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venerdì, 25 Settembre, 2020
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Le macroscopiche storture del Decreto Liquidità

Introduzione

Per argomentare la tesi forse un po’ forte enunciata nel titolo sul decreto liquidità è necessario partire dalla premessa relativa alla spiegazione di 2 termini fondamentali nella finanza d’impresa:

  • Cos’è ed a cosa serve un finanziamento?
  • Cos’è ed a cosa serve un contributo a fondo perduto?

I due termini sono spesso ritenuti sinonimi, in fondo servono entrambi come strumenti per dotare l’azienda di mezzi liquidi per vivere ed in questo momento storico anche forse per sopravvivere. Ma questa è una visione oltremodo semplicistica; vediamo dunque con precisione i due significati.

Finanziamento: si tratta di soldi liquidi o nuova finanza necessaria all’azienda per degli scopi specifici: acquistare un macchinario, acquistare un capannone, fare un progetto di R&S, attivare un progetto d’internazionalizzazione, etc. tutti progetti che sottendono uno sviluppo futuro che ha necessità di essere finanziato e che si ripagherà nel tempo con dei flussi di cassa che permetteranno di rientrare dal finanziamento avuto. Dunque il prerequisito è: ogni finanziamento va ripagato negli anni tramite un piano d’ammortamento; per ripagarlo va da se’ che il progetto per cui lo si è ottenuto sia foriero di flussi di cassa positivi, non addentriamoci sul costo della provvista/finanziamento avuto che è una variabile che dipende da tanti fattori: se i soldi ce li eroga una banca, notoriamente poco avvezza a fare beneficienza, ci sarà un costo da pagare, il cosiddetto tasso d’interesse, se i soldi ce li fornisce un Ente Pubblico, potrebbe anche darceli senza costi, ovvero al cosiddetto tasso zero. Ma il prerequisito resta: sono soldi da restituire negli anni.

Contributo a fondo perduto: si tratta di soldi che può erogare soltanto un Ente Pubblico a fronte di un bando specifico su un’esigenza progettuale particolare dell’azienda: l’acquisto di un macchinario innovativo, un progetto di R&S, un progetto d’internazionalizzazione, … la ratio è che se il progetto risulta meritevole di essere finanziato i soldi non vanno restituiti secondo il concetto ben espresso nel termine fondo perduto. L’Unione Europea per esempio emana Bandi diretti soltanto in questa logica del fondo perduto, ritenendo che la parte finanziamento sia già ben svolta dal sistema bancario.

I limiti del Decreto Liquidità ed il perche’ non è adeguato a rispondere alle esigenze attuali delle imprese

Fatta questa doverosa premessa noi ci troviamo di fronte ad un Decreto da tutti conosciuto e letto che parla soltanto di finanziamenti per le imprese, mai di contributi a fondo perduto; ed ecco il nocciolo del problema, non pare il finanziamento lo strumento giusto rispetto alla situazione di crisi in cui si sono trovate le aziende. Perche’ la crisi origina proprio – pensiamo per fare l’esempio piu’ lampante ai ristoratori ed ai baristi- da una mancanza di flussi di cassa azzerati dalla chiusura dei propri esercizi. E come si fa a pensare di dare un finanziamento, basato appunto sull’idea che flussi di cassa futuri possano servire a ripagarlo, ad entità che si vedono i flussi di cassa portati a zero ?

E’ palesemente una soluzione inadeguata con visione solo di breve periodo, ti do dei soldi intanto ti comperi da mangiare (e paghi le tasse!), ma poi quando inizieranno le rate da ripagare che succederà. Si potrebbe pensare che con la riapertura si riattiveranno i flussi di cassa, ma le premesse non sono buone; pensando ancora a baristi e ristoratori per ora la cosa certa è che avranno costi piu’ alti dovuti alla sanificazione, barriere in plexiglass etc e ricavi piu’ bassi, dovuti al contingentamento delle presenze e dei tavoli disponibili. Quindi si sta dando finanza nella contezza di mettere nei guai per il futuro un sacco di aziende che non riusciranno a ripagare i propri debiti. E’ un po la logica del metadone per i drogati: intanto ti sistemo a breve la tua astinenza, ma non pare certo una cura e nessuno credo oserebbe chiamarla cosi’. Chiamiamolo palliativo.

Un contributo a fondo perduto magari calcolato sulle perdite potenziali di ogni azienda (affitti e altri costi fissi non eliminabili nel periodo di lockdown) sarebbe stato lo strumento giusto per permettere di ripartire una volta finita o attenuata la pandemia.

Invece con questo Decreto il Governo ha ribaltato tutto il problema sulle banche ed in pratica non ci ha messo un soldo di suo; ha solo messo la arcinota garanzia di cui abbiamo già trattato nel precedente articolo.

