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Riaperture “regionalizzate”? No, grazie

L’ipotesi avanzata dal Governo di riaperture regionalizzate non convince i vertici lombardi. Fontana: “Riapertura zoppa, che non consentirebbe un equilibrato sviluppo”.

Il trend in calo dei contagi da Covid19 e dei ricoveri nelle terapie intensive lombarde giustifica il cauto ottimismo con il quale Regione Lombardia guarda al futuro, lavorando alla fase di ripartenza che ha come orizzonte il prossimo 3 maggio. L’obiettivo è ripartire il prima possibile in condizioni di sicurezza che evitino di innalzare nuovamente le curve del contagio, ma la strategia delle riaperture “regionalizzate”, ipotizzata già dal Ministro per lo Sviluppo economico Stefano Patuanelli e confermata tra le righe da un post del premier Conte, non sembra convincere i vertici di palazzo Lombardia.

Il Presidente Attilio Fontana non lascia spazio a fraintendimenti: “Credo sia una riapertura monca, zoppa, che non consentirebbe un equilibrato sviluppo alle Regioni che aprono”, ha esordito in collegamento con Radio24. “C’è una tale interconnessione tra le filiere produttive e tra le varie attività commerciali che c’è veramente il grosso rischio che faccia più danni che vantaggi un’apertura a spizzichi e bocconi e a macchia di leopardo – ha proseguito – Sono convinto che la riapertura debba avvenire quando il rischio del contagio si sia concluso o sia vicino alla conclusione su tutto il territorio”. Una valutazione fatta nella sua globalità, è la richiesta del Presidente Fontana, che ha aggiunto: “In Lombardia non è che vogliamo aprire rischiando, ho sempre detto che la riapertura deve essere subordinata alla sicurezza”.

Un orientamento motivato dalla certezza che con il virus si dovrà convivere ancora per parecchio tempo, ragion per cui è impensabile strutturare la ripresa isolando le zone del Paese con una maggiore densità di contagi. Che la riapertura “regionalizzata” non sia la strategia più adeguata lo ha ribadito anche l’Assessore al Welfare regionale Giulio Gallera dai microfoni di Mattino 5: “Noi ci stiamo affidando ai nostri tecnici e c’è una cabina di regia nazionale di cui facciamo parte – ha dichiarato – Valuteremo, ma penso che tenere insieme il Paese sia la cosa migliore”.

Il punto fermo rimane la necessità di ripartire, il prima possibile, ma in sicurezza. “Credo sia più intelligente farlo per categorie produttive che garantiscono la sicurezza – ha precisato Gallera indicando un’ipotesi di strategia – probabilmente alcune attività possono partire prima e altre sicuramente dopo”. Intanto si lavora guardando al futuro, confortati dai dati in calo dei contagi e degli accessi al pronto soccorso, oltre alle aree dedicate alle terapie intensive che si stanno liberando, ritornando alle normali attività ante-virus. “Noi stiamo lavorando con un orizzonte, se la scienza darà il disco verde, però facciamolo in un quadro generale”, ha concluso l’Assessore.

Micol Mulè

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