto sembra essere arrivato anche al ministero del Lavoro dove i tecnici stanno pensando a diverse misure. Da una parte l’idea è quella di favorire le assunzioni a tempo indeterminato tramite incentivi fiscali della durata di un semestre alle imprese le quali non potranno licenziare i nuovi assunti per un intero anno. Dall’altra parte sembra che Roma voglia agire sulla semplificazione dei contratti a tempo determinato.

     

    Anche se non c’è unità di intenti su questo versante. Qualche giorno fa il presidente dell’Inps, Tito Boeri, ha sostenuto la necessità di un numero maggiore di contratti a tempo determinato per frenare la perdita di posti di lavoro. Nel frattempo si lavora anche ad un allungamento dei sussidi quali cig, cig in deroga e assegno ordinario introdotti dal decreto di marzo e della durata di 18 mesi, con l’intento di estendere tali misure fino alla fine dell’anno. Operazione costosa, dal momento che ogni mese la cig costa attualmente tra i 5 e i 6 miliardi di euro, anche se forse si potrebbe ricorrere ai fondi europei Sure che dovrebbero ammontare a circa 20 miliardi di euro.

     

    La ministra del Lavoro Nunzia Catalfo insiste anche per prolungare il divieto di licenziamenti economici che scade a metà agosto. Misura che tuttavia finora ha mostrato qualche fragilità, per usare un eufemismo: nel solo mese di marzo infatti, abbiamo assistito a una vera e propria ecatombe con -93mila contratti a tempo determinato, -36mila stagionali, -31mila in somministrazione, -28mila con contratto di lavoro intermittente (dati Inps).

     

    Un’altra proposta al vaglio del governo è la detassazione degli aumenti contrattuali. Tutte idee importanti ma che evitano di affrontare problemi strutturali che il Paese si trascina dietro da troppo tempo. Come ricordato dal presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, ci sono diverse questioni indifferibili tra le quali “una produttività stagnante da 25 anni, la qualità e l’efficienza della spesa pubblica e la sostenibilità del nostro debito pubblico che quest’anno sfiorerà il 160% del Pil”. A questi si aggiunge da una parte l’incapacità dello Stato nel rispettare gli obblighi verso le imprese dal momento che gli imprenditori stanno ancora aspettando che Roma restituisca i 3,4 miliardi di accise energia fatte impropriamente pagare alle aziende, dall’altra parte una certa indolenza politica che impedisce di mettere nero su bianco un progetto che riformi integralmente le politiche del lavoro e agisca estensivamente sul diritto alla formazione, alla ricollocazione e alla riqualificazione.

    Simone Fausti

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