E soldi da allocare in tale modalità ce ne potevano essere: pensiamo al reddito di cittadinanza che è a tutti gli effetti un contributo a fondo perduto, pensiamo alla possibilità di stornare una piccola quota di cassa integrazione– anch’essa un contributo di liquidità a fondo perduto – a favore invece di strumenti per la microimpresa da erogare direttamente agli imprenditori. Si poteva certo mettere dei paletti: ti do un contributo per la ripartenza a patto che non licenzi i dipendenti, oppure che non chiudi per i prossimi 5 anni… o altre possibili e doverose clausole.

C’è un’eccezione a tutto questo e sono i contributi ai liberi professionisti ed alle partite IVA: qui si il governo ha adottato questo sistema: se hai una partita IVA allora per il mese di Marzo hai avuto diritto a 600 euro a fondo perduto e per il mese di aprile si parla di 800 euro sempre a fondo perduto. Ben vengano nessuno dice che non vada bene la liquidità. Ma che logica sta sotto l’idea che se uno ha la partita IVA ha diritto a questa (poca) liquidità a fondo perduto e se un poveraccio ha deciso di condurre il suo bar sotto la forma della srl o della snc, perche’ ha fatto magari la società con la moglie, allora no, ha solo diritto ad un finanziamento da restituire; è una bella incongruenza ed una ingiustizia bella e buona.

Sarebbe poi utile guardare ad altre visioni internazionali che sono già operative: in Giappone è attivo il progetto ribattezzato “helicopter money”, ovvero ad ogni cittadino, anche straniero, che risiede in Giappone viene erogata direttamente sul c/c una somma in yen nell’ordine di 600/800 euro equivalenti.

Negli USA è attiva una simile operazione, piu’ mirata solo a determinate categorie di reddito e modulata nella cifra a seconda dell’entità del nucleo familiare, ma con la stessa logica, soldi sul conto diretti per incentivare i consumi.

Si potrebbe obiettare sono paesi lontani diversi da noi, poi si tratta di strumenti per il privato piu’ che per l’azienda; allora ho sentito un collega a Varsavia per chiedergli cosa sta facendo la Polonia per le proprie imprese in tema di covid. Mi ha mandato un riassunto chiaro e semplice: puoi già fare domanda e lo Stato di eroga un fondo cosi’ modulato, immaginiamo per una richiesta di liquidità di € 100.000:

  • 25.000 euro sono erogati a fondo perduto

  • 25.000 vanno restituiti secondo un piano d’ammortamento pluriennale

  • 50.000 vanno restituiti se a fine anno non si è mantenuto il livello occupazione pre-covid, ovvero si è licenziato qualche dipendente, se si è mantenuto invece il livello occupazionale pre-covid i soldi sono a fondo perduto

Ma in Italia per giustificare tutte le task force che hanno istituito ciò non è possibile: si devono solo fare cose ultracomplicate per giustificare l’esistenza delle stesse task force!. Bastava copiare la Polonia e già si risparmiavano i soldi per le task force economiche.

Conclusioni

Sembra che la logica adottata sia la seguente: spostiamo il problema piu’ avanti, intanto diamo degli zuccherini, ma prima o poi la situazione si deteriorà, è un quadro ineludibile quello in cui ci hanno messo di fronte.

Per citare una fonte senz’altro piu’ autorevole del sottoscritto, il Presidente di Assonime – la prestigiosa e conosciuta Associazione fra le società italiane di capitali – Innocenzo Cipolletta ha definito questa situazione come “il bacio della morte”, non occorre aggiungere spiegazioni.

E poi soprattutto un piccola precisazione: non parliamo piu’ di liquidità per le imprese con frasi a sensazione che si leggono sovente sui giornali, tipo ci sono 30 miliardi di euro per le aziende: no non è cosi’. Scriviamo le cose come stanno: ci sono prestiti per le aziende e andranno restituiti, a meno che non si voglia fallire, esito certo almeno nel quadro normativo italiano, della non restituzione dei prestiti anche in presenza della garanzia statale, come un lungimirante lettore ha correttamente commentato al mio articolo di settimana scorsa.

Infine, dato che la speranza è l’ultima a morire, anche per quanto riguarda la liquidità, citiamo una frase del Capo Servizio Struttura Economica della Banca d’Italia in audizione alla Camera il 27 Aprile: “Oltre alle garanzie servono risorse dirette alle aziende. Una parte delle perdite subite dalle imprese non sara’ recuperabile e non tutti i debiti accesi per far fronte a questa crisi saranno immediatamente ripagati al termine dell’emergenza”. Speriamo che nei prossini Decreti per il rilancio dell’economia previsti in uscita a breve si tenga conto di tale autorevole parere e ci sia qualcosa di veramente utile – leggasi contributi a fondo perduto/risorse dirette – per le imprese.

A cura di Enrico Viganò – Europartner

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