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lunedì, 28 Settembre, 2020
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App Immuni: diritto alla salute e alla privacy

L’app non sarà operativa prima di metà maggio. Metà degli italiani non vuole rinunciare alla propria privacy

Oggi comincia ufficialmente la Fase 2. Senza la app. Ci sono tuttavia alcune criticità che indicano una certa debolezza di programmazione, almeno per la parte iniziale di questa nuova fase.

Una di queste è l’App per monitorare il contagio, che sarà pronta (forse) solo a metà maggio.

Come ha chiarito la ministra dell’Innovazione Pisano, capofila della task force che ha scelto l’app Immuni, il sistema italiano dovrà tenere conto del modello di Apple e Google ispirato alla decentralizzazione (nello specifico al protocollo DP-3T), con i dati conservati sui dispositivi degli utenti. I due big dell’hi-tech hanno iniziato a distribuire le versioni di prova agli sviluppatori di diversi paesi del mondo. Il rilascio della versione definitiva è previsto a metà maggio.

Il problema è che già dal 4 ci sarà una graduale riapertura: quattro milioni e mezzo di persone quel giorno torneranno al lavoro. Peraltro gran parte dell’efficacia dell’applicazione dipenderà da quanti decideranno di scaricarla. Il governo rassicura e chiede ai governatori delle regioni tutti gli sforzi per fare in modo che l’app venga usata almeno dal 60% delle persone. Al di sotto di quella soglia la soluzione potrebbe non essere determinante.

Non sarà obbligatorio scaricare Immuni, quindi il governo è al lavoro per studiare «incentivi» che permettano di superare le perplessità. A cominciare dalle garanzie sulla privacy: l’applicazione utilizza il Bluetooth per comunicare con gli smartphone con cui entra in contatto, senza ricorrere al Gps; i dati sono trattati in forma anonima. Scelte che, evidentemente, non sono bastate a convincere tutti, pur in una popolazione abituata a cedere informazioni personali ai big della tecnologia, da Google a Facebook.

Stando infatti ad un sondaggio di Ipsos, solo il 50% degli italiani intende scaricarla sul proprio smartphone. Per questo ci dovremo aspettare dal Governo, se intende allargare la platea degli utilizzatori così da ottimizzare l’efficacia, una grande campagna di comunicazione sull’utilità dell’app Immuni.

«Ci sono perplessità diffuse», spiega Luca Comodo, direttore del dipartimento politico-sociale di Ipsos. «Una parte della popolazione — continua — ha un atteggiamento di scetticismo e di attesa, vuole avere più chiari i termini di ingaggio. Si registrano perplessità importanti sulla privacy, su come saranno utilizzati i dati». 

«Questa però è una app governativa, statale — spiega Comodo —, c’è una sorta di giudizio apriori. Non è scontato che chi acconsenta al trattamento dei dati per finalità commerciali dica sì al trattamento dei dati a livello di governo. Possono scattare maggiori resistenze».

Da settimane alcune Regioni, come Lombardia e Lazio, hanno reso disponibili applicazioni anti-Covid, per monitorare lo stato di salute dei cittadini: solo il 10% degli intervistati, nel sondaggio di Ipsos, ha scaricato e utilizzato una di queste app; il 2% più di una. In compenso il 23% degli intervistati ha partecipato a una (11%) o più di una (12%) indagine online promossa da centri di ricerca sanitaria sul Covid. Numeri lontani dal 60%. Ma a giocare a favore di Immuni ci sarà la ripresa degli spostamenti.

Andrea Curcio

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