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martedì, 29 Settembre, 2020
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Decreto Aprile: tra reddito di emergenza e poco sostegno alle imprese

Arriva il decreto aprile-maggio, che permette di sommare il reddito di emergenza a quello di cittadinanza. Il capitolo sulle imprese invece rimane molto incompleto.

Dovrebbe essere in fase di definizione il “decreto aprile”, ormai trasformatosi in “decreto maggio”, che prevede una serie di misure di sostegno tra cui il reddito di emergenza (rem). Come affermato dal ministro del lavoro e delle politiche sociali, Nunzia Catalfo, in un un’intervista a Repubblica, l’idea del governo è quella prorogare gli ammortizzatori sociali, di confermare e rinnovare gli aiuti al reddito implementati nel mese di marzo e aggiungerne di nuovi tra cui il reddito di emergenza.

Il Rem consisterebbe in un sostegno che parte dai 400 euro mensili fino a raggiungere gli 800 euro, in base al numero di componenti della famiglia. I requisiti per ottenerlo sono: la residenza italiana, un reddito mensile non superiore al rem stesso, un Isee inferiore ai 15mila euro e un patrimonio mobiliare sotto i 10mila euro. Ma la vera novità è che il reddito di emergenza potrà essere sommato al reddito di cittadinanza, purché non superi il rem medesimo. L’idea è quella di garantire un reddito temporaneo per due o tre mesi rivolto a chi è più in difficoltà. Il ministro Catalfo ipotizza una platea di 1 milioni di famiglie per una spesa complessiva tra 1,2 e 1,8 miliardi di euro. Allo stesso tempo vengono allargati i vincoli reddituali e patrimoniali per richiedere il reddito di cittadinanza: l’Isee sale da 9.360 a 10mila euro, il patrimonio immobiliare passa da 30mila a 50mila euro e il patrimonio mobiliare sale da 6mila a 8mila euro.

Il governo sta pensando anche ad un sostegno per colf e badanti che varia a seconda delle ore lavorative e che oscilla tra i 400 e i 600 euro. L’indennizzo per autonomi e partite Iva invece dovrebbe aumentare a 800 euro per il mese di aprile, mentre a maggio potrebbe salire fino a 1000 euro ma potrà accedervi solo chi ancora non ha potuto riaprire l’attività o chi ha riaperto e può autocertificare delle perdite. Nel frattempo è arrivato a Palazzo Chigi il coro di protesta di coloro che, pur avendo i requisiti, non hanno ancora ricevuto l’indennizzo promesso. Un episodio che ha costretto il presidente Conte ha scusarsi pubblicamente per il ritardo.

E le imprese? La bozza del decreto che sta circolando è alquanto scarna riguardo a questo capitolo. All’inizio si era parlato di 10 miliardi di euro a fondo perduto per sostenere le attività produttive. In questo momento però non si sa molto: il governo pensa ad una rimodulazione dell’orario di lavoro secondo l’idea “lavorare di meno per lavorare tutti” e sfruttare questo momento per avviare nuovi percorsi formativi. Tuttavia, sul fronte concreto del denaro necessario per sostenere il mondo produttivo, per ora il governo non sembra intenzionato a fare un passo coraggioso verso coloro che maggiormente sono in grado di far ripartire il paese.

Simone Fausti

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