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Settore piscine: tra opportunità e ostacoli da rimuovere

Il settore delle piscine, pubbliche e private, ha subito un duro colpo con il lockdown. Eppure ci sono degli spiragli di ripresa, nonostante lo Stato non aiuti gli imprenditori come potrebbe.

Si avvicina giugno e con esso il caldo dell’estate ma la situazione del mondo delle piscine, possibile sostituto delle vacanze al mare, rimane molto incerta. L’Informatore ha raccolto la testimonianza dell’imprenditore Pierre Spinelli, responsabile della società Ideal Control s.r.l – Piscine & Wellness per capire in quali acque sta navigando questo settore.

Le aziende come la sua, coinvolte nella gestione e costruzione di piscine, sono ancora tra le più colpite dalle misure di contenimento del virus. Dopo due mesi dall’inizio del lockdown, sta cambiando qualcosa?

Sinceramente non molto. Mi spiego. Il settore delle piscine pubbliche è stato escluso dalle attività che potevano riaprire con la fase due. Fortunatamente la mia azienda, oltre a rifornire i parchi acquatici e i grossi centri natatori dei prodotti chimici necessari, realizza anche diversi impianti sia pubblici che privati e da lunedì i cantieri hanno riaperto. Ma la situazione è difficile.

Correte il rischio di chiudere?

Fortunatamente no, perché adesso che hanno riaperto i cantieri stiamo finendo di realizzare progetti firmati prima del lockdown e che avevamo lasciato in sospeso. Il fronte dei privati invece, visto che per molte persone sarà difficile fare una vacanza al mare, sta conoscendo una domanda rinnovata.

Quindi qual è la prospettiva del vostro settore?

La prospettiva a breve termine è fortemente incerta. C’è chi dice che dal 18 maggio si potrà riprendere l’attività in maniera più completa e c’è invece chi parla di giugno. Il problema tuttavia non è solo quando, ma come si ripartirà. Da alcune notizie che abbiamo ricevuto si parla di fare distanziare le persone dentro una piscina pubblica in base a tot metri quadri. Ora come ora è tutto molto incerto.

Le commesse private invece sembrano resistere

Abbastanza. Bisogna tener presente che nel nostro settore, la maggior parte dei contratti si firma tra marzo e aprile perché la primavera è il momento in cui una persona decide se costruire una piscine in vista dell’estate. E invece quest’anno calma piatta negli ultimi due mesi.

E ora invece?

Ora qualcosa è cambiato. I privati, proprio perché non sanno se potranno andare a fare il bagno al mare, stanno rivalutando lo spazio casalingo in maniera diversa e diversi soggetti hanno deciso di investire in una piscina residenziale.

E invece per quanto riguarda il sostegno che lo Stato ha promesso alle imprese?

E chi l’ha vista questa “poderosa potenza di fuoco”? Io ho chiesto in giro e a nessuna impresa del settore è arrivato un centesimo. Noi abbiamo fatto richiesta per un finanziamento ma finora non è arrivato nulla. Qualcuno dice che queste risorse arriveranno a fine maggio. Anche se fosse vero vorrebbe dire tre mesi dopo lo scoppio dell’emergenza.

In generale la situazione è tosta: noi andiamo avanti coi cantieri e coi privati ma chi ha una società che si occupa solo di gestire alcuni impianti e basta e non ha ricevuto ancora nessun sostegno economico dallo Stato sta soffrendo tanto. Le piscine pubbliche riapriranno ma con molte difficoltà: le entrate saranno ridotte ma le spese si gestione rimarranno le stesse. Nelle strutture pubbliche i prezzi sono praticamente calmierati quindi non si potranno incrementare molto.

La sua impresa fa parte del consiglio dell’associazione Assopiscine. Cosa dovrebbe fare il governo per venirvi incontro in maniera concreta?

Noi come associazione stiamo facendo alcune riflessioni e il problema principale è la burocrazia. Per chi deve costruire una piscina non interrata, l’iter è abbastanza snello. Ma chi invece vuole costruire una piscina interrata, deve sottoporsi a un iter burocratico che talvolta varia da città a città. Inconcepibile. Altri paesi europei hanno procedure molto più semplici e uniformi.

L’altra cosa che è necessaria è la liquidità. Su questo fronte il governo sta facendo un buco nell’acqua. Sono stati fatti grandi proclami ma poi queste parole non hanno trovato attuazione concreta. Noi ci abbiamo messo parecchi giorni per radunare tutte le pratiche necessarie per chiedere il prestito così come previsto dal decreto. Un inferno.

Mancanza di liquidità e burocrazia opprimente sono dunque i due tavoli su cui lavorare?

Assolutamente. Questa emergenza poteva essere trasformata nell’opportunità per rendere più facile la vita agli imprenditori. Noi abbiamo speranza e ci sono buoni propositi per una ripartenza visto che negli ultimi anni questo settore stava andando molto bene. Tuttavia per ora l’iter per ottenere i permessi non è cambiato e le risorse promesse nel decreto non si sono viste.

Simone Fausti

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